Brasile: bestie, schiavi e colpi di stato

25.05.2019 - Paolo D'Aprile

Brasile: bestie, schiavi e colpi di stato

Una pagina, non di più, scriverò una pagina, non una riga in più. Nelle mie infinite notti insonni mi ipnotizzo davanti alla TV.

Mentre il resto del mondo assiste ai film di Netflix, il sottoscritto sintonizza un simpaticissimo canale locale specializzato in trasmissioni di argomento rurale, campi e bestiame. Um boi pra ela, un bue per lei, esorta il presentatore vestito da cowboy, mentre un pio bove viene presentato alle telecamere e a me. Un bue per lei, falla felice. È una specie di asta telefonica. Una volta comprato lo potrai regalare alla moglie, alla fidanzata, e realizzare finalmente il suo sogno. Investire in bestiame è altamente redditizio, e dopo il nostro bue vengono presentati altri stupendi esemplari, tori e mucche, di tutte le razze e stazze. Si possono comprare singolarmente o a decine, come vuoi, dipende dalla tua disponibilità economica. Le nuove tecniche di allevamento garantiscono che in un anno li puoi mandare al macello e i soldi investiti inizialmente tornano indietro raddoppiati. Le povere magnifiche bestie col destino segnato, salgono una ad una sul palco, il presentatore ne tesse le lodi e ne spiega le qualità bovine. Dice pure che mia moglie né sarà felicissima, l’amore non ha prezzo. Un bue per lei.

Il Difensore Civico interviene. È intervenuto tardi, a cose fatte. La passerella dove si presentavano uno ad uno era già smontata e gli spettatori ognuno a casa sua. Dicono i magistrati che il sogno di diventare madre o padre deve essere considerato un atto di amore e non come una merce esposta in vetrina. Perché stavolta chi sfila sul palco, uno ad uno, esposto agli occhi del pubblico, con un presentatore a tesserne le lodi, non sono le mie mucche notturne, ma i bambini disponibili per l’adozione, specialmente i bambini che nessuno vuole, quelli già più grandini e soprattutto quelli la cui pelle non soddisfa le esigenze delle borghesia bianca il cui cuor di amor trabocca. La nota dei magistrati continua, parla di oggettificazione, di dignità umana ferita, di mercato degli schiavi. Nessuno è stato denunciato, nessuno è stato responsabilizzato, in fondo, dicono alcuni, il pretesto è nobile: dare una famiglia ai ragazzi orfani, e l’amore di mamma non si ferma neanche davanti alle leggi, allo Statuto di protezione dell’infanzia. Il mio amico racconta che tanti anni fa vide i bambini della favela essere venduti dai genitori per cinquecento dollari alle Ong di adozione internazionale che a loro volta li consegnavano a famiglie americane, svedesi e italiane per trentamila euro. Il mio amico racconta di orfanotrofi che per piazzare sul mercato la loro merce non avevano bisogno di passerelle, spettacoli e presentatori, ma si valevano di una rete di protezioni che spaziava da alti prelati a giudici corrotti. Il mio amico racconta di un orrore nascosto sottobanco durato decenni e che oggi invece ammantato di bontà, espone i bambini direttamente come le mie mucche, come i miei bovini sonnambuli a platee di aspiranti mamme.

E qui mi fermo altrimenti comincio a tirare in ballo Bolsonaro e il suo governo fautori di questo clima bestiale, di questa atmosfera disumana, di questo gioco al massacro, comincio a parlare di liberazione della vendita di armi automatiche alla popolazione, comincio a raccontare della autorizzazione di 200 tipi di pesticidi proibiti in tutto il mondo, comincio a parlare della ritirata di tutti i radar di controllo dalle autostrade in nome della libertà di guidare come si vuole, comincio a raccontare della sospensione delle norme della sicurezza del lavoro per “favorire gli imprenditori nella loro opera di ricostruzione nazionale”, comincio a parlare della lettera divulgata da Bolsonaro in cui si dice “ostacolato nella capacità di governare dalle istituzioni della repubblica cadute in mano a poteri occulti” e quindi fa appello alla popolazione di scendere in piazza domani per manifestare il suo appoggio a lui, personalmente a lui, e chiedere la chiusura forzata della Corte Costituzionale e del Parlamento. Praticamente un golpe di vecchio stampo. Praticamente un presidente in carica che organizza un colpo di stato. Certo, ieri ha detto che né lui né i suoi ministri parteciperanno alla manifestazione che si svolgerà in un clima pacifico e rispettoso.

Forse domani milioni di sostenitori di Bolsonaro riempiranno le strade chiedendo l’intervento militare. Forse domani quattro gatti si ritroveranno nella desolazione di una piazza vuota, ma la pagina è finita e come promesso mi fermo davvero che mi viene da vomitare.

Categorie: Diritti Umani, Sud America
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