Turchia. Pandemia, didattica a distanza e lavoro minorile

24.11.2020 - Murat Cinar

Turchia. Pandemia, didattica a distanza e lavoro minorile

In Turchia dall’inizio della pandemia covid-19 a oggi sono stati riscontrati circa 500 mila persone positive e purtroppo circa 13 mila decessi. Il paese è stato colpito dalla seconda ondata, come in tutto il mondo, all’inizio del mese di novembre. Il governo centrale a metà novembre ha perciò deciso di rafforzare le restrizioni con l’obiettivo di limitare i danni della pandemia. 

Tra le misure prese ci sono delle limitazioni in merito al diritto alla libera circolazione per coloro che hanno più di 65 anni e meno di 20 anni, a meno che non facciano parte del sistema produttivo. Inoltre la didattica a distanza è entrata di nuovo a pieno regime fino a fine anno.

Analizzando i dati e seguendo i risultati, la didattica a distanza e i lavoratori minorenni sembrano siano state due importanti questioni sorte in questo periodo di emergenza sanitaria. 

Didattica a distanza

Il principale sindacato dei lavoratori della scuola e dell’università, Egitim-Sen, nel mese di settembre ha pubblicato una relazione dettagliata per attirare l’attenzione sui problemi emersi nell’esperienza della didattica a distanza.

L’impatto delle differenze economiche

In cima alla lista troviamo una serie di problemi legati alla presenza evidente delle disuguaglianze economiche tra le persone in Turchia. Secondo l’Egitim-Sen, per via della mancanza di strumenti tecnologici a casa oppure a causa dell’assenza di una connessione internet in certe zone, la partecipazione alla didattica a distanza scende al 15%. Nel sondaggio realizzato dall’Università di Ankara invece circa il 65% degli studenti trova inefficace il sistema e soltanto l’11% dichiara di seguire i corsi senza interruzione. 

Ilker Akçasoy, esperto di formazione, sostiene che le barriere che devono affrontare gli studenti sono numerose: “In questo paese esistono dei ragazzi che non hanno il turco come lingua madre. In svariati casi anche in famiglia non hanno nessun membro che sappia parlare in turco. Si aggiungono a questa situazione numerosi problemi logistici e così ci troviamo di fronte a un livello di partecipazione notevolmente basso”.

Problemi legati all’infrastruttura

La Turchia è nella 54esima posizione nel mondo per la velocità della connessione Internet, con una popolazione molto giovane che supera gli 80 milioni. Forse il caso di Aziz Serin è un ottimo esempio per comprendere la situazione. Il 29 settembre, per prendere meglio il segnale della rete, quest’insegnante delle superiori nella città di Maras è dovuto salire su una collina, ma il suo cuore non è riuscito a sostenere un tale sforzo fisico.

Secondo il sindacato Egitim-Sen nel sistema statale per la didattica a distanza sono stati fatti diversi errori gestionali e riguardo alle infrastrutture. Infatti il sistema utilizzato dalle scuole pubbliche, l’EBA, è stato al centro di non poche lamentele a causa della sua instabilità o funzionalità limitata.

“Per diverse materie ci sono pochi contenuti e per alcune materie, come per le lingue straniere, i materiali didattici sono inesistenti. Le classi virtuali arrivano a comprendere circa 100 studenti contemporaneamente. Materie come musica, arte e sport non vengono prese in considerazione. L’interattività è quasi inesistente. Essendo la frequenza non obbligatoria, diventa difficile anche fare una valutazione individuale corretta”. Queste sono alcune considerazioni presenti nella relazione del sindacato in merito alla funzionalità del sistema utilizzato.

Didattica a distanza improvvisata

Akçasoy evidenzia altri due punti fondamentali. “Senz’altro la didattica in presenza è quella più efficace. In diversi sondaggi gli insegnanti confermano che il sistema attuale non è produttivo. Anche se ormai sono circa 7 mesi che si va avanti con questo sistema, il governo non si è mai consultato con i sindacati, oppure con un gruppo di esperti in materia. Inoltre il governo centrale non ha fatto il necessario per agevolare la didattica in presenza. Igienizzanti, mascherine e strumenti per misurare la febbre scarseggiano e non sono stati assunti nuovi dipendenti per occuparsi di queste misure .

La vita delle studentesse 

Secondo Akçasoy, le donne e le bambine sono le prime ad aver patito per questo sistema disfunzionante. “In alcune città, per le studentesse andare fisicamente all’università, magari in un’altra città, era l’unica soluzione per liberarsi dalla pressione della famiglia. Oggi le ragazze e le donne impossibilitate ad andare a scuola o all’università si trovano con l’obbligo di sobbarcarsi i lavori domestici e fare i conti con le regole e aspettative della famiglia d’origine”.

In alcuni incontri pubblici organizzati dal sindacato Egitim-Sen sorge un altro problema legato alla vita delle donne insegnanti e professoresse. “Ci si aspetta che gli insegnanti e i professori svolgano in 20 minuti una lezione da 1 ora. Inoltre è severamente raccomandato non fare esami, ma preparare compiti. A causa del mal funzionamento del sistema gli insegnanti ricevono moltissime proteste via mail, alle quali devono rispondere. A tutto questo aggiungiamo il fatto che le donne sono spesso obbligate a badare ai genitori o ai suoceri in casa, soprattutto se malati di coronavirus. Dunque le donne che lavorano nel sistema d’istruzione sono rinchiuse a casa e sono sfinite”.

Un sistema scolastico non uguale per tutti

Secondo Ilker Akçasoy i problemi che sorgono nell’attuale sistema di didattica a distanza sono legati anche alle politiche attuate da parecchi anni nel campo dell’istruzione. “Il Ministro dell’Istruzione spende circa il 70% del suo budget per gli stipendi del personale. Gli investimenti sulle infrastrutture sono sempre pochi. Dunque gli studenti, non solo quelli fuori sede, devono sempre fare i conti con i problemi legati ad alloggio, vitto, trasporto e ora igiene e materiali tecnologici. Inoltre le riforme scolastiche fatte in questi anni obbligano i figli delle famiglie povere a seguire le scuole professionali, religiose oppure quelle senza obbligo di frequenza. Tutto questo fa sì che ragazzi e giovani siano obbligati a lavorare”. Mentre per le famiglie benestanti esistono le scuole semi o totalmente private, per quelle povere lo Stato offre solo soluzioni per diventare dei giovani operai.

Esempi di solidarietà

Con l’obiettivo di affrontare la lentezza della rete Internet i sindaci della città di Ankara e Istanbul hanno avviato delle iniziative locali. 

Il sindaco di Ankara, Mansur Yavas, ha annunciato l’inizio dei lavori per portare la connessione Internet gratuita in 45 giorni in 928 piccoli centri abitati intorno alla capitale. 

Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul, ha stanziato un extra budget per gli studenti universitari impossibilitati ad acquistare i mezzi tecnologici necessari per seguire la didattica a distanza. La città ha promesso di sostenere circa 30mila studenti in diverse modalità. Tra le soluzioni immediate proposte dal Comune c’è stata anche quella di aumentare il limite di connessione Internet da 5 a 150gb al mese per ogni studente presso le biblioteche comunali.

E i bambini che non studiano?

Tutte queste misure ovviamente sono previste per i minorenni che hanno la possibilità di seguire il sistema scolastico. Invece per i 720 mila lavoratori minorenni la situazione è diversa (dati ufficiali del 2019). Circa il 36% di questi hanno meno di 15 anni, quindi secondo la legge non dovrebbero lavorare. 

La didattica a distanza non è obbligatoria e il coprifuoco messo in vigore in 2 periodi diversi non riguardava i lavoratori con meno di 20 anni. Quindi the show must go on. Infine l’ha detto anche il Presidente della Repubblica: “Misure severe, ma senza interrompere il sistema produttivo”.

Secondo un sondaggio diffuso dal giornalista Baris Soydan del portale di notizie T24, circa il 35% dei minorenni lavora affinché la famiglia possa arrivare alla fine del mese. 

La dispersione scolastica e l’obbligo di lavorare colpiscono soprattutto, con numeri molto alti, i minorenni rifugiati in Turchia. Quattro bambini siriani su dieci sono fuori dal sistema scolastico, quindi la dispersione è del 40%. Sono circa 650 mila bambini su 1.623.000 minorenni siriani. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), circa il 66% dei ragazzi siriani con meno di 15 anni lavora, ossia quasi 130 mila. La maggior parte (il 48%) lavora nel settore della produzione industriale ed è esposta a notevoli rischi, come prodotti chimici velenosi e scarse misure di sicurezza.

Ovviamente questo numero ingente di minorenni lavoratori rappresenta un’energia economica non da poco. In numerosi casi questi ragazzi sono l’unica fonte di reddito per le famiglie. Le restrizioni nell’ambito della lotta contro la pandemia e la chiusura dei posti di lavoro hanno fatto sì che queste famiglie venissero spinte ai margini della povertà estrema. Per rispondere a questo problema non è previsto nessun compenso, dato che la maggior parte di questi lavoratori minorenni per la legge non esiste.

Libertà di espressione

Un tema caldo e sempre attuale in Turchia è quello della libertà di espressione. Sembra che con la didattica e distanza sia tornato ancora una volta al centro dell’attenzione. Secondo il sindacato dei lavoratori dell’istruzione, Egitim-Sen, il sistema statale utilizzato dalle scuole scolastiche, l’EBA, ha diversi problemi legati alla sicurezza dei dati personali. Inoltre gli insegnanti non sono sereni e non si sentono sicuri nell’utilizzo di questo sistema perché tutte le lezioni vengono registrate, per poter essere visionate successivamente dagli studenti. Dunque le dichiarazioni e le idee espresse dagli insegnanti potrebbe essere utilizzate contro di loro in un secondo momento. Così, secondo Egitim-Sen, la didattica a distanza potrebbe contribuire all’autocensura degli insegnanti in Turchia. 

Categorie: Educazione, Giovani, Medio Oriente
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