Alla riscoperta della cultura Maya Tzeltal. 4 – I medici tradizionali

19.11.2019 - Claudio Rossetti Conti

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Alla riscoperta della cultura Maya Tzeltal. 4 – I medici tradizionali

Le persone nelle comunità tzeltales che formano la categoria dei medici tradizionali assumono diversi ruoli sociali: curanderos, hueseros, parteras e hierberos sono solo alcune di queste sottocategorie. Don Leonardo, un anziano curandero, mi racconta di come forti malattie insorgano nei giovani sciamani inconsapevoli dei propri doni. “Anche chi si rifiuta di mettersi al servizio della comunità può incappare in gravi stati febbrili, che possono indurre alla morte del corpo.”

Secondo il sistema di credenze tzeltal, i doni spirituali non si possono tramandare, ma vengono ricevuti in sogno da diverse entità. Spiriti dei santi cattolici o degli antichi Maya visitano in sogno i predestinati, avvisandoli della loro missione e consegnandogli il materiale da usare durante i loro rituali. La curandera dona Carmen, per esempio, ricevette in dono dei fiori bianchi in una visione che ebbe a dodici anni da un alto uomo barbuto, con indosso una tunica bianca. Pochi giorni dopo la prima visione, le apparvero per la prima volta in sogno Gesù e la Madonna, che le spiegarono la sua missione e le dissero di distinguersi dai falsi curanderos attraverso un’etica fondata sul servizio disinteressato al prossimo. Quei fiori bianchi dona Carmen li usa ancora oggi durante i suoi rituali di guarigione.

Don Carlos, un huesero che vive in una comunità, a undici anni vide una notte una persona seduta sul tetto di paglia della sua casa. Questa persona emanava un’intensa luce bianca e indossava una tunica bianca e scarpe dello stesso colore. Gli chiese se non avesse paura dell’oscurità della notte e da allora cominciò ad apparire nelle sue visioni. Si presentò come il suo maestro personale e iniziò ad addestrarlo nell’arte della manipolazione delle ossa fratturate, lussate e rotte. “Quando il caso è grave, il giorno precedente l’incontro con la persona da guarire mi appare il mio maestro e mi mostra come devo manipolare la parte del corpo lesionata. Spesso mi racconta la causa delle lesioni e mi dà dei consigli per la persona. Chiedo conferma alla persona stessa il giorno successivo e lavoro così come mi è stato insegnato. Nessuno mi ha mai insegnato a manipolare il corpo, se non il mio maestro. Vivo del lavoro dei campi e non mi faccio pagare per il mio servizio; sta alla volontà della persona decidere se farmi o meno un’offerta economica. So che se cominciassi a imporre un costo, il dono mi verrebbe tolto, così come mi è stato concesso. Mi chiamano in diverse comunità, la gente mi conosce. Sto cercando di lasciare in dono queste conoscenze a qualcuno dei miei figli, ma nessuno di loro ha mai imparato. Il dono si riceve, non si impara. Alcuni predestinati sognano gli spiriti dei nostri anziani che gli consegnano le jicaras (frutti secchi rotondi che vengono usati come ciotole o recipienti), simbolo del huesero”.

Le parteras si possono paragonare alle nostre levatrici e si occupano della gravidanza, del parto e della convalescenza delle donne. “Mescoliamo rituali, l’uso di piante medicinali con antiche conoscenze legate al parto” mi dice sorridendo dona Guadalupe. “I parti avvengono nelle case delle persone; massaggiamo la pancia della donna incinta per scoprire la posizione del bambino e per cambiarla quando è necessario. Se il bambino è seduto o sta sorridendo, allora la questione si complica.” continua la partera. “Alcune di noi ricevono in visione le istruzioni su come massaggiare le pance, i nostri maestri ci fanno visita mentre dormiamo e ci insegnano. La placenta la interriamo dietro la casa assieme al cordone ombelicale:  è un dono alla Madre Terra e se non viene offerto può portare alla morte del neonato e a persecuzioni da parte delle entità malvagie nei confronti della sua famiglia. Consigliamo quali cibi consumare per velocizzare la guarigione della nuova madre”.

Nella zona della selva vive una piccola comunità composta da quattro famiglie, in cui Don Artemio è il punto di riferimento dei villaggi vicini. A causa di un’ustione alle piante dei piedi che mi impedì di camminare, prolungai la visita fermandomi a casa sua per otto giorni. L’anziano mi misurò con lo sguardo, uscì in silenzio e tornò pochi minuti dopo con un bastone appena modellato della pianta del caffè. Inutile dire che la misura era perfetta. Mi diede da consumare alimenti considerati freddi, così da controbilanciare il calore dell’ustione e mi applicò sulle ferite il gel ricavato dalla pianta dell’aloe. “Le piante mi appaiono in sogno e mi spiegano le loro funzioni.” mi rivelò l’anziano hierbero. “La maggior parte delle conoscenze che posseggo le devo alla Madre Terra. Alcune malattie spirituali derivano dal maltrattamento nei confronti della nostra Madre; spesso avveleniamo i nostri campi e non consacriamo la terra in cui viviamo. Tutto ciò ci conduce alla rottura di un sacro equilibrio e questo ci porta alla malattia. E’ mio dovere aiutare i membri della comunità; i doni che si ricevono vanno condivisi con chi ha necessità di aiuto, altrimenti il rischio è che ci vengano tolti o che ci portino alla malattia.”

Foto: Il 3 maggio, giorno della Santa Croce, i curanderos  si riuniscono attorno a sorgenti d’acqua, fiumi o laghi per ringraziare e chiedere abbondanza per tutta la durata dell’anno. A volte in questo stesso giorno vengono poste e cambiate le croci presenti nei pressi delle fonti precedentemente benedette dal curandero. Questo rituale che si manifesta in richieste di perdono e offerte alla Madre Terra (in questo caso tamales, sigarette e brodo di gallina dentro la pentola azzurra) che vengono interrate davanti alla croce. Il collare di semi di fagioli che indossa don Leonardo rappresenta la religione sincretica attraverso la presenza della croce cattolica.

Categorie: Nord America, Popoli originari, Umanesimo e Spiritualità
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