Coronavirus, realmente a cosa ci troviamo di fronte?

01.02.2020 - Luca Cellini

Coronavirus, realmente a cosa ci troviamo di fronte?
Roma Termini (Foto di Giacomo Andreoli)

In questi giorni abbiamo letto e assistito a di tutto sul tema del Coronavirus, informazioni di vario genere, da quelle veritiere di tono più pacato, fino alle grida di allarme rosso, fino anche le bufale vere e proprie di ogni tipo, si sono incessantemente moltiplicate in ogni dove.

In questi giorni abbiamo persino assistito ad episodi dove dei cinesi venivano sgridati per esser venuti in Italia ad “infettarci” oppure, sull’onda della psicosi generale, genitori che non mandano più i propri figli a scuola per la presenza di una bimba di origine cinese, che vive e studia qua in Italia da anni senza esser mai più tornata in Cina, considerata “appestata” in quanto rea di essersi ammalata di normale influenza stagionale; abbiamo anche letto e anche questa è notizia vera: che le catene di negozi di Giorgio Armani hanno distribuito a tutti i dipendenti in azienda mascherine e Amuchina… c’è da ora domandarsi quanti clienti, affacciandosi in un loro negozio, immediatamente faranno retromarcia. Insomma parrebbe essere di fronte più a un’ondata di psicosi che a una condizione di allarme rosso vero e proprio e motivato, un contesto dove alcuni gridano anche alla pandemia stile “Resident Evil” creata in laboratorio dai perfidi scienziati cinesi. Ovviamente, ci venga consentita un poco d’ironia, con lo scopo altamente strategico di auto-danneggiarsi, creando così il blocco di persone, di merci e di parte della loro economia. Queste almeno sono le premesse e il contesto di quanto visto finora.

È allo scopo di comprendere meglio cosa abbiamo realmente davanti, che abbiamo intervistato il Dott. Leopoldo Salmaso, medico virologo, specialista in malattie infettive e tropicali, e in Igiene e Sanità pubblica, un’esperienza trentennale nella cooperazione internazionale, e 42 anni di servizio spesi fra la divisione malattie infettive di Padova e gli ospedali della Tanzania, dove in quest’ultima ha un totale di oltre 8 anni d’attività sul campo nella prevenzione medica, che lo ha visto fra l’altro promotore nell’organizzazione di servizi regionali nell’area di campagne di vaccinazioni e di controllo di epidemie di colera e di poliomielite.

Dottor Leopoldo Salmaso

Dottor Leopoldo Salmaso

Dott. Salmaso, di fronte a che cosa ci troviamo con questo Coronavirus?

Per prima cosa assolutamente da dire è evitare in tutti i modi di propagare e non prendere nemmeno in considerazione quei messaggi vocali, scritti, o quei video, che non siano firmati e controfirmati da persone riconoscibili e individuabili, per evitare di diffondere cose completamente false ed inventate.

Faccio un esempio, io ho ricevuto un messaggio registrato di circa 5 minuti anonimo, una voce di un ragazzo italiano che dice di stare in una città blindata dove c’è l’esercito che ha l’ordine di sparare a vista e descrizioni di questo tenore, dove si uccide chiunque tenti di entrare o di uscire. Dopodiché si sente in modo concitato la stessa voce che dice: Adesso noi però stiamo scappando e si conclude così lasciando l’ascoltatore in sospeso.

Ecco in tal senso o una persona almeno si firma e si dichiara con nome e cognome che non sia fasullo, o altrimenti nemmeno è da ascoltare, tantomeno da diffondere a meno che non si voglia ingenerare intenzionalmente confusione e falsità. Insomma il mio primo consiglio è lasciar perdere qualsiasi cosa che non sia firmato, perché di fatto siamo di fronte al demenziale.

Ciò non vuol dire che chi si firma compreso me che parlo in questo momento, sia onnisciente e infallibile, perché chiunque oltre a sbagliare potrebbe avere motivi terzi non dichiarati, per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra dichiarando e fornendo informazioni piuttosto che altre. Però almeno in questo caso queste persone ci mettono del suo e un domani possono sempre essere smentite.

Andiamo quindi alla domanda vera e propria: cosa abbiamo davanti.

I coronavirus sono delle tipologie di ceppi virali che sono presenti su questo pianeta da circa un miliardo di anni, molto prima che comparissero i mammiferi, figuriamoci l’uomo. I coronavirus convivono più o meno pacificamente con gli anfibi, i rettili, fino ai mammiferi; occasionalmente adesso si possono trasmettere anche all’uomo dove causano malattie. Possono evolvere in una banalissima influenza dove non causano niente se non forse qualche disturbo gastrointestinale, oppure evolvere in influenza di tipo più grave.

Di fatto però nella stragrande maggioranza dei casi si ha un tipo di evoluzione né più né meno come quella di tante altre influenze, quelle comuni a ciclo stagionale dove, come per la normalissima influenza, l’incidenza di complicanze fino al possibile raggiungimento della morte colpisce persone debilitate per altri motivi, oppure persone molto anziane o soggetti ad alto rischio. Questi sono i coronavirus, di fatto è paragonabile a una normale influenza stagionale come tasso di mortalità.

 

Perché allora tutto questo allarmismo?

Per capire meglio bisogna contestualizzare l’attuale allarme con quello che successe nel 2002 con il primo grave caso di epidemia trasmessa all’uomo da coronavirus, quella storicamente più nota che è la SARS Severe Acute Respiratory Syndrome, o detta anche sindrome respiratoria acuta grave o “severa”, è una forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong, Canton, in Cina. Non è affatto strano che anche quella Sindrome sia partita dalla Cina, non è strano che un paese che ha un miliardo e mezzo di persone con enormi allevamenti super intensivi di polli e maiali, tanto per citare due dei serbatoi principali dove si possono sviluppare e anche mutare i virus.

Bisogna intenderci quindi che ci sono tutte le condizioni per la trasmissione massiccia di agenti, non necessariamente patogeni, perché di solito i parassiti, dal piccolo virus al verme lungo 5 mt, il più delle volte il loro interesse è di convivere con l’ospite, non di ammazzarlo, ma ciò detto in Cina esistono tutte le condizioni per un passaggio facile da qualsiasi tipo di animale a l’uomo.

Quanto avvenuto nel 2002 con la Sars fu una cosa che fece eco, perché effettivamente le autorità cinesi hanno da prima sottovalutato la questione e in parte cercarono anche di minimizzare gli effetti di questo virus. Insomma l’epidemia di allora raggiunse dimensioni superiori a quelle che avrebbe dovuto se ci fosse stato un intervento rapido tempestivo appropriato, questo atteggiamento fu stigmatizzato ampiamente dai media occidentali, al punto che le autorità cinesi a vari livelli furono costrette a chiedere scusa e a far dimettere un sacco di funzionari e di figure responsabili. La Sars, dal punto di vista geopolitico e sanitario di fatto resta come una macchia nella coscienza delle autorità cinesi. Oltre al fatto che effettivamente in quel caso il virus raggiunse almeno per le cifre successivamente dichiarate picchi di mortalità vicini al 10%, anche se prevalentemente in persone debilitate per altri motivi o soggetti a rischio. Con questa macchia sulla coscienza ecco che si spiega l’eccezionale solerzia con cui la Cina sta affrontando questa seconda epidemia, blocchi, isolamenti con una forza veramente mai dispiegata in nessuna parte del mondo.

In questo va anche precisato che solo la Cina attualmente è in grado di dispiegare una tale forza e capacità d’intervento rapido e contenimento.

Se succedesse una cosa del genere in Olanda ad esempio dove c’è una densità di popolazione molto superiore a quella della Cina e dove non si scherza neanche in quanto ad allevamenti intensivi più o meno controllati, se una cosa del genere capitasse in Olanda o negli Stati Uniti o in generale Europa, noi non saremo assolutamente in grado di mettere in campo le stesse misure di controllo e contenimento quelle che ha dispiegato la Cina in questi giorni tanto per capirci.

Come non è un caso che la Cina stia dispiegando misure veramente eccezionali. Non fosse altro che per lavare via diciamo così, quella macchia legata alla SARS che pende a partire dal 2002.

 

In definitiva che grado di pericolosità ha questa influenza da coronavirus?

Premettendo che questa volta sulla base della precedente esperienza è molto difficile che le autorità cinesi vogliano nascondere i dati e che anzi si è notato fin da subito molta trasparenza nel dichiarare i dati da parte delle autorità sanitarie cinesi, questo ci induce a dubitare molto poco delle cifre ufficiali che stanno fornendo, che risultano essere veramente molto accurate. Andando a vedere perciò il dato, questo parente attualmente più debole del virus della Sars, questo coronavirus sta causando una letalità attorno al 2%, che per carità non è da sottovalutare in termini epidemiologici, ma che è da considerare di grado medio ovvero “normale”.

Questi sono i dati, tutto il resto non può non considerarsi che puro allarmismo per non dire di peggio.

Altro dato importante da dire è che la famosa SARS di grado ben più severo e che aveva tassi di mortalità intorno al 10% fece in tutto 8.000 morti, colpendo soprattutto soggetti deboli. La normale influenza stagionale invece ogni anno fa dai 250.000 ai 500.000 morti in tutto il mondo.

 

Quindi siamo di fronte a un allarmismo veramente troppo eccessivo?

Credo proprio di sì, e per rispondere meglio alla domanda, mi sto domandando cosa o chi abbiamo a capo nella gestione delle informazioni sanitarie, ma anche nella presa delle decisioni in materia di organizzazione sanitaria.

Me lo chiedo perché ad esempio, io che sono residente nella Regione del Veneto, visto che vi ho lavorato come medico virologo per oltre 40 anni nella divisione malattie infettive di Padova, ho visto in questi giorni partorire delle circolari in cui si chiede che chiunque abbia sintomi sospettabili di infezione da coronavirus, debba essere trasferito immediatamente in un reparto di malattie infettive.

Questo da medico mi scucita moltissime perplessità perché di fatto in questi giorni di picco della comune influenza stagionale, chiunque manifesti un po’ di febbricola e un po di sintomatologia a carico dell’apparato respiratorio, dovrà essere trasferito d’urgenza nei reparti infettivi. Questo significa che nella sola Regione del Veneto dovremmo avere tra i 65.000 e i 70.000 posti letto per malattie infettive, in realtà non arriviamo a 500.

Mi pare che sia la classica decisione o reazione presa d’autorità senza nessun ragionamento dietro, dettata da funzionari burocrati o dirigenti la cui unica preoccupazione è quella di mettere le mani avanti e tutelarsi a prescindere da ogni forma di responsabilità. Come dire “io la circolare l’ho emessa, poi se è assolutamente esagerata e totalmente irrealizzabile non sarà comunque un problema mio.” Voglio anche aprire un capitolo importante sul comportamento dei media in generale, almeno per come ho potuto osservare finora, che il più delle volte, mi permetta di dirlo con franchezza, si comportano come pappagalli, in una specie di ossessiva ripetizione di qualsiasi cosa, senza nemmeno verificare se stiano diffondendo qualcosa di veritiero o meno.

 

Perché questo tipo di comportamento?

Qui mi azzardo ad esprimere la mia opinione personale, ma lo dichiaro subito per evitare equivoci,

Io credo che in alto loco sappiano benissimo cosa devono fare, mi riferisco ad esempio a quei media foraggiati da varie fondazioni filantropiche, come ad esempio anche quella di Bill e Melinda Gates, loro sanno bene cosa devono fare, e per farlo debbono battere sulla grancassa amplificando e rimandando a un clima da psicosi più da pandemia indotta che reale. Io direi che il primo vero risultato è un battage economico a livello mondiale. Dove l’intenzione non pare tanto quella di prevenire e raccontare i dati sanitari per come stanno, bensì quello di creare condizioni di veramente eccessivo allarmismo che portano ad un danneggiamento economico della Cina.

In tal senso mi viene di pensare che viste le nostre reazioni e il livello della nostra preparazione, ma anche la scarsezza di disciplina che abbiamo, la Cina verrà danneggiata economicamente da questa cosa, ma gran parte dei cinesi, pure chiusi in casa, continueranno a lavorare e andare avanti coi loro compiti. Mentre invece noi, se andiamo avanti di questo passo, con tutto questo allarmismo finiremo per penalizzarci economicamente, e ben più della Cina. Insomma un autogol e che vista sia la nostra assoluta impreparazione come si sta dimostrando nella gestione sanitaria, ma anche per via di una volontà non tanto messa nel risolvere le cose ma più nel diffondere notizie e uno stato che possano danneggiare, ecco che allora forse in fondo un autogol sarebbe anche meritato, non fosse per altro che per imparare la lezione che in un mondo così globale, ciò che danneggia gli altri, ormai con tempi veramente brevi, danneggia anche noi stessi.

Categorie: Economia, Europa, Interviste, Salute
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