25 aprile: “Marocchinate”, ovvero la vera“liberazione” è nonviolenta

26.04.2019 - Bruna Alasia

25 aprile: “Marocchinate”, ovvero la vera“liberazione” è nonviolenta
(Foto di Elisa Palombi)

“Marocchinate”, ci fa rivivere i momenti successivi allo sfondamento da parte degli alleati della linea di Montecassino, ultimo baluardo tedesco. La guerra era finita e l’Italia avrebbe dovuto essere al riparo da soprusi, ma non fu questa la realtà per le popolazioni del basso Lazio. Ricordate “La ciociara”, romanzo di Alberto Moravia? Testimonia uno stupro subito da madre e figlia per opera di soldati che loro chiamavano “li turchi”. Oggi “ marocchinate” sono definiti quegli atti di violenza, sia sessuale sia fisica, ai danni di migliaia e migliaia di donne, bambini, uomini ,effettuati dai goumier, in altre parole le truppe di nazionalità marocchina inserite nel corpo di spedizione francese in Italia. E questa è l’altra faccia della Liberazione, dice Ariele Vincenti sul palco: “Aspettavamo ji salvatori … so’ arrivati ji diavoli”.

Siamo in un paese della Ciociaria e l’intenso Ariele Vincenti interpreta Angelino, pastore che in un’immaginaria intervista a Enzo Biagi per il settimanale Epoca – lo storico giornalista vi scrisse davvero sul tema – narra la sua già faticosa vita prima dell’ultima guerra, stravolta dall’arrivo dell’esercito liberatore: le forze marocchine, alle quali dai francesi era stato affidato il compito di rompere la difesa tedesca. Assolto l’incarico, “le truppe di colore” come ricompensa ottennero il diritto di predare la popolazione civile: due giorni abbondanti di carta bianca per razziare tutto quel che potevano. Vittima preferita la donna.  Tra queste c’era Silvina, moglie di Angelino, della quale Vincenti racconta lo strazio. Tuttavia una realtà così dura è interpretata dall’attore non con ritmo retorico o pesante, la sua bravura è nell’essere capace di far scoppiare la risata, sdrammatizzante, coinvolgente e istintiva come la vita. Lo spettacolo si fa seguire grazie alla sceneggiatura spontanea, alla sua giusta durata, mentre ci istruisce su un aspetto della storia non indagato e futuribile.

A fine rappresentazione il produttore Marcello Corvino – che nella piéce ha eseguito al violino la “Ciaccona” di Johann Sebastian Bach e ha sottolineato l’intera performance di efficaci intermezzi musicali da lui composti – ha detto in merito : “La guerra è sempre guerra e non bisogna dimenticare la linea di confine che porta alla razzia e alla violenza gratuita”. Qui sta l’importanza di “Marocchinate”, scritto da Ariele Vincenti con Simone Cristicchi: messaggio che alza il livello di riflessione sul giorno del 25 aprile quale liberazione da ogni forma di lotta armata, ricordandoci gandhianamente come per la soluzione dei conflitti “il sentiero della nonviolenza richiede molto più coraggio di quello della violenza.”

Categorie: Cultura e Media, Europa
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