Intervista con il professor Zhang, riguardo le cure cinesi del COVID-19

09.05.2020 - Pía Figueroa

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Tedesco, Catalano, Greco

Intervista con il professor Zhang, riguardo le cure cinesi del COVID-19

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare il professor Zhang, operante nel Dipartimento di Malattie infettive afferente al Sistema Sanitario nazionale, nella città di Chongqing, in Cina, per poter consultare un esperto e membro del team di soccorso nella provincia di Hubei, sulle misure più importanti che sono state attuate in Cina per prevenire la massiccia diffusione delle infezioni, che altre nazioni attualmente non stanno attuando correttamente oppure lo stanno facendo in maniera molto rilassata.

 

Prof. Zhang: In primo luogo, nella fase iniziale dell’epidemia abbiamo attuato restrizioni molto severe, a mio parere. Le città sono state chiuse. I trasporti in entrata e in uscita sono stati chiusi. Anche le scuole e le strutture pubbliche sono state chiuse. Le vacanze per il Capodanno Cinese sono state prolungate e la gente è stata esortata a rimanere a casa. Il distanziamento sociale rigoroso ha ridotto la diffusione del virus. In secondo luogo, il personale e le attrezzature mediche sono stati riorganizzati, per via della carenza di risorse mediche nella provincia di Hubei. In terzo luogo, abbiamo costruito ospedali di fortuna a Wuhan, il più rapidamente possibile, e abbiamo anche convertito gli stadi in ospedali a cabina mobile, in modo da poter avere più letti a disposizione per i pazienti, affinché potessero ricevere cure mediche. L’ultimo passo è stato effettuato con una comprensione più profonda delle caratteristiche epidemiche e delle manifestazioni cliniche del COVID-19, durante il quale abbiamo notato che la storia epidemiologica stava diventando sempre più oscura e che c’era un gruppo di persone infettate dalla SARS-CoV-2, tendenzialmente asintomatiche e che si presentava la possibilità di un falso negativo per il test dell’acido nucleico (quelli che noi chiamiamo tamponi, n.d.T.). Così abbiamo adeguato più volte le nostre linee guida per gestire al meglio la pratica clinica e abbiamo aumentato il tasso di rilevamento dell’acido nucleico nelle persone in aree ad alto rischio, per essere in grado di distinguere del tutto i soggetti infetti da quelli sani. Per quel che riguarda i casi confermati, li abbiamo inviati in vari ospedali, distinti in base alla gravità della malattia. Per quanto riguarda i casi sospetti, è stato chiesto loro di mettersi in quarantena in un hotel predisposto a tale scopo per la durata di 14 giorni. In conclusione abbiamo adottato, da un lato, misure per limitare o rallentare la diffusione del virus, dall’altro, abbiamo fatto il miglior uso possibile delle risorse mediche a disposizione nei nostri paesi per garantire che la maggior parte dei pazienti venisse curata come si deve.

Pressenza:  I bambini sono solo portatori sani del virus o si sono ammalati anche in Cina?

Prof. Zhang:  Studi concreti hanno dimostrato che persone di diverse fasce d’età sono esposte al nuovo coronavirus (SARS-CoV-2).  I bambini non solo possono esserne portatori, ma possono anche ammalarvisi, se infettati. Il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie ha identificato 731 casi di COVID-19 sotto i diciotto anni (compresi 21 casi gravi) e 86 casi sotto l’età di un anno, dati all’8 febbraio 2020. Studi cinesi hanno anche riportato che meno dell’1% dei pazienti confermati con COVID-19 sono bambini al di sotto dei dieci anni. Per quanto riguarda la gravità della malattia, la maggior parte dei casi nei bambini con COVID-19 sono stati lievi o atipici.

Pressenza: Perché gli anziani sono i più vulnerabili al coronavirus?

Prof. Zhang: Uno studio su 1099 pazienti con COVID-19 confermati in laboratorio da 552 ospedali della Cina continentale ha dimostrato che l’età media dei casi gravi era di sette anni maggiore rispetto a quella dei casi meno gravi. Un altro studio ha anche rilevato che i non sopravvissuti, tra i pazienti gravemente malati di COVID-19, erano più anziani dei sopravvissuti. Entrambi i dati indicano che le persone anziane potrebbero avere una prognosi meno favorevole. La dinamica precisa secondo la quale gli anziani sono più vulnerabili alla SARS-CoV-2 richiede ancora ulteriori convalide e indagini, ma la maggior parte degli esperti ritiene che gli anziani abbiano di solito un sistema immunitario carente rispetto a quello dei giovani e che siano più inclini di fondo a contrarre malattie cardiache, polmonari, renali o il diabete, che possono indurli ad avere una progressione più rapida della malattia e si rivelano più vulnerabili ad un’acutizzazione della sua gravità.

Pressenza: Per quanto tempo ritiene necessario attuare misure di distanziamento sociale, dal momento in cui si verifica il primo caso di infezione in un luogo circoscritto?

Prof. Zhang: Per quanto riguarda le misure di distanziamento sociale, prendendo esempio dall’esperienza della Cina, pensiamo che tanto preventivamente si attuino tali misure, tanto migliori siano i suoi effetti per impedire la diffusione del virus, come dimostrano anche gli studi condotti. Le misure di distanziamento sociale farebbero guadagnare tempo alle strutture mediche e al personale per ricevere e curare i pazienti infetti e contribuirebbero a ritardare la diffusione in altri luoghi. Ma per il lungo periodo è difficile prevedere con precisione per quanto tempo occorra attuare simili misure. È una questione complessa che deve combinare la ripresa del lavoro e la situazione medica post-virus.

Pressenza: Qual è la lezione che potremmo prendere dalla Cina in questo senso?

Prof. Zhang: La Cina ha accumulato un’esperienza significativa nel COVID-19. Un ambito nel quale è stata molto efficiente, riguarda l’attuazione di una risposta differenziata e specifica per la localizzazione del virus, al fine di limitarne la trasmissione, in modo tale che le misure sanitarie siano adattate alle diverse realtà sul campo. Le misure adottate a Wuhan, ad esempio, sono state molto diverse da quelle attuate in altri luoghi come a Shanghai o in altre città. E la cosa più importante in questo contesto è che la Cina si rende conto dell’ importanza dello stato di salute dell’individuo, che è possibile mettere a rischio l’economia, ma non le persone. Ma dobbiamo capire un aspetto importante per tutti: una taglia unica non sta bene a tutti. Sappiamo che la situazione in ogni paese è diversa. Le risposte devono essere adattate adeguatamente al contesto locale.

Pressenza: Come pensa che finirà questa pandemia, e quando potremo considerarla finita a livello internazionale, come avviene per tante altre malattie che, pur colpendo alcune persone, non raggiungono proporzioni di massa?

Prof. Zhang: Non possiamo assicurare quando finirà questa pandemia a livello internazionale, poiché lo studio del virus è in corso e diverse regioni e paesi attuano misure diverse. Ma è essenziale che i vari paesi coinvolti lavorino insieme per condividere esperienze e aggiornamenti, per sviluppare un approccio agile e reattivo, dove la guida e i consigli di ogni regione e nazione possano essere aggiornati rapidamente, man mano che aumenta la comprensione del virus nel rispettivo contesto locale. Ogni paese deve imparare dagli altri in modo che il mondo possa sviluppare una gamma di misure tra le più ampie possibili, per combattere il virus in contesti diversi.

 

Traduzione dall’inglese di Ivana Baldioli

Categorie: Asia, Interviste, Salute
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