Cuba: si può sviluppare un vaccino pubblico

18.01.2021 - Olivier Turquet

Cuba: si può sviluppare un vaccino pubblico

Fabrizio Chiodo è ricercatore presso l’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR di Pozzuoli. Dal 2014 collabora con l’Istituto Vaccini Finlay dell’Avana, ed è professore associato presso l’Università dell’Avana; in particolare ha collaborato alla realizzazione dei due vaccini statali contro SARS-CoV-2. I vaccini prodotti a Cuba oggi sono circa l’8% di tutti i vaccini già giunti in fase di sperimentazione clinica, risultato dell’elevata qualità della sanità pubblica e della ricerca medica nell’isola.

Da dove deriva questa specializzazione della medicina cubana?

Fidel Castro, dopo la rivoluzione, aveva intuito che le biotecnologie sarebbero state una componente egemone che avrebbero garantito a Cuba un’indipendenza biofarmaceutica. Una scolarizzazione molto elevata, e l’altissimo livello culturale e scientifico, hanno reso Cuba un terreno fertile per la ricerca scientifica al servizio del Popolo.

La sanità pubblica e gratuita sono sempre state un baluardo della Rivoluzione che si trasforma, tra l’altro, in risorse per la ricerca biotecnologica d’avanguardia.

Qual’è la situazione dello sviluppo dei vaccini cubani?

Cuba al momento ha quattro candidati vaccinali in clinical trial. Sono tutti e quattro vaccini a sub-unità che utilizzano il receptor binding domain (RBD) della proteina spike del virus, come antigeno. I due candidati dell’Istituto Finlay, Soberana01 e Soberana02 (i due candidati con cui collaboro), utilizzano formulazioni disegnate e sviluppate a Cuba da tanti anni, utilizzate molto in pediatria.

Soberana01 ha nella sua formulazione il RBD potenziato delle vescicole di membrana esterna di N. meningitidis B, base del vaccino cubano VamengocBC (unico vaccino al mondo bivalente contro N. meningitidis B e C). Soberana02 sfrutta il concetto di vaccino coniugato, dove il RBD è coniugato al tossoide tetanico, approccio usato a Cuba per vaccini contro H. influenzae type B e S. pneumoniae. Entrambe le basi delle formulazioni descritte si usano in pediatria da anni, sono stabili a temperatura ambiente (conservazione frigo o freezer) ed hanno costi relativamente bassi. I clinical trials di fase-3 (quelli dove si misura l’efficacia) dovrebbero terminare ad Aprile. In fase 1-2 abbiamo valutato sicurezza ed immunogenicità delle formulazioni.

Finita la fase di test e validati i risultati come verranno distribuiti?

Cuba sarà in grado di produrre milioni di dosi di vaccini per proteggere l’intera popolazione Cubana. Cuba esporterà il vaccino in diversi Paesi con un prezzo probabilmente molto competitivo, in accordo con l’OMS, in una seconda fase, Cuba valuterà anche la possibilità di distribuzione gratuita del vaccino ai Paesi in via di sviluppo. La commercializzazione dei vaccini cubani contro SARS-CoV-2 in Europa o altri Paesi verrà presa in considerazione. In ogni caso, sono vaccini totalmente pubblici, senza nessun profitto “privato”. 

Come sta andando la pandemia a Cuba? Che cure sono state usate?

A Cuba sono stati registrati solo 150 morti da CODIV-19 (su 11.5 milioni di abitanti) dall’inizio della pandemia e circa 17.000 contagi. Questo ha delle spiegazioni: innanzi tutto Cuba ha un altissimo numero di medici per cittadino (tra i più alti al mondo), medici che conoscono altri virus come Dengue (stagionale a Cuba) ed Ebola (con le brigate in Africa). La cura personalizzata e domiciliare era dunque un elemento importante.

Cuba ha prodotti biofarmaceutici di altissimo livello, come Interferoni, anticorpi monoclonali e peptidi immunomodulatori, usati nei pazienti critici. Inoltre, in parallelo a farmaci di ultima generazione, Cuba ha anche distribuito prodotti omeopatici per “rafforzare” il sistema immune (strategia effettuata anche con altri prodotti biofarmaceutici). Ma io sono un ricercatore, non un medico per cui sul tema specifico delle cure meglio se chiedi a un medico.

Qua c’è gente che pensa che i vaccini non siano sicuri, che siano una manovra delle multinazionali: tu che ci lavori, e che non lavori per il profitto ma per il bene dell’Umanità, cosa rispondi?

I vaccini sono il prodotto biofarmaceutico più sicuro mai sviluppato. I vaccini sono una fetta molto piccola di tutta BigPharma (in media sotto il 15% di tutto il loro profitto) ed i vaccini sono l’arma più valida che un popolo possa avere contro BigPharma. Agli scettici quindi direi che il modello economico favorisce BigPharma e le diseguaglianze sociali, ma che tutti i vaccini sono sicuri e sono uno strumento fortissimo contro “l’imperialismo farmaceutico”.

A Cuba sviluppiamo vaccini che consentano di debellare le malattie che impediscono uno sviluppo economico e armonico dei paesi che chiamano “meno sviluppati” quei poteri che, depredandone per centinaia di anni le risorse, sfruttandone la popolazione, hanno creato la condizione di povertà in cui vive gran parte della popolazione mondiale.

Debellare le malattie tramite i vaccini è uno dei primi passi per ridare dignità alle persone e permettergli di lottare per un mondo migliore, con condizioni sociali, sanitarie ed economiche migliori per tutte e per tutti.

In questi giorni c’è stata una personalizzazione della tua vicenda sui media italiani, cosa ne pensi?

Non mi è piaciuta la personalizzazione per nulla. Io sono una persona, un ricercatore, che ha la fortuna di applicare i suoi ideali nel lavoro che svolge, dimostrando che è possibile sviluppare vaccini in maniera totalmente pubblica, in un modello economico che non è il capitalismo.

Fabrizio è anche un risultato positivo del contesto sociale che ha scelto, un contesto che valorizza le persone senza esaltarle, che accoglie gli ideali di ognuno per renderli gli ideali di tutti. La  sua storia personale non è rilevante, è rilevante un processo storico, un’intenzione umana evolutiva. Non la perfezione né il paradiso ma un buon salto in avanti nell’evoluzione della società e un buon modello per il resto del mondo. Crediamo sia buono far sapere che gli ideali non sono morti, che si praticano e che possono fungere da modello. E che si possono sviluppare vaccini pubblici, su un’isola “povera”, sotto embargo da 60 anni, ed in mezzo all’oceano.

Categorie: Internazionale, Interviste, Nord America, Politica, Salute
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