Turchia: l’esito delle elezioni politiche e presidenziali

26.06.2018 - Murat Cinar

Turchia: l’esito delle elezioni politiche e presidenziali
(Foto di Euronews)

Il 24 giugno si sono svolte le elezioni politiche e presidenziali in Turchia: Il primo Presidente del nuovo sistema governativo si chiama Recep Tayyip Erdogan ed il partito a cui appartiene deve comporre una coalizione con gli ultranazionalisti per poter governare.

Correvano sei candidati per diventare il nuovo Presidente; Recep Tayyip Erdogan, (Presidente uscente) Muharrem Ince (candidato del Partito Popolare della Repubblica), Selahattin Demirtas (Partito Democratico dei Popoli), Meral Aksener (Partito Buono), Temel Karamollaoglu (Partito del Benessere) e Dogu Perinçek (Partito della Patria).

I partiti che hanno partecipato alle elezioni politiche invece sono i seguenti: Partito dello Sviluppo e della Giustizia (AKP), Partito del Movimento Nazionalista (MHP), Partito della Grande Unione (BBP), Partito Popolare della Repubblica (CHP), Partito Democratico (DP), Partito Democratico dei Popoli (HDP), Partito del Benessere (SP), Partito Buono (IP), Partito della Turchia Indipendente (BTP), Partito della Patria (VP) e Partito della Causa Libera (Huda-Par).

Secondo i dati, ancora non ufficiali, diffusi dal Consiglio Supremo Elettorale (YSK) i risultati per le elezioni presidenziali sono così:

52.38% – Recep Tayyip Erdogan

30.79% – Muharrem Ince

8.32% – Selahattin Demirtas

7.42% – Meral Aksener

0.90% – Temel Karamollaoglu

0.20% – Dogu Perinçek

Invece i risultati, sempre non ufficiali e sempre dello YSK per le elezioni politiche sono i seguenti:

42.28% – AKP

22.79% – CHP

11.53% – HDP

11.20% – MHP

10.14% – IP

1.36% – SP

0.32% – Huda-Par

0.23% – VP

0.16% – altri

Con questi risultati la distribuzione dei seggi sarebbe questa:

AKP – 293

CHP – 146

HDP – 67

MHP – 49

IP – 45

Dato che alcuni piccoli partiti hanno presentato dei candidati nelle liste dei grandi partiti “alleati” per poter entrare nel Parlamento, oltre i risultati di sopra anche questi faranno parte della nuova formazione parlamentare:

SP – 3

DP – 1

BBP – 1

Alla luce di questi risultati Recep Tayyip Erdogan, oltre essere il primo Presidente della Repubblica non bipartisan diventa anche il primo Presidente del nuovo sistema governativo che apre una nuova fase nella storia della Repubblica di Turchia. Un nuovo sistema molto discutibile che arricchisce le mani dell’uomo in cima con diversi poteri decisionali e di interventi nel sistema governativo, legislativo ma anche in quello giuridico.

Il 29 giugno lo YSK comunicherà i risultati ufficiali ed il 2 luglio nuovi parlamentari, 600, giureranno la loro fedeltà alla costituzione ed alla Repubblica nel Parlamento. Successivamente, grazie alla novità costituzionale, il nuovo Presidente nominerà i suoi sedici ministri. Ormai in Turchia non ci sarà più la figura del Primo Ministro e non sarà necessaria la fiducia. Quindi dopo l’annunciazione dei nuovi ministri dovrebbe iniziare la vita del nuovo governo.

Il sessantasettesimo governo della Repubblica di Turchia per nascere avrebbe bisogno di 301 parlamentari, uno in più della metà del totale. L’AKP con questi risultati non sarebbe in grado di farcela quindi, come era previsto prima delle elezioni, il nuovo governo sarà un lavoro di coalizione tra l’AKP ed il Partito del Movimento Nazionalista, MHP.

La Turchia ha trascorso un periodo elettorale sotto lo stato d’emergenza, dichiarato nel mese di luglio del 2016. Particolarmente il giorno delle elezioni è stato un momento di brogli, violenza e manipolazione. Secondo la relazione post elettorale, comunicata il giorno dopo le elezioni, dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), il governo insieme al Presidente della Repubblica hanno ottenuto un risultato elettorale vincente grazie ad una condizione elettorale non equa. Secondo gli esponenti dell’organizzazione europea la maggior parte dei media privati e statali hanno lavorato a favore del governo limitando la libertà di informazione e quella d’espressione di altri concorrenti e partiti. L’OSCE attira l’attenzione sul fatto che sotto le condizioni imposte dallo stato d’emergenza varie convenzioni internazionali che garantiscono i principali diritti umani siano state sospese e limitate. In conclusione, secondo l’OSCE durante lo svolgimento delle elezioni il lavoro degli osservatori è stato limitato in vari casi, le urne spostate precedentemente hanno impossibilitato l’esecuzione del diritto al voto di numerosi cittadini ed è stata una giornata elettorale piena di problemi di sicurezza.

Categorie: Europa, Medio Oriente, Politica
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