In occasione dell’apposizione della lapide per la pace a Tolé

06.08.2018 - Tolé - Redazione Italia

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In occasione dell’apposizione della lapide per la pace a Tolé

Riproduciamo il discorso di Vittorio Pallotti in occasione dell’apposizione della lapide per la pace a Tolé.

Ringrazio tutti i presenti per la partecipazione a questa importante iniziativa.

E’ trascorso un anno da quando, il 6 agosto 2017, in occasione del 30° anniversario della costruzione di questa chiesetta-sacrario dedicata a tutti i caduti di tutte le guerre, ho avuto l’onore di tenere un discorso di presentazione del progetto di lapide riportante alcune frasi di papa Francesco. Realizzata dallo scultore Paolo Gualandi, che ringrazio per l’impegno e la creatività dimostrate, la lapide sarà fra poco scoperta.

Vi leggo le frasi riportate sulla lapide: “La guerra è follia! Per tutti i caduti della ‘inutile strage’. Per tutte le vittime della follia della guerra, MAI PIU’ LA GUERRA! Da ogni terra si levi una voce. No alla guerra, no alla violenza, sì al dialogo, sì alla pace!”, papa Francesco.

A cura dei Pellegrini del Tauleto.

Queste frasi sono state riportate su una lapide apposta dal Comune di Monteleone di Puglia nel 2015 alla base del locale monumento ai Caduti della I guerra mondiale; e, a quanto ci risulta, è la prima volta, in Italia, che espressioni come queste, che, in modo inequivocabile, condannano ogni guerra e ogni violenza e inneggiano alla pace, vengono scritte e apposte su una lapide in un monumento ai Caduti: e monumenti simili sono presenti in tutti gli oltre 8000 comuni italiani! Pertanto Tolè è la seconda località italiana a seguire l’esempio di Monteleone di Puglia.

Oltre alle frasi di papa Francesco, la lapide contiene tre simboli. In alto, a sinistra, c’è l’immagine di un piede che spezza un fucile, simbolo di tutte le armi. In basso, a destra, due piedi nell’atto di camminare, simbolo dei “Pellegrini del Tauleto”, il gruppo di persone che da 15 anni, a Tolè, con le sue iniziative propone a tutti un cammino di conoscenza, di solidarietà, di crescita spirituale.

A questi due simboli lo scultore Gualandi ha voluto aggiungere il simbolo del ‘Tauletum’ (il nome latino di ‘tavolato’ che ha originato l’attuale nome di Tolè): ad indicare il sito particolare in cui il paese è nato, cioè un territorio quasi pianeggiante, simile ad un altopiano. Nella parte inferiore della lapide, infatti, si nota chiaramente il profilo dell’altopiano, dai Bortolani alla chiesa di Tolè.

Come i due precedenti, anche il simbolo dell’altopiano può essere considerato simbolo di pace; intesa come serenità dello spirito che, dopo la fatica dell’ascesa dalla pianura, permette al pellegrino di oggi, come a quello di ieri, di proseguire tranquillamente il suo cammino con quella pace interiore che gli consente di riflettere, di pregare o di dialogare con i suoi compagni di viaggio: fino alla salita successiva e alla discesa, a volte non meno faticosa o pericolosa della salita.

Tre simboli che sembrano fatti apposta per commentare le frasi di papa Francesco e riflettere su di esse: come uscire dalla spirale della violenza e della guerra, sia quella convenzionale che quella nucleare?

Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha chiaramente indicato la strada da percorrere solennemente dichiarando che non ci possono essere ‘guerre giuste’, perché oggi, con le armi di distruzione di massa, tutte le guerre sono ’ingiuste’. Anzi, tutte le guerre sono ‘folli’, per parafrasare papa Benedetto XV che, alla vigilia della Grande Guerra, dichiarò che ‘la guerra è follia’, frase ripresa di recente da papa Francesco.

Più di recente, anche la massima istituzione politica mondiale, le Nazioni Unite, su iniziativa presa dall’ICAN, la Campagna per l’abolizione delle armi nucleari insignita del Premio Nobel per la Pace 2017, dopo avere messo al bando negli anni passati tutti i tipi di mine e le armi chimiche e batteriologiche, il 7 luglio dell’anno scorso, per la prima volta hanno approvato il Trattato per l’abolizione di tutte le armi nucleari. Trattato che entrerà in vigore, con efficacia giuridica vincolante per tutti i Paesi, non appena sarà stato ratificato da almeno 50 stati. E sapete qual’è stato il primo a farlo? Lo Stato Città del Vaticano, il 20 settembre 2017, primo giorno utile per la ratifica. A questo primo Stato, negli ultimi 10 mesi se ne sono aggiunti altri 14, tra cui Austria, Messico, Costa Rica.

A proposito di quest’ultimo stato, apro una breve parentesi. Il Costa Rica è il più noto dei paesi che, nel 1948, dopo una terribile guerra civile, hanno deciso di fare a meno delle Forze Armate: “Il Costa Rica deve tornare ad essere un Paese con più insegnanti che soldati”, disse l’allora presidente Josè Figueres Ferrer. E l’attuale presidente Laura Cincilla Miranda gli fa buona eco: ”…siccome siamo costretti a risolvere tutto in modo pacifico, da allora ci siamo liberati dai colpi di stato e dalle guerre civili”. Non solo, ma quanto il Paese avrebbe dovuto investire nella Difesa, oggi viene utilizzato per la Sanità e la scuola. Infatti, il tasso di alfabetizzazione è oggi al 96% e la speranza di vita raggiunge i 77 anni, la più alta di tutta l’America Latina.

I paesi che oggi nel mondo sono privi di Forze Armate sono 22, mentre negli anni Ottanta erano solo 4.

Tornando al Trattato per la messa al bando di tutte le armi nucleari, ad oggi sono 60 gli Stati che hanno sottoscritto il Trattato e, di questi, 15 lo hanno ratificato. E il loro numero aumenta continuamente.

E l’Italia? Purtroppo il nostro Paese non solo non ha votato a favore del Trattato il 7 luglio dello scorso anno, ma non è neppure compreso tra i 60 stati che, dal 20 settembre scorso ad oggi, l’hanno firmato. E i motivi appaiono evidenti a tutti.

A fronte di questo atteggiamento di chiusura del nostro Paese, si è sviluppata in questi ultimi mesi la Campagna “Italia ripensaci!” che ha raccolto 31.000 cartoline con la firma di altrettanti cittadini che chiedono a governo e parlamento italiano di firmare e ratificare il Trattato. Cartoline che, il 7 luglio scorso, in occasione del I anniversario dell’approvazione del Trattato, sono state consegnate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Certo, a qualcuno la cifra di 31.000 firmatari può sembrare modesta. Ma occorre considerare che la Campagna è stata accuratamente occultata dai nostri media nazionali.

Nonostante ciò, dal giugno 2017 hanno preso posizione a favore del Trattato ONU: l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Sicilia, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome, 4 regioni (Toscana, Marche, Puglia, Piemonte) e oltre 100 comuni (tra cui Padova, Torino, Firenze, Brescia, Bergamo, Napoli, Ancona). Non solo: gli enti locali che, con i loro pronunciamenti, spingono il nostro governo a seguire questo esempio, aumentano di giorno in giorno. Credo che dobbiamo augurarci che anche i comuni più vicini a Tolè (Vergato, Valsamoggia, Monte S.Pietro, Zocca), la città metropolitana di Bologna e la nostra Regione facciano, quanto prima, altrettanto.

Dopo avere caratterizzato in senso politico quanto detto finora, concludo con un discorso più propriamente nonviolento, iniziando da una frase di Lanza del Vasto, discepolo italiano di Gandhi: “Il nonviolento da che si riconosce? Perchè è amabile e mite? Perchè dice sempre di sì? Dalla sua imperturbabile calma? No, perché non basta, per essere nonviolenti, di non essere violenti. E’ nonviolento chi mira alla coscienza” (Frase tratta dal suo ultimo libro ‘Lezioni di vita’, scritto da Lanza nel 1980).

Vi leggo ora il breve commento a questa frase riportato su un manifesto pubblicato dal Comune di Modena in occasione dell’inaugurazione, nel 2017, della mostra di manifesti “Costruttori di nonviolenza”: “I nonviolenti sfidano la rassegnazione, convinti che sia possibile cambiare un mondo dove sono considerate normali la guerra, la prevaricazione, la violenza. I nonviolenti sono certi che ‘Poichè le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace” (dalla Costituzione dell’UNESCO, 16 novembre 1945). E quindi occorre lavorare per una trasformazione culturale che modifichi le relazioni, le priorità di valori, i rapporti di potere. La nonviolenza è infatti un metodo di lotta per ottenere maggiore giustizia, oppure di azione per risolvere i conflitti senza usare armi, per prevenirli con il dialogo e l’ascolto. I costruttori di nonviolenza credono che sia possibile evitare la barbarie della guerra, imparando che un’intesa è sempre possibile e che le relazioni rispettose sono la vera sfida con cui ci misuriamo ogni giorno. E’ però necessario cambiare le menti e le coscienze, imparando a guardare gli altri come interlocutori con cui costruire, come avversari con cui dibattere le legittime divergenze, ma mai come nemici da combattere”.

Vittorio Pallotti

Tolè (Vergato), 4 agosto 2018

Categorie: Europa, Opinioni, Pace e Disarmo
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