La maloca, la grande casa comunitaria yanomami, è di forma conica e può misurare fino a quaranta metri di diametro e quattordici metri di altezza. La struttura è fatta di pali rotondi legati con rampicanti specifici. È coperta con foglie fissate ad aste di legno, formando pannelli che misurano fino a tre metri di lunghezza. I pannelli sono fissati alla struttura con fibre vegetali.

Le pareti interne, a volte, sono rafforzate con legno di palma. Non ci sono pareti divisorie. Esistono da due a tre entrate principali, e altre minori per uso familiare. Fanno parte della casa comunitaria treppiedi utilizzati per appoggiarvi oggetti e prodotti del campo. La quasi totalità del lavoro di costruzione della maloca è eseguita dagli uomini, ognuno dei quali costruisce la parte che accoglierà la sua famiglia.

La foto, scattata da una non-indigena, e il disegno, eseguito da uno yanomami, mettono plasticamente in evidenza le differenze culturali esistenti tra la visione occidentale e quella indigena. La foto dá alla maloca una dimensione verticale.

Il disegno è una vera e propria sintesi etnologica: la grande casa comunitaria, rappresentata come uno spazio orizzontale, ci parla di una società dove non ci sono strati sociali sovrapposti, categorie, caste, élite, ma sì un gruppo umano indiviso e paritario, che ha adottato un sistema sociale fondato nel collettivismo e nell’uguaglianza.

 

Maloca dos Wakathautheri. Foto Loretta Emiri