Uno sguardo umano sulla pelle del mostro

05.04.2016 - Djamila Andrade

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese, Greco

Uno sguardo umano sulla pelle del mostro

Perché questo articolo

Voglio premettere che questo è un articolo d´opinione sul momento estremamente violento che sta passando l´Europa con lo specifico intento di volerlo osservare da un punto di vista umanista.

Una riflessione che parte dal principio che dice: ¨Non importa ida che parte ti hanno msso gli avvenimenti, l´ importante è che tu comprenda che non hai scelto nessuna parte¨ ( Il Messaggio di Silo, cap XIII).

Questi principi fanno parte del libro ¨ Il Messaggio di Silo¨, che amo usare per meditare sulla mia propria esistenza e sui fatti che mi succedono intorno. Sono leggi di vita, di luce e di evoluzione e riflettendoci sopra mi aiutano a trovare una mia coerenza.

Come la maggior parte delle persone condanno con veemenza qualunque atto violento, ma credo che per fare un passo in avanti bisogna cercare di capire le ragioni che stanno alla base di questi eventi, senza voler giudicare e condannare, ma riflettendo su cosa si potrebbe fare nella terribile situazione che stiamo vivendo.

Come percepisco l´attuale situazione sociale mondiale

Ho constatato che un po´ ovunque la situazione sociale si sta complicando. L´Europa continua a vivere un periodo di crisi economica, politica e sociale. Aumentano i sentimenti di rivolta e le persone sono disorientate, non sapendo come reagire davanti ai fatti violenti e a cosa credere davanti al fuoco serrato di informazioni che gli vengono rifilate. Questa situazione genera paura, insicurezza per la propria incolumità ( a causa degli attentati) ma anche dubbi e domande su di un futuro sempre più incerto.

In Medio Oriente si vive una situazione ancora più caotica, tra conflitti politici e militari, emigrazioni di massa, problemi sociali e religiosi sempre più comuni. In Africa la situazione continua la stessa quando non peggiora a causa della miseria ed alle condizione di vita disumane, tra democrazie precarie, governi autoritari, etc. etc.
In America Latina, dopo un periodo di apparente affermazione di governi progressisti, si vive oggi un clima da colpo di stato della classe medio alta alleata ad una manipolazione mediatica aggressiva e ad un sistema giudiziario corrotto.

In tutti questi luoghi e nelle varie situazioni di crisi si avverte la presenza di una mano invisibile riconducibile al grande capitalismo finanziario internazionale che tenta imporre le sue politiche di manipolazione speculativa e concentrazione di potere a suo proprio beneficio.

La cosa sicura è che ovunque mi giri avverto nelle persone lo stesso clima di insicurezza e di incertezza riguardo al proprio futuro e il bisogno di individuare strade alternative per una vita migliore. Tutta questa situazione mi esorta a pensare su quale potrebbe essere il miglior modo di reagire possibile.

Cosa significa comprendere

In questa situazione di caos mondiale, come possiamo capire che non abbiamo scelto noi da che parte stare, né io, né le vittime dirette o indirette della violenza attuale e ne quelli che ci appaiono come i peggiori gruppi terroristi. Un modo di pensare che può apparire incomprensibile, e che rende necessaria una ferrea volontà per non cadere vittime della logica compulsiva di giudicare e condannare alla quale siamo abituati. Dobbiamo sforzarci.

Nasciamo in un luogo che non abbiamo scelto, né dal punto di vista geografico, né culturale; memmeno abbiamo sceltoi nostri stessi genitori e parenti. Questa cultura influenza la nostra forma di pensare e di percepire il mondo, siamo basicamente influenzati dalle condizioni famigliari dove nasciamo, dove cresciamo, le scuole che frequentiamo, gli amici che ci ritroviamo e alla fine le nostre stesse decisioni più intime che ci sembrano essere solo nostre sono il frutto di tutti questi insieme di input sociali e personali ai quali siamo sottoposti. Provate a osservare la vostra vita da questo punto di vista.

Saremmo gli stessi se fossimo nati nel mezzo di un conflitto? Se fossimo nati in Medio Oriente, in Africa o in Europa, in famiglie diverse, o addirittura in un contesto storico differente come all´epoca della schiavitù. Saremmo davvero le stesse persone? Avremmo gli stessi pensieri? Ci piacerebbero lo stesso tipo di donne e di uomini? Avremmo gli stessi ideali e gli stessi modelli di vita? Fate questo piccolo esercizio siate elastici e immaginatevi in situazioni e luoghi differenti.

Adesso potremmo tentar di eseguire un esercizio a volte più difficile…

In questo particolare momento di tensione sociale che si sta vivendo in Europa, di rifiuto, sfruttamento, emarginazione, abbandono e umiliazione di immigranti e rifugiati. Oltre le guerre che i vari governi europei incentivano, in nome della democrazia e della giustizia. Immaginiamo la vita di quelle persone che decidono di farsi esplodere in nome del loro Dio o di un ideale che gli appare più importante della propria vita. In che condizioni è nata questa persona? Come deve essere stata la sua vita? Quali delusioni, fallimenti personali e esistenziali deve aver sofferto questo poveraccio da sprofondare in una disperazione cosi profonda che lo spinge a ricercare risposte ed una via d´uscita ai suoi problemi da renderlo facilmente manipolabile e influenzabile al punto di essere convinto che uccidendo e torturando altre persone risolverebbe problemi e sofferenze e verrà ricompensato in altre vite future..

Un ottica che ci aiuta a osservare con sguardo umanista sulla pelle della mostruosità. Non un modo per vole giustificare nessun atto violento, che ci pensi Dio a migliorare la giustizia sociale, né assolvere e deresponsabilizzare ogni individuo per le proprie azioni, ma un tentativo di comprendere e osservare il contesto storico nel quale siamo costretti a vivere ed agire.

Non sarà forse che come quel povero disperato individuo che decide di farsi esplodere assieme ad altri e che ha perso completamente la fiducia nell´esistenza e nel mondo, anche noi non abbiamo potuto scegliere quello che siamo?

In questo contesto storico allora che facciamo? Cosa faccio io?

Credo che il primo passo sia cercare di osservare dall´alto la propria vita e comprendere i condizionamenti ai quali siamo sottoposti rendendoci conto che non abbiamo scelto di appartenere a nessun gruppo, fatto questo possiamo comprendere che siamo il risultato della situazione nella quale viviamo…ma anche che nostra volta possiamo in qualche modo influenzare quello che ci circonda.

Questa consapevolezza può aiutarci a riconciliarci con il momento storico e con il contesto maggiore nel quale dobbiamo vivere. Non abbiamo deciso di vivere in questa epoca della storia umana, ma per una qualche ragione adesso stiamo qui. Non abbiamo deciso di vivere ed assistere a tanta sofferenza, ma se siamo sensibili a tutta questa ingiustizia deve esserci un modo per poter fare qualcosa.

Attraverso uno sguardo più ampio, su tutto il processo evolutivo della specie umana e sulla nostra propria esistenza senza scordarci che si tratta di un processo in continua evoluzione, dobbiamo renderci conto che è responsabilità di ognuno di noi piantare un seme e contribuire a questo processo.

Cercare di vivere in pace con se stessi, con la propria vita e con quello che ci circonda, contribuire alla costruzione evolutiva e lottare per dare migliori condizioni a tutti e lottare per quello nel quale crediamo, è di questo che abbiamo bisogno, dare un senso all’esistenza e gioia di vivere.

Traduzione dal portoghese di Guido Finizia

Categorie: Nonviolenza, Opinioni, Questioni internazionali, Umanesimo e Spiritualità
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