Parent Circle: lottiamo per la vita non per la morte

30.06.2016 - Antonietta Chiodo

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Tedesco, Greco

Parent Circle: lottiamo per la vita non per la morte
(Foto di Parent Circle)

Israele e Palestina due territori in lotta da decenni e divisi dall’odio, dal rancore e dall’astio e i media ci fanno credere che non esista soluzione diversa dal conflitto. Invece no, una realtà differente è possibile.

Parent Circle nasce da una idea comune dei parenti delle vittime del conflitto israelo palestinese che grazie alla ricerca in se stessi, negando il senso dell’ inutile messaggio di morte e vendetta trasmesso in questi anni punta verso la vita.

Da oltre dieci anni ha preso vita una vera e propria collaborazione sociale che coinvolge uomini e donne palestinesi ed israeliane creando progetti di comunicazione specifici a cui collaborano rigorosamente persone delle due parti in conflitto; progetti basati  sull’arte, la manualità, Work Shop  a vari livelli dedicati all’ educazione ed al confronto con una consapevolezza della pace e non del rancore, seminari che, oggi, si sono sviluppati in varie parti del mondo.

Facciamo qualche esempio: l’associazione delle donne collegate a Parent Circle è riuscita in questi mesi a dare vita al progetto “Tenendo i passi”, interpretando così il pensiero comune di camminare verso la pace. Mani delicate ed attente si sono dedicate a maneggiare ago e filo nell’ intento di sviluppare il logo “the Bird of Peace” cucito su scarpe da ginnastica dallo stile chiaramente giovanile e moderno.

The 2015 Women In The World Summit, Lincoln Center, New York City; 4/22/2015

The 2015 Women In The World Summit, Lincoln Center, New York City; 4/22/2015

Il progetto è stato subito apprezzato sia a livello locale che internazionale portando così celebrità come Helen Mirren, Meryl Streep, Barbra Streisand e Cate Blanchett ad aquistarne alcuni modelli, pubblicizzandone il senso poetico e portando l’attenzione nuovamente verso il senso della riconciliazione come autentica forma di possibile futuro. Tra le promotrici di questa straordinaria iniziativa vi è Robi Damelin, donna ebrea israeliana che si è vista strappare il figlio da un ragazzo palestinese nel 2002.

I parenti iniziarono questo percorso ben 11 anni fa, dando vita il 10 maggio di ogni anno alla celebrazione del Memorial Day, in cui si cerca di trasmettere l’importanza del messaggio della guerra non come casualità, bensì come atto umano e consapevole.

A Tel Aviv il 10 maggio di quest’anno si è tenuta una rappresentazione in nome della Pace con la partecipazione di ben 30.000 persone,  presenti alcuni personaggi della Knesset come osservatori silenziosi dello straordinario scenario creato da uomini e donne dei due popoli più discussi al mondo. Pesanti le parole di Arab Aramin, fratello di Abir Aramin deceduto durante il conflitto :

” Il nostro interesse non sarà mai la vendetta. Noi lottiamo per la vita non per la morte”.

http://www.theparentscircle.com/Home.aspx

Categorie: Medio Oriente, Nonviolenza
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