Debito pubblico, la Carta di Genova

04.08.2016 - Rocco Artifoni

Debito pubblico, la Carta di Genova
(Foto di www.laltrapagina.it)

Convegno “Dal G8 di Genova alla Laudato si’: il Giubileo del debito?”

A 15 anni dal G8 di Genova e nell’anno del Giubileo della misericordia ci siamo dati appuntamento per condividere una delle questioni globali più urgenti: il progressivo indebitamento dei popoli dell’intero pianeta. Su questo tema abbiamo deciso di confrontarci con pensatori laici e credenti impegnati da anni su questo tema.

La responsabilità collettiva della misericordia, che è il dare opportunità di vita a tutti, richiede di giungere ad una denuncia pubblica delle indifferenze, delle riserve, e ad una pubblica, concorde assunzione di responsabilità al fine di snidare i privilegi e le ipocrisie, che contribuiscono a rendere sempre più ricche e prepotenti le classi dominanti e sempre più povere e vessate le parti sfruttate ed emarginate delle popolazioni.

Da diversi anni il debito è agitato, su scala internazionale, nazionale e locale, come emergenza allo scopo di far accettare come inevitabili le politiche liberiste di alienazione del patrimonio pubblico, mercificazione dei beni comuni, privatizzazione dei servizi pubblici, sottrazione di democrazia e di diritti. Di fatto, il debito rappresenta lo shock che serve “a far diventare politicamente inevitabile ciò che è socialmente inaccettabile”.

Anche in Europa, sta prevalendo l’ideologia della finanza e dei vincoli di bilancio che hanno creato debito, diseguaglianze, risvegliato egoismi, nazionalismi e spinte isolazionistiche che ampliano il solco di un’Europa senza anima, riportando indietro l’orologio della storia a periodi caratterizzati da drammatici conflitti.

Sotto i nostri occhi si consuma l’orrore di esclusioni e della pericolosissima costruzione di muri materiali e mentali, conseguenza di un malinteso senso del limite che colpisce bersagli umani invece di colpire le logiche che animano la finanza senza regole.

Sembra infatti prevalere un’economia estrattiva, che porta con sé privatizzazioni di beni comuni, distruzione, miseria, guerre, migrazioni epocali e irreversibili cambiamenti climatici che colpiscono aree del pianeta vulnerabili, creando un debito ecologico pagato soprattutto da paesi, non responsabili dei disastri ambientali ed esclusi dalla distribuzione della ricchezza, ma gravati da un debito pubblico, in gran parte illegittimo, che li rende schiavi, ancor di più, di un sistema economico che sfrutta il pianeta e l’umanità.

In questa direzione va anche l’analisi del “Pontificio Consiglio Giustizia e Pace” nel messaggio che il suo presidente, cardinal Peter K. A. Turkson, ha inviato ai partecipanti a questo Convegno “Dal G8 alla Laudato sì: il Giubileo del debito?“ e del quale questo breve stralcio è illuminante e

politicamente rilevante: “Negli ultimi anni, in conseguenza alla crisi economica e finanziaria internazionale il problema del debito pubblico si è manifestato con vigore anche nelle economie dei paesi sviluppati e, in particolar modo, in Europa. Di fonte ad una crisi del debito divenuta sempre più globale, sarebbe opportuno – in questi ultimi mesi dell’anno giubilare della Misericordia – riflettere nuovamente sull’opportunità di ridurre, se non addirittura condonare il debito a quei paesi che schiacciati da questo fardello non riescono a porre le basi per lo sviluppo umano delle persone, soprattutto delle nuove generazioni. Papa Francesco ci ricorda nella Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, come “il richiamo all’osservanza della legge non possa ostacolare l’attenzione per le necessità che toccano la dignità delle persone”. Sempre nel messaggio viene sottolineato come anche il Centro Africano per lo Sviluppo e gli studi di strategia dichiari che “il debito demolisce le scuole, gli ospedali e le cliniche e i suoi effetti sono non meno devastanti di quelli di una guerra”.

L’ideologia del debito mette sotto scacco la democrazia, predeterminando le scelte politiche ed economiche tanto a livello nazionale quanto a livello locale, mettendo a rischio la stessa funzione pubblica e sociale degli enti di prossimità e minando il tessuto sociale delle comunità.

Agire contro l’ideologia e la materialità del debito costituisce di conseguenza un impegno prioritario che vogliamo collettivamente assumere.

Non è la prima volta che, in questi 15 anni, i movimenti sociali e ecclesiali si incontrano per mettere in comune analisi, riflessioni e azioni sociali per contrastare “l’economia che uccide” e “la tirannia invisibile” (Evangelii Gaudium 53, 56) dei mercati finanziari.

Assieme abbiamo promosso iniziative per il controllo democratico dei movimenti dei capitali finanziari; assieme abbiamo contrastato i trattati di libero scambio (dalla direttiva Bolkestein all’attuale TTIP – ipotesi di trattato di libero scambio tra USA e UE); assieme abbiamo promosso sensibilizzazione e mobilitazione in difesa dei beni comuni e per un nuovo modello di società e di democrazia.

Sempre assieme, oggi riteniamo di dover agire per promuovere ad ogni livello la liberazione dei popoli e delle comunità dal debito illegittimo ed odioso, attivando la partecipazione diretta delle persone.

Da tempo anche nel nostro Paese sono iniziati percorsi di indagini e revisioni contabili (audit) del debito in diversi territori e Comuni (Roma, Napoli, Parma, Livorno, etc.), smascherando la geografia dei poteri che dietro di esso si nasconde.

Proprio a partire da queste esperienze è stata avviata anche in Italia la nascita del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm), un percorso collettivo per valutare il tema dell’annullamento del debito quale punto nodale per un’economia ed una finanza più giuste.

E’ sulla base di queste riflessioni e considerazioni condivise che

noi oggi riuniti a Genova dopo questa giornata di lavoro collettivo, approviamo la presente Carta d’intenti comuni, ed esprimiamo l’interesse ad impegnarci come singoli o organizzazioni

proponendo a tutte le realtà interessate ed attive a livello locale, nazionale ed internazionali, la costruzione di un percorso che abbia i seguenti obiettivi:

  1. a) promuovere un diverso modello sociale ed economico che metta al centro la piena dignità di ogni persona nel rispetto della vita del pianeta, nostra casa comune;
  2. b) promuovere una campagna di sensibilizzazione sui temi del debito, della finanza e della ricchezza sociale, che sappia comunicare in forme semplici la complessità di questi temi;
  3. c) avviare, in forma partecipativa e dal basso l’istituzione di una Commissione popolare d’indagine e di verità sul debito pubblico italiano, al fine di sapere se, e in quanta parte, tale debito è illegittimo.

Come emerso dalla discussione comune di questa giornata, pensiamo ad un percorso:

  1. che parta anche da realtà locali e settoriali (sanità, istruzione, servizi essenziali, grandi opere ecc.), perché sui temi specifici e dal basso si avverte maggiormente la pressione dell’austerity e dei tagli, risultando anche uno spazio di maggiore coinvolgimento che può produrre un nuovo senso comune, creando alleanze con vari settori della società civile;
  2. che sia accompagnato da un gruppo di facilitazione che elabori una prima proposta di lavoro, da sottoporre a tutte le realtà interessate, per un primo appuntamento nazionale, tenendo conto della data che verrà fissata per il referendum costituzionale;
  3. che sia caratterizzato da un lavoro dal basso e popolare per rendere i contenuti accessibili, con una comunicazione efficace per evidenziare pubblicamente la relazione tra malessere sociale e debito, avvicinando il tema alla gente e creando consapevolezza sui nessi tra debito e declino del welfare;
  4. che coinvolga in particolar modo i giovani e le figure competenti;
  5. che abbia le caratteristiche di un movimento popolare aperto e inclusivo verso le differenze sociali, culturali, e religiose;
  6. che definisca strategie efficaci con obiettivi di breve, medio e lungo periodo, con periodiche verifiche di fattibilità;
  7. che interroghi e investa anche le istituzioni, senza farsi vincolare dal rapporto con le istituzioni medesime;
  8. che si intrecci con altre campagne già avviate sulla finanza pubblica, a partire da quella per la socializzazione della Cassa Depositi e Prestiti;
  9. che sia collegato alla difesa e all’attuazione dell’articolo 47 della Costituzione per incoraggiare e tutelare l’accesso al risparmio popolare e per disciplinare il credito;
  10. che metta in rete le esperienze delle città ribelli al debito locale, in vista della riappropriazione, da parte del popolo, del diritto all’insolvenza dei debiti illegittimi.

Condividono la Carta di Genova e la sottoscrivono:

Arci nazionale

Attac Italia

Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Vecchiano (PI)

Commissione per l’audit del debito del Comune di Parma

Communia Network

Cooperativa Bottega Solidale, Genova

Fair

Fondazione “Lorenzo Milani ” ONLUS di Termoli

Pax Christi Italia

Rete Radie Resch, Genova

  1. Alberti Fabio, Roma
  2. Alioti Gianni, Genova
  3. Aloisi Vanda, Genova
  4. Astigiano Simonetta, Genova
  5. Balbi Cecilia Serenella, Genova
  6. Balbi Paola, Genova
  7. Bartolini Paolo, Genova
  8. Bersani Marco, Roma
  9. Bertorello Marco, Genova
  10. Bertulacelli Norma, Genova
  11. Bevilacqua Graziella, Genova
  12. Bigliazzi Vittorio, Genova
  13. Bonavita Liliana, Sarzana
  14. Bonotto Tarcisio, Verona
  15. Borghetti Valerio, Aulla
  16. Borzani Luca, Genova
  17. Brasesco Pierclaudio, Genova
  18. Bruno Antonio, Genova
  19. Calegari Letizia, Genova
  20. Calvi Cristiano, Genova
  21. Campedelli Alberto, Correggio
  22. Caniglia Giorgio, Dolceacqua (IM)
  23. Celentano Massimo, Genova
  24. Cenacchi Annarita, Bologna
  25. Cifatte Angelo, Genova
  26. Cima Laura, Torino
  27. Cimmino Claudio, Genova
  28. Coin Francesca, Milano
  29. Corazza Giancarlo, Genova
  30. Corradi Danilo, Roma
  31. Coscione Peppino, Genova
  32. Cosentino Pino, Genova
  33. Cosoli Mariangela, La Spezia
  34. Costa Michela, Genova
  35. Culotta Claudio, Genova
  36. De Lellis Antonio, Termoli
  37. Delfino Francesca, Montesilvano (PE)
  38. Di Nicola Renato, Pescara
  39. Esposito Giovanni, Bolano (SP)
  40. Fabbri Marco, Genova
  41. Fasce Luigi, Genova
  42. Ferrari Marcello, Livorno
  43. Ferrera Sergio, Genova
  44. Ferretti Avelino, Reggio Emilia
  45. Filoni Chiara, Bruxelles
  46. Firenze Roberto, Milano
  1. Franco Fabrizio, Sarzana
  2. Gaggero Maria Grazia, Genova
  3. Gaggio Giuliani Haidi, Genova
  4. Gambale Antonio, Genova
  5. Garaventa Cristopher, Genova
  6. Gesualdi Francesco, Vecchiano (PI)
  7. Giampaoli Mauro, Sanremo
  8. Giardi Adriana, Genova
  9. Ghirardelli Antonella, Salsomaggiore Terme (PR)
  10. Gonnella Giuseppe, Genova
  11. Grillo Ivo, Genova
  12. Guglieri Mario Giovanni, Genova
  13. Innocenti Mauro, Bologna
  14. Kovac Stefano, Genova
  15. Kuby Susanna, Venezia
  16. Lazzarotto Anna, Genova
  17. Lena Pino, La Spezia
  18. Leto Antonella, Palermo
  19. Lombardi Rosaria, Bolano (SP)
  20. Lotta Aldo, Cagliari
  21. Lovera Vittorio, Roma
  22. Lucchetti Deborah, Genova
  23. Luciano don Flavio, Cuneo
  24. Malandra Jacqueline, Tortona
  25. Manti Antonio, Genova
  26. Marini Elisa, Campo S. Martino (PD)
  27. Marradi Claudio, Genova
  28. Melone Roberto, Albenga
  29. Michelotti Sabrina, Parma
  30. Mucci Maria, Cascina (PI)
  31. Negro Luciana, Salsomaggiore Terme (Pr)
  32. Nicolella Clizia, Genova
  33. Nuscis Giovanni, Sassari
  34. Orlandini Dino, Genova
  35. Pallareti Marilena, Forlì
  36. Parisi Felicetta, Napoli
  37. Parisi Pino, Genova
  38. Pelliti Giorgio, La Spezia
  39. Petani Adria , Cagliari
  40. Piccoli don Silvio, Termoli
  41. Picena Luigi, Genova
  42. Poggi Mauro, Arenzano (GE)
  43. Quintavalla Cristina, Parma
  44. Repole Simona,Livorno
  45. Ricchiuti mons. Giovanni, Altamura (BA)
  46. Ricciardi Giannoni Maria, Parma
  47. Risso Stefano, Torino
  48. Rocca Mario, Milano
  49. Rodari Erica, Milano
  50. Ruffini Carla Maria, Reggio Emilia
  51. Sander Sonia, Genova
  52. Santucci Mauro, Chiavari (GE)
  53. Sartorio Marina, Genova
  54. Sassi Edoardo, Termoli
  55. Savoia Marina, Genova
  56. Segaliari Paolo, Genova
  57. Simonetti Giorgio, Pordenone
  58. Sommella Mario, Acerra (NA)
  59. Sonzini Valentina, Genova
  60. Stumpo Marcella, Termoli
  61. Tasso Ambretta, Genova
  62. Tonda Silvio, Susa (TO)
  63. Tretola Mario, Cuneo
  64. Ventullo Ornella, Genova
  65. Valentinetti mons. Tommaso, Pescara
  66. Viale Guido, Milano
  67. Volpato Chiara, Genova
  68. Zannoni Danilo, Genova
  69. Padre Alex Zanotelli, Napoli

Per contatti e adesioni, fare riferimento ad:

Antonio De Lellis adelellis@clio.it

Antonio Manti mantanna@tin.it

Categorie: Diritti Umani, Economia, Europa, Politica
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