Nuovi venti di guerra sulla Striscia di Gaza

29.10.2018 - Betlemme - Patrizia Cecconi

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Greco

Nuovi venti di guerra sulla Striscia di Gaza
(Foto di UNRWA Photo by Dominiek Benoot)

Dopo il deliberato omicidio plurimo di ieri sera, 28 ottobre, di un gruppo di ragazzini che stavano vicino al confine dell’assedio con probabile ma non provata intenzione di far saltare un pezzetto di barriera, si teme che la fragile tregua tra Gaza e Israele ceda, lasciando mano libera all’ossessione di Lieberman, il ministro della difesa di orientamento fascista  che, col suo ripetuto e manifesto desiderio di genocidio verso i palestinesi di Gaza, fa sembrare moderato lo stesso Netanyahu.

Il partito della Jihad islamica (da non confondere neanche lontanamente con l’Isis di creazione occidentale per l’aggettivo che richiama alla religione coranica, n.d.a.), nel concordare il cessate il fuoco dopo il pesante bombardamento del 26/27 ottobre che aveva preso di mira anche l’ospedale “Indonesian” – ancora una volta contro tutte le norme del Diritto internazionale – aveva dichiarato che la tregua avrebbe retto finché Israele non avesse deciso di romperla.  Israele l’ha rotta nel modo più ignobile per un paese che si picca di essere democratico, l’ha rotta facendo intervenire la propria aviazione militare per bombardare  un gruppetto di bambini che avrebbe potuto rendere inoffensivi, ammesso e non provato che fossero pericolosi,  senza spargimento di sangue.

La Jihad si è espressa, ha detto che l’omicidio dei tre bambini verrà vendicato in un modo commisurato all’entità di questo crimine. La radio israeliana dell’IOF (l’esercito di occupazione, n.d.a) stamattina ha avvertito della risposta della Jihad islamica dichiarando che “Sarà interessante sapere se saranno sparati i missili o se verrà mantenuta la calma” aggiungendo poi che “Il Consiglio dei genitori di Eshkol, chiederà di sospendere le lezioni se si rinnoverà il lancio di missili dalla striscia di Gaza”. Praticamente ci si chiede se Israele stia temendo o stia auspicando il lancio di missili per dar luogo, secondo un copione conosciuto ormai a memoria, a un nuovo bombardamento offrendo al mondo mediatico – quello che oggi tace sui bambini fatti a pezzi e l’ospedale bombardato – la sua versione di “piccolo paese” sotto minaccia del “terrorismo di Hamas”. Non ci risulta, infatti, che qualche organo di informazione  mainstream abbia dato il giusto risalto al bombardamento dell’Indonesian Hospital di sole due notti fa, nonostante il presidente del paese finanziatore, l’indonesiano  Jokowi abbia denunciato al mondo il crimine gratuitamente crudele dell’esercito israeliano, quindi Israele seguiterà ad uscire pulito e mediaticamente vincente grazie ai silenzi a comando.

Oggi intanto si stanno celebrando i funerali dei tre ragazzini. Se la risposta della resistenza armata arriverà, arriverà a esequie concluse. E se arriverà il mondo, disinformato sul perché, sosterrà Israele aiutando i venti di guerra a soffiare più forte.

Anche il Comitato nazionale organizzatore della “Grande marci del ritorno” si è espresso sull’assassinio dei tre bambini, denunciando la violazione da parte israeliana delle leggi e delle convenzioni internazionali circa l’infanzia con questo nuovo crimine di stampo terroristico. Ma Israele ha troppi precedenti impuniti per crearsi qualche problema in merito a tale denuncia! Il Comitato nazionale,  ha poi aggiunto nel suo comunicato, che quest’ultimo crimine è funzionale ad ottenere il consenso elettorale di quella parte di israeliani di estrema destra che sostengono una linea ancora più dura di quella attuale contro i palestinesi, soprattutto perché, nonostante la potenza del loro esercito, si trovano impotenti davanti alla determinazione oggettivamente dimostrata dalla Grande marcia.

Praticamente, questo significa che la maggiore violenza, che peraltro si riscontra in tutta la Palestina e proprio oggi in Cisgiordania se ne è avuta pesante prova con decine di arresti arbitrari da Jenin a Betlemme da Ramallah a Gerusalemme ed oltre, sarebbe funzionale al consenso di quella parte di elettorato fedele alle indicazioni genocidarie di ministri fascisti come Lieberman o Bennet, mentre sembra che Netanyahu cerchi di ridurre, almeno secondo dichiarazioni ufficiose,  l’escalation violenta contro la Striscia.

Il Comitato chiede infine che i leader dell’occupazione vengano perseguiti per quest’ultimo crimine e per tutti i crimini commessi contro civili disarmati nelle marce del ritorno.

Siamo certi che nessun organo di stampa di diffusione di massa pubblicherà il comunicato del Comitato della Grande marcia e ancora una volta dobbiamo riconoscere al web e ai social la funzione di dare voce a chi, altrimenti, voce non avrebbe.

Per il momento da Betlemme è tutto. Nei campi di Dheisheh e di Aida, alla periferia di Betlemme comunicano che tutto è nella norma, il che significa che anche stanotte potranno esserci retate della polizia israeliana per arrestare qualcuno colpevole di essere contrario all’illegale occupazione militare. In fondo, su una popolazione di circa 4 milioni di palestinesi, Israele ne detiene circa 7.000 nelle sue prigioni e non certo per aver rubato in banca, quindi gli arresti arbitrari sono “normalità”.

Anche questo è vivere in Palestina, anche questo è democrazia israeliana.

Categorie: Internazionale, Medio Oriente, Opinioni, Questioni internazionali
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