Appello “Stop alle armi nucleari”. La lettera che può salvare la vita

12.01.2021 - Gabriella Colli - Redazione Italia

Appello “Stop alle armi nucleari”. La lettera che può salvare la vita
(Foto di archivio Pressenza)

Il mondo cattolico bresciano si fa promotore di un’iniziativa che porta luce su un tema che si rivela fondamentale per comprendere la realtà odierna.

Riprendendo le chiare parole di Papa Francesco a Hiroshima “L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche” prende forma un documento su cui si chiede l’adesione alle varie realtà del mondo cattolico bresciano in occasione del Mese della Pace e che si sta diffondendo velocemente, abbracciando ogni realtà sensibile ai temi della pace e del disarmo.

Il documento riporta la gravità della situazione attuale sulla corsa agli armamenti e la totale assenza di consapevolezza riguardo alle lezioni della storia e delle devastazioni di Hiroshima e Nagasaki.

Ora le armi nucleari stoccate in varie parti del mondo sono in grado di distruggere più volte l’intero pianeta.

Con una lettera alla quale si può aderire i promotori chiedono al mondo politico locale e nazionale di attivarsi affinché: l‘Italia ratifichi il Trattato Onu di Proibizione delle Armi Nucleari; dal territorio del nostro paese siano eliminate tutte le armi nucleari che vi sono stanziate; siano sospesi i lavori di ampliamento della base di Ghedi.

Dispersione di risorse

Dal documento si apprende che oggi nel mondo vi sono circa 14 mila testate nucleari e nuove armi ancora più devastanti sono in fase di sviluppo. Gli Stati dotati di ordigni atomici stanno anche realizzando nuovi vettori e altri strumenti che rendano più facile il loro utilizzo. Si è così creato un equilibrio del terrore, sottile però come un filo che rischia di spezzarsi ogni giorno. Permane inoltre il problema delle conseguenze sull’ambiente dei test di questi micidiali strumenti di distruzione e di morte, mentre crescono pure i rischi legati a un errore o a un incidente di ogni tipo, anche di natura terroristica.

A tali programmi militari sono destinate enormi risorse finanziarie che in questo modo vengono sottratte al loro uso per l’istruzione, per la sanità, per l’ambiente, per lo sviluppo dei popoli più poveri.

Papa Francesco è tornato sullo scandalo delle spese militari nell’enciclica Fratelli Tutti (262) e anche nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2021, dove ha scritto:Quanta dispersione di risorse vi è per le armi, in particolare per quelle nucleari, risorse che potrebbero essere utilizzate per priorità più significative per garantire la sicurezza delle persone, quali la promozione della pace e dello sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la garanzia dei bisogni sanitari. Anche questo, d’altronde, è messo in luce da problemi globali come l’attuale pandemia da covid-19 e dai cambiamenti climatici. Che decisione coraggiosa sarebbe quella di costituire con i soldi che si impegnano per le armi e in altre spese militari un “Fondo mondiale” per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei paesi più poveri.”

Perché Brescia?

In Italia, nelle basi di Aviano (Pordenone) e di Ghedi (Brescia), sono presenti ordigni nucleari (B61), una quarantina circa. E nella base di Ghedi si stanno ampliando le strutture per poter ospitare i nuovi cacciabombardieri F35, ognuno dal costo di almeno 155 milioni di euro, in grado di trasportare nuovi ordigni atomici ancora più potenti (B61-12).

Il nostro paese si è impegnato ad acquistare 90 cacciabombardieri F35 per una spesa complessiva di oltre 14 miliardi di euro, cui vanno aggiunti i costi di manutenzione e quelli relativi alla loro operatività.

Il documento pone l’attenzione sull’evidente contrasto tra la presenza di armi di distruzione di massa sul nostro territorio e l’articolo 11 della Costituzione, che afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Una goccia nell’oceano?

Appena un anno fa, insieme ad un meraviglioso gruppo di italiani impegnati nella promozione di stili di vita nonviolenti, si stava preparando il passaggio della Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, che come primo obiettivo si poneva il disarmo nucleare, sostenendo Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons – Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, realtà che ha ricevuto il Nobel per la Pace nel 2017). L’emergenza Covid ha poi fermato il suo passaggio in Italia, ma non l’impegno per la sua promozione. Numerosi enti locali hanno aderito al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, insieme ad associazioni e realtà del mondo cattolico e della società civile. A tutti loro ci rivolgiamo rinnovando l’appello a unirsi nuovamente per affermare la volontà di perseguire la pace a ogni livello.

Una goccia nell’oceano? Forse. E non è così scontato parlarne o scrivere.

Quando decidiamo di andare a fondo a una notizia spesso non sappiamo cosa ci aspetti e capisco che a volte si preferisca rimanere in superficie perché entrare, accendere la luce per vedere meglio può far paura, può togliere il respiro. Il coinvolgimento italiano nei conflitti internazionali con la vendita di armi a paesi in guerra o che violano i diritti umani è impressionante, ma vi invito a guardarlo perché solo affrontando la verità potremo scegliere quale sentiero prendere o quale goccia essere.

Per adesioni:

Le adesioni al documento, soprattutto di realtà associative (parrocchie, gruppi, movimenti) devono essere inviate, possibilmente entro il 21 gennaio 2021, sia a Anselmo Palini (palini.anselmo@gmail.com) che a Andrea Franchini (famigliafranchini@gmail.com).

Articolo originale.

 

Categorie: Internazionale, Opinioni, Pace e Disarmo
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