Permetterà la Colombia che le sfugga la pace?

15.10.2018 - Alessandro Bonafede

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Permetterà la Colombia che le sfugga la pace?

A fronte dell’avvenuta smobilitazione e disarmo delle FARC il processo di pace vacilla proprio nel momento più importante: l’implementazione degli accordi.

Il confronto militare tra FARC e governo colombiano è durato più di 52 anni. In piena guerra fredda per evitare che il comunismo si diffondesse in America Latina, vari governi tra cui gli USA patrocinarono operazioni militari contro la guerriglia in tutto il paese. Ma la guerriglia aveva le sue tattiche di difesa e le sue carte da giocare: gli introiti del sequestro, le strategie di combattimento guerrigliere, le tasse sulle coltivazioni di cocaina, la difficoltà dell’esercito di controllare territori enormi e spopolati nelle campagne e giungle del paese. Negli anni 90 Il governo USA di Bush vara in funzione anti guerriglia il Plan Colombia rifornendo di armi e fondi economici il governo colombiano.

I governi colombiani di Betancourt e Pastrana provarono a risolvere il conflitto armato con la guerriglia tramite storiche negoziazioni: tutti processi di pace che ebbero luogo e fallirono. Dopo l’accordo con il governo Betancourt un intero partito la Union patriottica venne quasi eliminato dal sicariato. più di 3500 integranti della Union Patriotica vennero assassinati o fatti scomparire da gruppi militari dell’intelligence, paramilitari o narcos. Altri furono costretti all’esilio.

La smobilitazione della guerriglia avviene solo con i recenti accordi dell’Avana a Cuba del 2016. A Cuba si trova il tutt’ora il segretariato maggiore delle FARC. Gli accordi dell’Avana sono promossi dal premio nobel della pace Santos. Più di 14mila guerriglieri lasciano le armi e si reintregano alla vita civile, ma gli omicidi di attivisti politici nelle campagne e nelle città continuano come sempre.

Al processo di pace tra FARC e governo Santos non partecipa un agguerrito gruppo delle FARC noto come la dissidenza. Rimane inoltre in armi la storica guerriglia dell’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale.

Il processo di pace dell’Avana non si limitava all’avvenuto disarmo delle FARC che hanno consegnato ben 14mila armi. Ma includeva anche garanzie di Verità, Giustizia, Riparazione delle vittime e sopratutto garanzia di non ripetizione degli orrori della guerra.

L’implementazione degli accordi non è avvenuta per mancanze dell’apparato statale, come largamente riconosciuto a livello nazionale e internazionale. In primis c’è stato un ritardo dell’esercito nell’occupare e controllare i territori lasciati liberi dalle FARC. In questi territori si sono allora insediati vecchi e nuovi gruppi armati illegali: cartelli messicani, narcos, l’ELN, i paramilitari, le nuove bande criminali, la dissidenza aramata delle FARC.

L’assistenza sociale nei territori colpiti dal conflitto non è mai arrivata. Secondo l’attuale presidente Ivan Dunque gli accordi dell’Avana promettevano più di quello che era possibile fare per risorse economiche. Inoltre non si è mai fermata la pioggia di assassinii di leader sociali: 128 dalla firma degli accordi di pace, secondo autorevoli investigazioni giornalistiche colombiane. Sono recentemente morti assassinati: 37 leader comunitari, 36 difensori di diritti umani. Uccisi anche molti attivisti contadini che sostituivano coltivazioni illicite e leaders sociali afro.

C’è poi il caso Jesus Santricht, comandante delle FARC accusato di continuare a delinquere, che si trova ora nel super carcere della Picota. Molte organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani protestano rispetto alla “assoluta mancanza di informazioni sulle prove reali” di cui dispone l’apparato accusatorio. Inoltre secondo l’istituto statale della JEP (Juridiciòn Especial por la Paz) creato con gli accordi dell’Avana, chi continua a delinquere deve essere giudicato in base alla legge ordinaria. Se Jesus Santricht perdesse i benefici della Juridiciòn Especial por la Paz verrebbe invece estraditato negli Stati Uniti.

Rimane la storica responsabilità statale e para statale del caso dei “falsi positivi”: semplici civili uccisi dall’esercito e presentati come guerriglieri uccisi in combattimento. Scandalo quello dei falsos positivos per cui nei decenni sono state condannate numerose personalità politiche e militari.

Le FARC sono ora un semplice partito politico: da Forze Armate Rivoluzionarie colombiane si sono ribattezzate ora Forze Alternative Rivoluzionarie del Comune. Hanno partecipato alle recenti elezioni politiche con dubbi risultati reali, ma con un enorme impatto mediatico, sociale e politico a livello nazionale e internazionale.

Questa ennesima crisi del processo di pace avviene in un momento in cui l’economia del paese viaggia ancora più rapidamente che nel passato: numerose sono le ricadute positive del florido settore del turismo, con tutte le attività private connesse. Per non parlare dell’industria e del commercio, settori che viaggiano a pieni motori.

Il mancato rispetto degli accordi di pace viene ampliamente srigmatizzato da quotidiani nazionali colombiani del calibro del El Espectador e dal noto settimanale Semana. Permetterà il governo colombiano di Ivan Duque che vengano persi i benefici degli accordi di pace del governo Santos e che si torni ai tempi guerrafondai di Uribe?

Categorie: Internazionale, Pace e Disarmo, Politica, Sud America
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