Orban, i pieni poteri e le intimidazioni a chi lo critica sui social

15.05.2020 - Vincenzo Imparato

Orban, i pieni poteri e le intimidazioni a chi lo critica sui social

Molti paesi come risposta al Covid-19 hanno incrementato le proprie strategie di sorveglianza e puntano a migliorare le misure di censura e controllo delle informazioni. Accade in Ungheria con Viktor Orban, che grazie ai pieni poteri concessi a tempo indeterminato mira a raggiungere i suoi obiettivi autoritari a danno dei cittadini ungheresi e dello stato di diritto.

Anche se martedì il capo di gabinetto del primo ministro Gergely Gulyás ha dichiarato che lo stato di emergenza potrebbe durare fino a giugno, la situazione continua a preoccupare: dall’inizio della pandemia sono circa 85 i casi di investigazione verso persone ritenute responsabili della diffusione di informazioni false.

Dopo aver inasprito la sua politica omofoba con la disposizione anti-trans agli inizi di aprile, l’effetto dei pieni poteri di Orban ricade anche sugli attivisti e oppositori politici che dichiarano pubblicamente l’ostilità alle politiche del primo ministro magiaro.

La possibilità di procedere secondo una situazione di emergenza da Covid-19 consente di perquisire, intimidire e arrestare i dissidenti politici, con una possibile condanna per allarmismo e condivisione di notizie false che va da 1 a 5 anni.

Questa settimana nel giro di 24 ore due persone sono state tenute in custodia a scopo intimidatorio. Il primo caso di martedì scorso riguarda un 64enne di nome Andras, accusato di aver diffuso tramite social notizie false sulla gestione dell’epidemia da parte del governo. “Ricorda che tutti i dittatori hanno fallito fino ad ora”, oppure “il nostro caro dittatore”, si legge nel post di denuncia scritto da Andras. Forse il motivo principale della sua detenzione è proprio l’aver definito Orban un dittatore; le accuse sono state ritirate solo dopo avergli sequestrato il computer per alcune ore. Dopo l’interrogatorio Andras ha dichiarato di aver dovuto esplicitare a chi erano rivolte le accuse e a chi si riferisse quando parlava di dittatura.

Dopo circa un giorno il secondo arresto avviene a Gyula, città a sud del paese e riguarda Janos Csoka-Szucs, un membro del movimento di opposizione Momentum. Cinque agenti di polizia fanno irruzione in casa sua alle 6 del mattino, gli sequestrano tutti i device e lo interrogano per 5 ore in una stazione di polizia locale. Le accuse riguardano un post pubblicato il 20 aprile su un gruppo Facebook, in cui Csoka-Szucs invitava i membri a una manifestazione che si sarebbe tenuta nel centro di Budapest per denunciare le dimissioni forzate di alcuni pazienti dagli ospedali, in modo da liberare il 60% dei posti letto per fronteggiare la pandemia. Viene rilasciato solo dopo aver dato spiegazioni sulla sua appartenenza al partito politico, ma la polizia non provvede a riaccompagnarlo a casa nonostante le sue disabilità motorie; ha poi dichiarato che la moglie non ha la patente, così che ha dovuto tornare lentamente a casa da solo.

Katalin Cseh, europarlamentare e anche lei membro del movimento Momentum, su twitter ha denunciato la storia di Csoka-Szucs evidenziando l’abuso di potere delle forze di polizia su disposizione del governo di Orban.

Fino a martedì sera sul sito della polizia ungherese c’era un avviso che sosteneva “il continuo monitoraggio della rete, in modo da prevenire ogni allarmismo lanciato su internet “, avvisando che “che ogni azione di questo genere potrebbe essere considerata un crimine”.

Queste persecuzioni confermano il progetto dittatoriale e di abolizione dello stato di diritto che Orban continua a portare avanti nonostante i richiami dell’Unione Europea. Dopo che questa settimana il premier ha declinato l’invito del Parlamento Europeo per discutere sulle misure di emergenza adottate nel suo paese, la vicepresidente della Commissione europea per le politiche sui valori e trasparenza Vera Jourová ha dichiarato che la situazione in Ungheria “suscita particolari preoccupazioni” e viene monitorata costantemente; inoltre ha ribadito che la mancanza di un limite di tempo dei pieni poteri rischia di essere pericolosa.

Andrew Stroehlein di Human Rights Watch dichiara: “In Ungheria la dittatura non accetta alcun tipo di critica sul suo operato”. Come dimostra anche il tweet di denuncia di Katalin Cseh, è necessario che l’Europa agisca con decisione per evitare che il governo ungherese prenda il sopravvento sui suoi cittadini.

 

 

 

Categorie: Diritti Umani, Europa, Opinioni, Politica
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