Copione rispettato: missili su Israele, bombardamento su Gaza

09.08.2018 - Patrizia Cecconi

Copione rispettato: missili su Israele, bombardamento su Gaza

Possiamo ben dire “noi lo sapevano”. Sapevamo che il copione anche stavolta sarebbe stato rispettato. Possiamo dirlo per averlo scritto, su questa stessa testata, proprio ieri per l’ultima volta.

Il copione consisteva nell’ottenere la risposta armata contro Israele da parte della resistenza gazawa provocata dalle uccisioni gratuite e dai bombardamenti a singhiozzo degli aerei da ricognizione. Gli ultimi due ragazzi, militanti delle brigate al Qasam, sono stati uccisi ieri. A freddo, non in uno scontro a fuoco o in una qualche manifestazione ostile. Uccisione gratuita. Uccisione “preventiva” si potrebbe dire, per sviare, con quel “preventiva” l’attenzione dall’omicidio. Omicidio premeditato sarebbe invece la definizione giusta anche se Israele, dopo aver ricevuto l’ovvia minaccia di vendetta, ha dichiarato con leggerezza di esserci sbagliato.

Comunque la reazione è arrivata. Da Gaza sono partiti alcuni missili verso Israele, le sirene hanno iniziato a suonare, il panico si è diffuso al punto giusto per poter assecondare le proposte genocidarie di Lieberman, Bennet e altri campioni della democrazia ebraico-israeliana raccolti nel governo Netanyahu e in buona parte del parlamento israeliano.

Israele ha bombardato dal mare distruggendo il Navy club gazawo e diffondendo il terrore in tutta la zona del porto, ha bombardato dal cielo distruggendo molte case definite “postazioni di Hamas”, come se fosse normale distruggere le postazioni della forza politica che governa una regione, insoddisfatti di tenerla sotto assedio, ha bombardato da nord a sud le “postazioni di Hamas”. Ci chiediamo quante persone, udendo nei notiziari “postazione di Hamas” siano in grado di capire che postazione di Hamas è anche un normale ufficio catastale o una sezione del ministero del lavoro o la sede del municipio, essendo Hamas il partito unico al governo. Ma nel gioco manipolativo anche questo ci sta bene e l’ascoltatore poco attento penserà che Israele ha “giustamente” il diritto di difendersi da questo mostro terribile costi quel che costi.

In realtà, a nostro avviso, Israele voleva impedire che la tregua gestita dall’Egitto potesse realizzarsi. Una tregua capestro per Gaza e uno scherno per la Palestina tutta, ma con la popolazione affamata Hamas ha finito per accettarla. A quel punto Israele, dopo aver alzato e nuovamente alzato il prezzo fino ad avere una risposta negativa e ricominciare i negoziati, ha ripreso la vecchia strada dello stillicidio di vite umane palestinesi, quello ignorato dai media ma ben gestito dallo Stato Ebraico  il quale sa che prima o poi avrà la risposta con i missili scacciacane, cioè i razzi di cui dispone la Striscia di Gaza, che riescono a spaventare e qualche volta persino a ferire, ma che hanno il potere di far scattare la premeditata rappresaglia con missili veri e perdite di vite umane in misura variabile ma, sempre, con l’assoluzione di Israele considerato soltanto povera vittima che agisce per legittima difesa.

Intanto, mentre i missili gazawi cadevano a decine e decine su Israele provocando tanta paura e 11 feriti tutti non gravi, i missili israeliani devastavano ampie zone in tutta la Striscia e facevano diversi feriti e tre vittime, forse sarebbe più giusto dire 4 perché ha ucciso Inas Khammash, una giovane mamma di appena 23 anni al nono mese di gravidanza uccidendo anche la creaturina che portava in grembo, oltre alla figlioletta Bayan di un anno e mezzo.

Succedeva a Deir El Balah, a sud di Gaza.  Più a nord invece veniva ucciso Ali Alghandoor30 anni. Ora è notte, i gazawi non dormono, inviano continuamente notizie e ne chiedono, temono un nuovo attacco come quello del 2009 o del 2014 di cui moltissimi portano ancora i segni. Sia fisici, sia psicologici per il terrore e il dolore di aver visto centinaia di corpi di fratelli, amici, genitori dilaniati dalle bombe israeliane.

Ma cosa vuole Israele? questa resta la domanda a cui dare risposta. Vuole ridurre Gaza a livello tale da mangiarsela in un boccone indebolendo ulteriormente la situazione palestinese nei suoi confronti e arrivare all’annessione della Cisgiordania in contemporanea con la totale separazione di Gaza facendola scivolare dall’Asia all’Africa con consenso della sua stessa popolazione ridotta allo stremo?

Ma c’è uno zoccolo duro, lo abbiamo già scritto più volte, uno zoccolo duro che non rispetterà neanche gli eventuali compromessi accettati da Hamas, ammesso che li accetti, e che seguiterà ad essere l’incubo del paese eventualmente vincitore – per indiscussa superiorità  in armi e sostegno internazionale – e che, per dissolversi, chiede soltanto l’applicazione onesta del Diritto internazionale, quel fantasma che Israele calpesta da sempre mentre il mondo non capisce o finge di non capire che è l’unica condizione per porre fine a questa tragedia che rende Israele un paese canaglia con la maschera da vittima le cui azioni le pagano direttamente i palestinesi e, indirettamente, l’intera comunità mondiale che scivola sempre più nella barbarie assecondando Israele e imitandolo nel suo agire profondamente criminale ammantato di quella legalità di facciata che fa tornare alla mente lo stesso tipo di legalità che in Italia molti anni fa partorì le leggi razziali del 1938.

Se la legalità internazionale non vuole definitivamente perire sotto i colpi di Israele è ora che batta un colpo, scrollandosi di dosso il potere dei “padroni del mondo”. Il tempo forse non è ancora scaduto ma è prossimo ad esserlo.

Intanto in Palestina si piangono calde lacrime sugli ultimi martiri, in particolare sulla mamma uccisa insieme alla sua bambina e al bambino che portava in grembo e che non potendo essere definiti militanti o terroristi, finiranno di sicuro nel novero degli scudi umani. Anche questo è un copione conosciuto e ignobile, ma i tanti valletti che  Israele conta nei media mainstream siamo certi che lo reciteranno senza provare vergogna.

Categorie: Medio Oriente, Opinioni
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