Cile, il giorno del rimpasto di governo

29.10.2019 - Redazione Italia

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Cile, il giorno del rimpasto di governo
(Foto di Sergio Bastías)

Dopo aver proclamato la fine dello stato di emergenza e aver ritirato i militari dalle strade, a mezzogiorno di lunedì 28 ottobre Piñera ha realizzato un rimpasto di governo che per la maggior parte dei cittadini non ha alcun significato.

Secondo il deputato umanista Tomás Hirsch, ” il rimpasto di governo ci dimostra ancora una volta che siamo di fronte a un Presidente che non comprende la dimensione della protesta sociale. Ciò che abbiamo visto è un avvicendamento di ministri, sottosegretari, capi dello staff e consiglieri, ma non c’è alcuna nuova proposta dietro questo cambiamento, nessuna modifica della linea che il governo sta seguendo e del suo programma. E’ questa la cosa fondamentale, molto più dei nomi.”

“Di cosa stiamo parlando? Non c’è nessun cambiamento sostanziale. Credo che questo genererà ancora più rabbia tra i cittadini, più fastidio, più mobilitazione totalmente giustificata. Da parte nostra, inoltre, continueremo a promuovere tutto ciò che è necessario per indagare sulle gravissime violazioni dei diritti umani commesse in questi giorni e in queste settimane; per questo stiamo già completando tutte le procedure per l’accusa costituzionale del Presidente Piñera”, ha detto Hirsch non appena è stato annunciato il rimpasto di governo.

E non si è sbagliato, perché il 28 ottobre è stato uno dei giorni più violenti da quando sono iniziate le proteste, con i Carabineros che hanno scatenato una brutale repressione nelle città di Santiago, Valparaíso e Concepción.

Ecco le foto scattate a Valparaíso da Marcela Contardo:

Da parte sua Hernán Cortés, il presidente del Consiglio nazionale per la difesa del patrimonio ittico, ha denunciato la mancanza di sintonia che, nonostante nove giorni di intense mobilitazioni, il presidente Sebastián Piñera ha dimostrato verso le esigenze dei cittadini. E questo,  secondo il dirigente, si riflette in un rimpasto di governo dove non c’è nulla di nuovo.

“E’ sempre la stessa storia. Il Presidente Piñera non è in sintonia con le richieste delle piazze. I cileni hanno parlato e vogliono cambiamenti profondi, non provvedimenti di facciata”, ha detto Cortés.

Il leader ha criticato il tono festoso del rimpasto di governo, che “sembrava più un compleanno, o un’attività di fine anno di un corso. Non c’è empatia. Oggi il Cile ha bisogno di una nuova Costituzione e questo è qualcosa di concreto quando si parla di un patto cittadino”, ha detto.

Ha aggiunto che oggi nell’incontro dei pescatori artigianali della regione di Bio Bío è stato ribadito il bisogno “urgente di una nuova Costituzione, per recuperare le risorse naturali, nazionalizzare il rame e il litio e annullare la legge Longueira, oltre ai salari minimi e alle pensioni di 500.000 pesos per tutti i cileni”.

La gente è scesa in strada in massa, in modo spontaneo; un furgone dei Carabineros ha investito un manifestante nel bel mezzo degli scontri scoppiati nel centro di Santiago. Lo si è saputo grazie a un video circolato su Twitter, dove si può vedere il veicolo della polizia che passa velocemente mentre varie persone lanciano pietre, investe un manifestante e lo scaglia a vari metri di distanza. L’Istituto Nazionale dei Diritti Umani (INDH), ha riferito che il ferito è un giovane di 22 anni, che fortunatamente non è in pericolo di vita.

Le manifestazioni a Santiago si sono concentrate in Plaza Italia e anche sull’Alameda, dove si è scatenata una vera e propria battaglia, con atti di violenza e incendi, repressa duramente con lacrimogeni, idranti, chiusura di stazioni della metropolitana e arresti che hanno prodotto un caos diffuso. In Plaza Italia, invece, l’atmosfera non è stata violenta, fino a quando la stazione della metropolitana Baquedano è stata nuovamente incendiata.

Le foto sono di Sergio Bastías:

Il presidente del sindacato degli insegnanti, Mario Aguilar, ha dichiarato che “ciò di cui il paese ha bisogno non è un cambiamento di facce, ma un cambiamento di modello” e ha convocato proteste e assemblee per lunedì e martedì e uno sciopero generale per mercoledì 30. Non solo un’astensione dal lavoro proclamata da tutti i sindacati, ma anche un blocco dei consumi e dei trasporti e cortei in tutto il paese. “Il popolo cileno si è sollevato. Non ci fermeremo finché non saranno introdotti cambiamenti sostanziali”.

Traduzione dallo spagnolo di Silvia Nocera

Categorie: Fotoreportages, Politica, Sud America
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