La comprensione degli avvenimenti

06.04.2020 - Olivier Turquet

La comprensione degli avvenimenti
(Foto di Fabrizio Maffioletti)

Siamo sommersi da qualcosa che abbiamo la sensazione di controllare. Non è soltanto un virus è anche un’ondata di informazioni che ci stordiscono e che ci fanno ondeggiare in una quantità di posizioni, punti di vista, teorie, supposizioni che, alla fine, ci lasciano con una gran confusione.

In questa confusione qualcuno si aggrappa a qualche certezza ed abbraccia qualche teoria del complotto, qualche magica soluzione dell’ultima ora, qualche stoica o magica considerazione sul momento storico. Qualcuno si copre semplicemente di ridicolo.

In questo caos sarebbe bene cercare qualcosa a cui appellarsi. Io lo trovo in alcuni strumenti di comprensione che l’Umanesimo Universalista offre da decenni a tutte le persone. Non sono strumenti complicati, sono chiavi di lettura che ci permettono di tentare di comprendere il mondo che ci circonda; nemmeno sono metodi magici e infallibili e neanche hanno la pretesa di certezza; son piuttosto una cassetta di attrezzi che possiamo usare.

Lo strumento che mi pare più utile in questo momento è la visione dell’Essere Umano che propone Silo nella sua opera e che, sinteticamente, definisce l’Essere Umano in struttura con il mondo e considera, nell’analisi di ogni fenomeno sociale questa struttura coscienza-mondo in modo indissolubile e in continua retroalimentazione.

Cosa significa in pratica quest’affermazione un po’ filosofica? Che quando analizziamo le cose che succedono non possiamo pensare in semplici termini di causa-effetto ma piuttosto in termini di fenomeni dinamici che continuamente si trasformano e si rialimentano. Qualcuno, ad esempio, dice un po’ ingenuamente che nulla sarà come prima e che gli Esseri Umani, di fronte a questa emergenza, tireranno fuori il meglio di sé e nascerà un “uomo nuovo”, solidale, luminoso ecc

Ma se diciamo che di fronte al fenomeno la coscienza struttura possiamo vedere che la coscienza struttura in tanti modi; di fronte alla crisi da coronavirus qualcuno si è incazzato, altri si sono attivati per gli altri, qualcuno ha tentato di approfittarne ecc ecc in una varietà di risposte che corrisponde alla diversità degli esseri umani. Allo stesso modo altri dicono che la limitazione delle libertà dovuta al contagio sia l’anticipo di una deriva autoritaria e dittatoriale: anche costoro non tengono conto delle risposte dei popoli, del fatto che spesso nella storia ai totalitarismi fu risposto con una richiesta di libertà.

Non è la meccanica situazione che genera una risposta, è l’intenzione personale e sociale che genera plurime risposte.

Se capiamo questo possiamo sì orientare e raccontare le migliori risposte per accompagnare un cambiamento che speriamo e riteniamo possibile ma non con l’ingenuità che le cose andranno sicuramente in quel modo.

Chi segue i miei articoli sa che da tempo dico che il vecchio mondo è caduto da tempo e che il nuovo è già arrivato ma fa ancora fatica a manifestarsi e a a rendersi evidente. Sicuramente questa crisi può aiutarci a comprendere che il profitto (pilastro tipico del vecchio mondo) è assolutamente inadatto a risolvere i problemi dell’umanità ed è invece responsabile di molti dei disastri diretti e indiretti che stiamo vedendo e che si moltiplicheranno nei prossimi mesi. Ma la coscienza dovrà trovare il modo di rispondere alla crisi attraverso un nuovo valore che non sia il profitto ma per esempio la solidarietà: perché di fronte alla pandemia il profitto non serve e, in sé, non servono nemmeno semplicemente i soldi, quando non esiste nemmeno una cura.

Se poi parliamo di insiemi umani e di processi storici si capisce perché la centralità dell’Essere Umano, cioè di tutti gli esseri umani, sia decisiva.

In questi giorni, da varie parti, si stanno sintonizzando riflessioni, si stanno mettendo d’accordo persone, prendono forma di progetti più alti, più empatici, più intelligenti: è necessario dargli voce, è necessario costruire ambiti, è urgente renderli forti e fare in modo che non vengano dimenticati quando qualche altra intenzione cercherà di far tornare tutto “normale”.

Il profitto, la speculazione, lo sfruttamento, la discriminazione, l’autoritarismo non dovranno tornare “normali”: e questo dipenderà dalle intenzioni umane che si muoveranno in nuove direzioni, struttureranno ambiti di scambio e costruzione verso un nuovo paradigma, la Nazione Umana Universale, libertaria, umanista, pacifista, nonviolenta, solidaria.

Categorie: Europa, Internazionale, Nonviolenza, Opinioni, Umanesimo e Spiritualità
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