Gli Zingari, il Rinascimento e l'”altra Firenze”

01.11.2019 - Firenze - Moreno Biagioni

Gli Zingari, il Rinascimento e l'”altra Firenze”
(Foto di https://www.facebook.com/pg/Dijana-Pavlovic-593462354056281/photos/?ref=page_internal)
Le Edizioni Piagge hanno giustamente ristampato Il bel libro “Gli zingari e il Rinascimento”, con cui Antonio Tabucchi “condanna senza appello – riprendendo una frase dell’introduzione di Salvatore Settis – la suprema volgarità di certa industria culturale fiorentina, che facendo leva sul Rinascimento ne frantuma e commercializza gli ideali, ignorando intanto il messaggio centrale di ogni umanesimo, l’integrale rispetto per l’uomo …”.
Penso anche, però, che accanto a questo libro, che esprime con grande efficacia “lo sdegno senza confini” (ancora parole di Settis) di Antonio, andrebbe anche ricordato quello che “l’altra Firenze”, quella non racchiusa nelle istituzioni – quasi sempre lontane dai luoghi dell’emarginazione, quando non decisamente ostili a chi in quei luoghi è costretto a viverci -, nei salotti e negli spazi della cultura ufficiale e accademica, nel cosiddetto buon senso comune, cercò di fare, nello stesso periodo, per affermare i diritti dei senza voce e senza diritti (l’altra Firenze di cui sono componenti importanti sicuramente Alessandro Santoro e la Comunità delle Piagge ricordati nel libro).
Mentre, infatti, accade tutto ciò che Tabucchi racconta, in città non tutto è rigetto, disprezzo, avversione verso gli ultimi, in questo caso i Rom.
Di fronte alla raccolta di firme contro gli zingari, che raggiunge quota 40.000, e a cortei che chiedono lo sgombero dei campi e l’allontanamento dei Rom, alcune realtà cittadine – prime fra tutte la La Rete Antirazzista, l’ADM (l’Associazione per la Difesa delle Minoranze coordinata da Piero Colacicchi, che lo stesso Tabucchi cita), e l’Associazione dei Rom “Amalipe Romanò” – organizzano una manifestazione che solidarizza con i Rom (in piazza Strozzi, dove si svolge l’iniziativa, ne arriva un nutrito gruppo dal Campo del Poderaccio, insieme ad Enzo Mazzi della Comunità dell’Isolotto).
Il movimento che si sviluppa avanza, all’interno di una serie di rivendicazioni che riguardano i/le migranti, precise richieste all’Amministrazione Comunale perché si ponga fine alla indegna situazione dei campi con l’inserimento in strutture abitative dei Rom. E nei confronti della Regione, qualche tempo prima, si è rivendicato, e si è ottenuto, una nuova legge che prevedesse il superamento dei cosiddetti campi nomadi (una legge rimasta in buona parte inapplicata).
E’ in tale contesto che la Fondazione Michelucci progetta le 6 casette di Coverciano, che il Comune realizza e che ospiteranno alcune famiglie di uno dei 2 campi (si tratta di un’iniziativa sperimentale, che si pensa di replicare poi negli altri Quartieri).
Alimentata dalle forze leghiste e fasciste, si scatena un’ampia reazione con infuocate assemblee, in cui le realtà antirazziste cercano di far fronte all’ira popolare.
Nonostante ciò, l’esperimento riesce e le abitazioni dei Rom ben si inseriscono nel contesto di cui sono parte (tanto che molti di coloro che avevano manifestato contro si ricredono).
Ma il progetto iniziale non va avanti perché le forze politiche della maggioranza Palazzo Vecchio temono comunque di perdere consensi.
Si darà avvio successivamente ad un processo di attribuzione di case popolari alle famiglie Rom, sulla base delle graduatorie (ma le case popolari sono molto poche ed il processo risulta lentissimo, suscitando comunque notevoli rimostranze).
Un episodio da ricordare è che, in un periodo di notevoli attacchi ai Rom, nel 1994, la Rete Antirazzista promosse un incontro cittadino proprio all’interno del Campo del Poderaccio, un incontro a cui parteciparono rappresentanti di molte associazioni, anche di migranti,consiglieri comunali e di quartiere, cittadini/e.
Fu un un’iniziativa importante, occasione di un rapporto diretto con la popolazione Rom, iniziativa da cui scaturirono una serie di richieste all’Amministrazione comunale.
Purtroppo, a tutt’oggi il problema dell’esistenza dei campi non è ancora risolto e il libro di Antonio Tabucchi, con la sua incisiva denuncia, rimane di grande attualità.
Bisognerebbe rinnovare l’impegno e la carica di un tempo per riproporre con forza la questione dell’emarginazione dei Rom.
Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani, Opinioni
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