Un paradigma educativo integrale per il pieno sviluppo dell’essere umano

30.05.2016 - Redacción Perú

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Greco

Un paradigma educativo integrale per il pieno sviluppo dell’essere umano

Intervento della dottoressa Andrea Novotny, della Corrente Pedagogica Umanista Universalista (Copehu), al Simposio “Construire le basi per una Educazione Umanizzatrice” tenutosi presso l’auditorium della scuola peruviano-tedesca Alexander Von Humboldt lo scorso venerdì 20 maggio a Lima, Perú.

Buon pomeriggio, saluto con piacere ciascuno di voi. In primo luogo vorrei ringraziare per l’opportunità di essere qui… ringraziare per questo spazio che ci è stato dato per presentare il nostro libro, la nostra proposta, ringraziare gli amici e le amiche che hanno reso possibile per noi essere qui oggi e ciascuno di voi per essere venuto fin qui a condividere questa esperienza. Speriamo, con questa proposta, di poter dare un contributo, magari si potranno scoprire nuovi modi di portare avanti il processo di insegnamento-apprendimento per i propri allievi e per la propria vita…. Vedremo, intanto cominciamo e ognuno scoprirà se, piano piano, qualcosa risuona nel proprio cuore.

Copehu Perú

Ricordo quel 4 luglio del 2011 nella Biblioteca Nazionale di Buenos Aires, dove lanciammo ufficialmente la Copehu (Corrente Pedagogica Umanista Universalista) con l’edizione argentina di Pedagogia dell’Intenzionalità insieme a Mario, che è qui con noi, e Rebeca. E’ lì che è cominciato tutto questo, a partire dalla convinzione che cambiare le cose è possibile, dalla Fede nel poter fare qualcosa, lì dove sono, per aiutare altri a trovare il proprio senso della vita, la possibilità che le Nuove Generazioni, così come gli educatori, possano domandarsi perché sono venuti al mondo, per dare un contributo nel campo educativo, che è essenziale per la vita di ogni essere umano. Cominciamo dunque questo nobile Cammino per Educare guardando al Futuro. Come dicono i miei amici Rebeca e Mario: “L’Educazione per noi è la più nobile e rilevante delle attività umane perché è l’avanguardia della direzione evolutiva dell’essere umano”.

Questa convinzione ci ha portato a intraprendere la missione di fondare di questa Corrente… contribuire alla costruzione di un nuovo paradigma educativo integrale che renda possibile il pieno sviluppo dell’essere umano in funzione della trasformazione sociale, in cui si riconosca l’altro come soggetto attivo dell’apprendimento che aspira a crescere come essere umano, nella sua possibilità di trasformare non solo se stesso ma anche il mondo e la realtà, con lo sguardo posto in un futuro desiderato, con la possibilità di dare alla propria vita una direzione scelta e sentita.

Qual è la nostra fonte di ispirazione? La Corrente di pensiero dell’Umanesimo Universalista di Silo, un pensatore latinoamericano portatore di una nuova concezione dell’essere umano e della coscienza. Abbozziamo l’inquadramento fondamentale di una nuova teoria dell’apprendimento ispirati dalla concezione psicologica, dalla visione filosofica e dal cammino spirituale che Silo esprime nella sua opera.

Così questa Corrente, sorta in Argentina, è arrivata e si è diffusa oggi, tra altri punti, in Bolivia, Brasile, Cile, Perù, Ecuador, Messico, Guatemala, Ungheria, Spagna, Italia, Francia. Siamo gruppi di educatori e di studenti convinti che l’essere umano giunga in questo mondo con una missione, irripetibile e intrasferibile, umanizzatrice. Quindi come possiamo contribuire? Preparando l’ambito fisico e mentale più propizio per facilitare l’apprendimento e la realizzazione di questa missione con cui ogni essere umano arriva al mondo.

Questo per noi è ciò che fa la CoPeHU, una proposta diversa… partiamo da una nuova concezione dell’essere umano e della coscienza; partiamo dall’esperienza, generando l’ambito dove l’educatore può riflettere, meditare su come recuperare il significato profondo dell’educazione, dell’atto di insegnare. Questo significato sarà in relazione con la vocazione? Con quello, cioè, con cui ognuno può contribuire ai fini dell’espressione di un nuovo sguardo, capace di costruire un nuovo senso dell’azione educativa, recuperando l’umano nell’atto di insegnare e apprendere, un nuovo modo di stare nell’aula e nel mondo.

E’ così che nasce questo libro, “Preparando il Cammino dei Nuovi tempi. Uno sguardo umanista sull’apprendimento”, con il proposito di far conoscere gli elementi che compongono questo nuovo paradigma educativo e con l’esperienza di come si sta mettendo in pratica l’Apprendimento Intenzionale insieme alle nuove generazioni. Non è un lavoro concluso, anzi, aspira al fatto che altri lo prendano, si ispirino e sviluppino le proprie esperienze nella costruzione collettiva di un’educazione umanizzatrice per i nuovi tempi. Per questo, dopo la presentazione, ci sarà la mia amica Jaqueline che racconterà come si sta implementando il nostro punto di vista nelle scuole pubbliche qui in Perù…

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In che momento e a che fine sorge questo nuovo paradigma? Con un gruppo di studio multidisciplinare dei Parchi di studio e riflessione “Carcarañá” e “Caucaia” abbiamo realizzato la ricerca Contributi per la teoria e la pratica dell’Apprendimento Intenzionale (nel contesto latinoamericano), in cui analizziamo la situazione attuale, l’evidenza di un paradigma che sta morendo perché non risponde già più alle necessità attuali dell’essere umano, e cerchiamo di formulare un nuovo paradigma.

Il nostro concetto fondamentale è quello dell’“apprendimento intenzionale”.

Concepiamo la coscienza umana come attiva, aperta al mondo per la sua trasformazione, in permanente ricerca intenzionale, costituentesi dinamicamente in atti in cerca di oggetti che li completino, sempre con un interesse.

Partiamo qui da quel semplice e meraviglioso concetto di Husserl, ripreso da Silo nel suo Contributi al Pensiero, che dice: la coscienza è sempre “coscienza di qualcosa”. Non esiste la coscienza in sé, statica, né come cassa che bisogna riempire, né come spugna che assorbe, nemmeno come computer vuoto in cui bisogna registrare programmi e dati affinché funzioni. La coscienza sempre “tende a qualcosa”, esiste dinamicamente come ricerca, sempre lanciata al suo completamento: dal più piccolo gesto del cercare un bicchiere d’acqua quando ho sete, alla ricerca di una coppia, alla lotta per un ideale, fino alla suprema ricerca dell’immortalità. La coscienza non è passiva, è dinamica e strutturale, come la vita, tutto l’universo è dinamico e strutturale.

“Distinguiamo gradi nell’intensità dell’apertura al mondo, di quell’andare intenzionale della coscienza verso il mondo, cominciando dalla semplice e fresca curiosità umana e dall’attenzione verso un mondo esterno pieno di stimoli interessanti a cui prestare attenzione, passando dai gusti o dalle tendenze più personali verso determinati aspetti della vita, determinate tematiche o attività, alla Vocazione per determinate professioni o forme di applicazione sociale, fino ad arrivare al grado più intenso, sentito e profondo della propria Missione nel passaggio in questo piano dell’esistenza”.

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Il cambio di paradigma risiede dunque nel riconoscimento dell’intenzionalità come inerente alla coscienza umana. A differenza di ciò che fino ad oggi è stato considerato dalla psicologia e dalla pedagogia tradizionali, il bambino non viene al mondo come un foglio bianco, come un disco vuoto da riempire e da formare per servire un determinato sistema o modello di società e di essere umano che si suppone siano quelli corretti.

Dal nostro punto di vista è necessario prendere coscienza del fatto che ogni tentativo di riprodurre il sistema attuale, di formare i bambini secondo le credenze e gli schemi attualmente vigenti, di modellarli secondo un determinato paesaggio, è come minimo condannato al fallimento. Questa inerzia di paesaggio psicologico non fa altro che entrare in conflitto con il paesaggio delle nuove generazioni che, peraltro, entrano nell’orizzonte sociale con la propria missione e compenetrati dalla sensibilità, dallo spirito dei nuovi tempi. Questo è, nella mia interpretazione, il senso della frase di Silo che introduce questo capitolo del nostro lavoro: “le nuove generazioni incominceranno a insegnare a quelle adulte con un nuovo affetto e una nuova comprensione”.

Associo questa frase al fenomeno dei giovani che si stanno manifestando nei diversi paesi sudamericani… il modello del nuovo che nasce… per esempio il recente caso dei giovani delle scuole secondarie che, mobilitandosi, sono riusciti a destituire la Ministra dell’Educazione in Paraguay… una forte convinzione che è possibile trasformare le cose e che il futuro sta nelle loro mani. La conoscenza dei propri diritti e l’esigere che siano rispettati, una forte indignazione per le precarie condizioni abitative e per la mancanza di risorse, il loro entusiasmo per imparare, per uscire dalla scuola come esseri pensanti e non funzionali a un sistema, la loro solidarietà con i compagni perché tutti abbiano le stesse possibilità di apprendere in condizioni degne, la loro ribellione allo stabilito perché non favorisce il loro sviluppo integrale come esseri umani, è ciò che ha portato questi giovani a organizzarsi, a unirsi per queste convinzioni condivise, dimostrando che le mobilitazioni sociali nonviolente generano cambiamenti e che solo uniti e organizzati si va avanti.

Nuove forme come l’autonomia, l’orizzontalità, i metodi di lotta nonviolenti, la rotazione delle funzioni, la partecipazione flessibile e diretta, il consenso, l’interesse comune sono alcune delle nuove forme di organizzazione e di lotta adottate dagli studenti.

Dopo la rinuncia della ministra, una studentessa, Camila Benitez, in qualità di rappresentante degli studenti ha ringraziato la ministra per aver rinunciato e per avere avuto un po’ di dignità e ha chiuso dicendo: “Se il popolo chiede qualcosa è perché ne ha bisogno, non per la foto…”.

Si sono osservati simili fenomeni a San Paolo, a suo tempo con i pinguini cileni, ecc…

Ci si potrebbe quindi domandare come contribuire a questa trasformazione che, senza dubbio, va in direzione dell’evoluzione umana perché chi non vuole vivere in una società nonviolenta, solidale, di uguali opportunità per tutti, con condizioni degne, dove lo sviluppo della conoscenza vada oltre lo stabilito come verità assoluta?… e se uno vuole può far parte di questa trasformazione, fare la propria parte, perché è molto importante ciò che facciamo oggi. Per noi, come abbiamo detto in precedenza, l’attitudine adeguata da parte degli adulti di oggi è quella di predisporre l’ambito e le condizioni migliori possibili per le nuove generazioni, fondamentalmente nelle prime tappe della vita. Si tratta di accompagnare, senza giudicare, questa nuova espressione che nasce, che aspira allo sviluppo integrale dell’essere umano, affinché possa svelare la propria Vocazione ed esprimerla nel mondo, un’espressione dei nuovi tempi…

In questo senso mi piacerebbe invitare, chi vuole, ad avvicinarsi a un’esperienza interna affinché ciascuno lasci sorgere, possa ascoltare da dentro di sé quella risposta su come poter contribuire a questa trasformazione… una pratica che non richiede una lunga preparazione né un’abilitazione previa, ma certamente il chiaro proposito di contatto con il profondo del nostro cuore. Cominceremo distendendo il corpo, il cuore e la mente. Se vogliamo possiamo socchiudere gli occhi per concentrarci meglio, un paio di minuti, niente di più. Rilassiamo il corpo, calmiamo il cuore, acquietiamo la mente… Vi invito quindi ad evocare momenti in cui con un clima piacevole, affettuoso, abbiamo imparato qualcosa di nuovo… qual è la sensazione legata al ricordo di quel momento? E’ un registro che mi conforta? Mi dà allegria, calma? Vorrei che tutti i momenti della mia vita fossero accompagnati da quei registri?

Se riconosco quei momenti in me, posso riconoscerli in quel bambino, in quel giovane con cui condivido ogni giorno uno stesso spazio? Posso riconoscere ognuno dei miei studenti come un essere con infinite possibilità. Sento che posso contribuire al loro sviluppo integrale? Quindi se voglio veramente che apprenda, se voglio la sua felicità, se voglio la sua possibilità di costruire la sua realtà, che farò per andare in quella direzione?

Questo è uno dei grandi contributi di Silo, oltre alla sua filosofia e alla sua psicologia: l’orizzontalizzazione del contatto con il Sacro e l’internalizzazione dei riferimenti. La possibilità di cercare risposte sagge nella profondità della coscienza, come l’amore vero nel fondo del nostro cuore. Con il suo Messaggio ispira una spiritualità senza intermediari né gerarchie, in cui ogni essere umano può connettersi, dentro di sé, con il Sacro, l’Inesprimibile. Dal punto di vista dell’educazione, si comincia a percepire un’apertura verso lo spirituale, non più monopolizzato da alcuna chiesa in particolare, e cominciano a sorgere paradigmi educativi interculturali, che rispettano e prendono in considerazione la molteplicità di credenze. Questa nuova atmosfera spirituale emergente è caratterizzata da una forte ricerca personale di esperienze profonde e vere, più in là dei particolari rituali o delle formalità esterne, e dalla necessità di interscambio con altri, nell’intenzione di confluire in ciò che è comune, oltrepassando le differenze esterne che possano apparire, di nazionalità, età, confessione religiosa, professione, ecc… In una realtà sociale segnata dall’ingiustizia, dall’individualismo e dalla corruzione in diversi ambiti, dove è palpabile la mancanza di riferimenti e di senso, molte persone lasciano da parte il timore delle esperienze interne profonde, aprendo il proprio cuore al contatto con altri spazi mentali. Una spiritualità che invita ad apprendere, a trattare gli altri nel modo in cui voglio essere trattato, ad imparare a decifrare i segni del Sacro che abita in me e fuori di me, a imparare a resistere alla violenza che c’è in me e fuori di me… tutto questo indipendentemente dalle credenze, religiose o atee, di ognuno.

L’atmosfera di questa spiritualità aperta, senza imposizioni su ciò che è corretto credere o non credere, ma che ammette la libertà di innumerevoli interpretazioni dell’immortalità e del sacro, che centrandosi sull’esperienza apre la possibilità di condividere ciò che accade nella propria interiorità tra le persone e le culture più diverse, questa atmosfera appare nella proposta di apprendimento intenzionale che stiamo presentando. Un altro punto del nostro libro che pensiamo sia importante sottolineare è il tema della tecnologia. Ci sono due prospettive di analisi che sono risultate interessanti per questo studio: la diffusione di internet, che permette una connettività molto ampia, e la possibilità di accesso libero e gratuito alla memoria sociale e storica dell’essere umano, con la corrispondente attualizzazione di questa grande accumulazione di conoscenza. Le nuove forme di comunicazione e relazione che derivano dalle nuove tecnologie hanno enormi conseguenze sociali e si manifestano in nuovi valori che favoriscono l’orizzontalità dei vincoli contro la verticalità, dato che solidarietà, condivisione e reciprocità ne costituiscono le caratteristiche più positive.

Nel caso particolare dell’educazione abbiamo sottolineato il caso dei “nativi digitali”, docenti e allievi che utilizzano dispositivi tecnologici e internet dall’infanzia, cosa che implica un cambiamento di paradigma in cui copiare, incollare e condividere può essere una pratica benefica per tutti. Si può vedere l’impatto di questo cambiamento nella differenza con cui i nativi digitali si relazionano con coloro che non sono cresciuti sotto l’influenza di queste tecnologie, per esempio in come viene trattato il tema della conoscenza: mentre nella scuola tradizionale questa è posseduta e data dal docente, con le nuove tecnologie può essere co-prodotta e costruita dalla comunità dei nativi digitali.

Crediamo si tratti di “garantire alle nuove generazioni il libero accesso all’informazione accumulata dalla civilizzazione umana in ogni epoca e cultura, di mettere a loro disposizione l’esperienza esistente in quanto al processo e all’utilizzazione di questa informazione e alla tecnologia indispensabile a questo fine, in modo che essi possano contare liberamente su tutto il necessario per essere costruttori della nazione umana dei nuovi tempi”.

Nuovi orizzonti che sicuramente apriranno un paesaggio radicalmente differente da quello che oggi ci circonda. Nella visione di Silo: “L’essere umano del futuro non vorrà guadagnare e possedere cose, vorrà sentire, creare, costruire, imparare senza limiti; non vorrà possedere, tenere, controllare: quell’umano comprenderà che ci sono milioni di forme per sviluppare l’emozione e il pensiero, che c’è una diversità inimmaginabile di forme di sentire e di pensare. Ora la visione dell’essere umano è molto comportamentale e ridotta, ma in futuro tutto andrà bene, tutto andrà verso dove deve andare”.

Questa nuova concezione sull’apprendimento, messa a disposizione delle nuove generazioni, prepara il cammino alla nazione umana universale che sta già nascendo.

Voglio ringraziare di cuore per la possibilità di portare avanti questa missione a partire dalla mia vocazione e per la possibilità di incontrarci oggi con amici molto cari in questo nobile Cammino di Educare.

Ringrazio per il tempo concesso da ognuno di voi, è stato un piacere condividere questa chiacchierata.

Che l’ispirazione ci accompagni e che possiamo imparare senza limiti!

Molte grazie!

Andrea Novotny. 20 maggio 2016

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

Per contatti in Italia: http://copeuu.wordpress.com

 

Categorie: Educazione, Sud America
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