Albania: rimpasto di governo e studenti

31.12.2018 - Indrit Aliu - Redazione Italia

Albania: rimpasto di governo e studenti
(Foto di http://www.droni.al)

Uscirò in piazza con gli studenti, anzi, sarò io a capeggiare la protesta”, questa una delle ultime esternazioni del primo ministro Rama, il quale, temendo un inoltrarsi della protesta degli studenti, prima etichettati come “pigri mentali”, adesso si ritrova a fare il ruolo della vittima, facendo un rimpasto di governo (otto ministri su dodici), “colpevoli” di aver nascosto al capo del governo la situazione reale del paese.

Sul proseguimento della protesta e su le sue implicazioni abbiamo intervistato Anita Lushi una delle attiviste del movimento per l’università.

Attualmente in Albania le proteste sono molte, oltre a voi, a Tirana stano protestando gli abitanti dell’area Astir i quali, rischiano la demolizione delle abitazioni per fare sorgere un pezzo della nuova tangenziale cittadina, non sareste più forti se diverse cause si unissero alla vostra?

Quando parliamo dell’unificazione delle cause, come abbiamo cercato di fare con gli abitanti dell’area di Astir, dobbiamo tenere a mente diversi fattori. In primis, è stato successivamente dimostrato che le persone contrarie a questa “ unione” fossero attivisti del forum giovanile del Partito Socialista. Non è un segreto che durante i giorni della protesta molti attivisti di questo forum si sono uniti alla massa studentesca con l’unico scopo di sabotare la protesta. Secondo, gli studenti hanno sempre cercato di rimanere fedeli alla loro causa, sapendo che solo in questo modo si può ottenere la vittoria. In terzo luogo, l’incoraggiamento per l’unificazione delle cause, residenti di Astir con studenti, ecc.. proveniva dal Partito Democratico. La fusione delle cause porterebbe una rivolta nazionale secondo il pensiero del Partito Democratico e, di conseguenza, la caduta del governo, tanto desiderato da questo partito. In questi giorni abbiamo assistito a numerosi tentativi da parte del Partito Democratico di strumentalizzare la protesta per i propri obiettivi politici, il caso esemplificativo è proprio quello di Astir.

Gli studenti hanno fatto otto richieste al governo e puntano solo su quelle, visto tutte le problematiche in corso nel paese, dalla giustizia alla corruzione diffusa, non sarebbe questo un buon momento per chiedere anche altro e quindi avviare un cambiamento radicale nella società?

È tempo di chiarire il perché delle richieste e le conseguenze del loro adempimento da parte del governo. Tre degli otto punti delineati dal corpo studentesco si scontrano direttamente con la legge sull’istruzione superiore. Accettare queste richieste comporterebbe il crollo della legge sull’istruzione superiore. Ma cosa porterebbe l’abrogazione di questa legge per la società albanese? Oltre ai cambiamenti fondamentali nel modo attuale di funzionamento dell’’istruzione superiore in Albania, si aprirebbe la strada a una radicale e necessaria riforma dell’intero sistema d’istruzione. Ma a questo punto dobbiamo tenere a mente la logica di base di questa legge, una logica completamente neoliberale che consiste nel ridurre i fondi per gli istituti di istruzione pubblica e il finanziamento statale delle istituzioni educative private, quindi per dirla in breve, toglie al pubblico per portare nelle tasche dei privati. Questa logica neoliberale ha dominato i tre decenni di transizione della società albanese in tutte le aree della società. La richiesta di abrogare questa legge e questa forma mentis, è precisamente l’espressione della non approvazione da parte del popolo di queste politiche; spero almeno che risulti chiaro che gli studenti che protestano quotidianamente fanno parte della massa chiamata popolo, quindi non possiamo dire che queste richieste rimangano solo nell’ambito della formazione. No! Vanno oltre, sono molto più di questo. Sono proprio il punto di partenza per la trasformazione radicale di questa società.

Attualmente i paesi europei stano vivendo una profonda crisi non solo ideologica, ma anche economica, quindi anche le rimesse della diaspora albanese sono minori in quantità rispetto a periodi precedenti, questo, potrebbe aver influenzato il bilancio dello stato e quindi anche sull’istruzione superiore?

È inutile parlare dell’impatto delle rimesse nella crisi dell’istruzione superiore. Questa crisi non è iniziata ieri oppure oggi, ma è presente da anni. Con l’attuazione della legge sull’istruzione superiore, lo stato di degrado, ormai di lungo periodo, ha portato come conseguenza l’insofferenza diffusa. Cosa voglio dire con ciò? Voglio dire che anche prima del crollo delle rimesse, l’educazione albanese era in uno stato di crisi, quindi le rimesse non hanno avuto alcun impatto su questa parte. Cosa invece ha influenzato, e potrebbe potenzialmente continuare a influenzare, è il modo di tassare. Non più tardi del 20 dicembre, il presidente Meta ha respinto una legge approvata in Parlamento volta a ridurre la tassa sui dividendi degli azionisti delle società private dal 15% all’8%, questa legge incarna la logica degli investimenti in Albania quindi, pressoché nulli in beni pubblici e dall’altra parte, rimpinzare le tasche dei ricchi attraverso il condono fiscale e una partnership pubblica al settore privato. Non dimentichiamo che il governo Rama è arrivato al potere promettendo la tassazione progressiva. Come risposta alle richieste degli studenti di aumentare il budget pubblico dell’istruzione, il primo ministro Rama ha risposto che non ci sono soldi ma, a quanto pare ce ne sono abbastanza da regalare agli oligarchi. La legge sull’istruzione superiore è una rapina, una sottrazione della possibilità dei poveri di uscire dalla propria soglia. Se a un popolo viene negato la possibilità di uscire dalle proprie misere condizioni, allori è più che normale che un popolo si rivolti.

Sentendo le varie dichiarazioni da parte degli studenti, si ha l’impressione che essi siano impuntati solo sule loro richieste e mantengano una forte neutralità su altri dibattiti importanti, senza voler farsi portatori di altre questioni.

Lo studente albanese oggi non è neutrale. Oggi gli studenti hanno capito la realtà in cui si trovano. Capiscono le condizioni in cui vivono e comprendono anche le cause che hanno portato il paese in questa situazione. Gli studenti si stanno mostrando pragmatici. Sanno che solo mostrando lealtà e la coerenza nella loro causa possono giungere alla vittoria. Più si amplia la lista di richieste, più difficile diventa la vittoria. Gli studenti non negano i problemi sociali in cui vivono, al contrario, pensano che solo attraverso richieste chiare e specifiche troveranno una soluzione. Qui dobbiamo prendere in considerazione un altro fattore, una profonda sfiducia nei partiti politici. L’opposizione è stata quella che ha cercato di creare un “fronte comune”. Questo fronte comune servirebbe all’opposizione marcia come salvagente per uscire dallo stato miserabile in cui si trova. Nel frattempo, gli studenti, e non solo, comprendono più che bene quanto sia corrotta l’opposizione e il governo con essa. Non espandendo il focus della protesta, gli studenti cercano di garantire la veridicità della loro causa e anche di non cadere preda delle basse manovre di opposizione per capitalizzare su questa grande protesta. Uno dei richiami peculiari di questa protesta è stato “niente politica” e questo colpisce rigorosamente i partiti politici. Quando gli studenti gridano “no alla politica” si rivolgono al modo di fare politica, il modo in cui i partiti politici hanno usato fare in tutti questi anni, sfruttando ciò che potevano per i propri interessi ristretti, e cooptando ogni iniziativa nata genuina. Le persone hanno da tempo perso la fiducia in questa politica.

Non credete che il non nascere di un soggetto politico, in seno alla protesta, possa portare ad una dispersione della stessa soprattutto con la volontà del governo Rama di iniziare ad adempiere a dei punti delle vostre richieste?

L’organizzazione politica non necessariamente deve essere partitica, può essere protesta, sciopero, referendum. Le forme che possono prendere le organizzazioni politiche studentesche possono essere nelle forme di “unione di studenti”, “sindacati”,eccetera, quindi organizzazioni che partono dalla base, avendo una legittimazione, sono esattamente queste forme ad avere una lunga vita e a tenere vivo l’interesse.

Iil grado di individualismo nella società albanese dove gli studenti, cresciuti sotto un regime di capitalismo selvaggio senza precedenti nella regione, può portare a una perdita di interesse?

Si, il grado di individualismo in Albania, dopo la caduta della dittatura, ha portato in un personalismo impressionante, ma esattamente questa protesta testimonia che i studenti possono guardare al di la del proprio naso, se cosi non fosse, si sarebbero fermati all’adempimento da parte del governo della prima richiesta (non tassazione per i crediti residui), ma non è accaduto, anzi, gli studenti hanno ampliato le loro richieste portando istanze che non riguardavano le loro necessità immediate e chiedendo l’abrogazione della legge sull’istruzione superiore, inoltre, va ricordato che sostenitori della protesta sono stati anche i laureandi, quindi persone che ormai con le tasse non hanno nulla a che fare e questa è una testimonianza che gli studenti, e non solo loro, hanno oramai oltrepassato il pensiero promosso dall’attuale sistema neoliberale.

Indrit Aliu

Categorie: Educazione, Giovani, Internazionale, Interviste
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