La soluzione è la democratizzazione, non uno stato d’emergenza!

22.07.2016 - Pressenza Turkey

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

La soluzione è la democratizzazione, non uno stato d’emergenza!

Dichiarazione del presidente della DISK (Confederazione dei sindacati progressisti turchi, ndr) Kani Beko sullo stato d’emergenza dichiarato in Turchia

In seguito al tentativo di colpo di stato del 15 luglio, uno stato d’emergenza di tre mesi è stato dichiarato in tutta la Turchia in conformità alle “proposte” del Consiglio per la sicurezza nazionale.

Dichiarare uno stato d’emergenza in seguito ad un tentativo di colpo di stato che mirava a sospendere completamente la democrazia, non risolverà nessuno dei problemi del Paese, ma servirà solo a realizzare il sistema di governo concepito dai cospiratori del golpe.

La Turchia è assoggettata ad uno stato d’emergenza su scala nazionale per la prima volta dopo il golpe del 12 settembre 1980. Degli stati d’emergenza occasionali sono stati implementati su scala regionale fino al 2002, ma erano sinonimi di assassinii extragiudiziali, massacri, sparizioni in custodia e tortura.

Per coloro che proferiscono che “stavolta non sarà lo stesso”, un solo sguardo alla loro storia in circostanze legali “ordinarie”, mette in allerta rispetto alla nuova grave minaccia a diritti e libertà fondamentali.

Dallo slogan del governo negli anni 80 “Dovremmo nutrirli invece di impiccarli?”  a supporto della pena capitale, alla sospensione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, tutti i segnali indicano che il governo non sta rispondendo al tentativo di golpe in accordo con la “democrazia” e i valori universali.

Non dimentichiamo che i cospiratori del golpe hanno bombardato il parlamento del Paese. La decisione di intralciare la Grande Assemblea Nazionale Turca- che aveva fornito una risposta molto acuta agli attacchi dei complottisti del golpe- non può essere spiegata con la parola “democrazia”; l’unico termine appropriato è “rovesciamento”.

È inoltre chiaro che i diritti dei lavoratori sono severamente minacciati dallo stato di emergenza. In un’atmosfera dove la ricerca di ogni tipo di diritto è stata proibita, i diritti che i lavoratori hanno guadagnato potrebbero essere rimossi senza neanche la minima occasione di far sentire la propria voce all’Assemblea Generale del parlamento.

Dal furto del diritto di liquidazione, al sistema di pensionamento individuale obbligatorio, il governo sarà in grado di impoverire i lavoratori e ridurre la loro sicurezza sul lavoro senza incontrare nessuna resistenza dalle lotte dei lavoratori, i tribunali o l’opposizione parlamentare. Sarà possibile convertire lo stato d’emergenza in uno stato di sfruttamento senza precedenti.

Non si puo’ classificare un sistema autoritario, sprovvisto di qualsiasi fondamento legale, come una “lotta contro i golpi” con l’apparenza legale di uno stato d’emergenza.

La Turchia non ha bisogno di fare una scelta tra il gruppo di complottisti e di dittatori meno peggiori.

La Turchia non ha bisogno di tortura, pena capitale e stato d’emergenza.

La Turchia non ha bisogno di vedere il suo parlamento messo da parte.

Tutte queste violazioni fanno parte degli obiettivi dei complottisti civili e militari.

Quello di cui ha bisogno la Turchia è democrazia, laicismo e pace e la creazione di un Paese dove tutti possano liberamente esprimere le loro convinzioni, esprimere i loro pensieri e vivere con dignità.

Con le sue richieste in favore dei lavoratori, della pace, della democrazia e del laicismo, la DISK è sempre stata contro tutti i golpi e i tentativi di imporre una dittatura e lo farà ancora una volta contro il nuovo stato d’emergenza!

 

Traduzione dall’inglese di Dalila Anneo

Categorie: Asia, Comunicati Stampa, Politica
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