“Ringrazio i paesi dei Balcani occidentali per aver realizzato parte della strategia globale dell’Unione Europea riguardo alla crisi dei migranti” ha twittato Donald Tusk dopo la chiusura della rotta balcanica da parte dell’Austria e di altri paesi, con il risultato di intrappolare 44.000 rifugiati in Grecia.

L’ambasciatore greco in Austria è stato richiamato e un gruppo di austriaci residenti in Grecia ha scritto una lettera aperta al governo chiedendo di aprire le frontiere e sostenendo che una mossa unilaterale del genere mina l’unità dell’UE e viola la Convenzione di Ginevra.

Il 10 marzo Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO ha tenuto a Bruxelles una conferenza stampa congiunta con il Presidente della Commissione Europea Juncker in previsione dell’atteso incontro del 17 e 18 marzo con la Turchia, illustrando le operazioni della NATO in tre zone del Mar Egeo e confermando l’intenzione di intervenire al confine tra Turchia e Siria.

Reazioni di diversi Parlamenti europei

Queste notizie hanno suscitato diverse reazioni a livello parlamentare. In Spagna 227 parlamentari su 350 hanno definito illegale il ruolo che l’UE vuole assegnare alla Turchia riguardo al tema dei rifugiati. Un grande numero di parlamentari greci (compresi quelli di Syriza) hanno criticato le mosse unilaterali di vari paesi e sostenuto che il progetto dell’Unione Europea e il respingimento in Turchia dei migranti costituiscono una violazione della Convenzione di Ginevra e dei trattati europei.

Amministrazioni regionali e comunali

Sei Comuni spagnoli hanno tolto la bandiera dell’Unione Europea dalle loro sedi e altri seguiranno il loro esempio. In Grecia vengono riaperti di continui vecchi campi militari per sistemare i profughi, mentre Regioni e Comuni cercano spazi adeguati nei loro territori. Kostas Bakoyannis, a capo della regione della Grecia centrale, è riuscito nel giro di poche ore a riaprire e sistemare un vecchio albergo abbandonato nella zona delle Termopili per accogliere 400 rifugiati. Diverse amministrazioni locali stanno realizzando iniziative simili e la Regione della Macedonia orientale e della Tracia in collaborazione con vari Comuni ha riutilizzato vecchi edifici nella zona industriale delle città di Drama e Kavala, accogliendo rispettivamente 400 e 900 persone.

Continuano le azioni di solidarietà di ONG e individui

Nelle isole e nei campi sulla terraferma decine di ONG forniscono cure mediche, cibo, vestiario e articoli di prima necessità e negli ostelli proteggono i minori non accompagnati dai trafficanti. Allo stesso tempo si è iniziato a ospitare rifugiati e richiedenti asilo nelle case. La situazione più drammatica è quella di Idomeni, al confine con la Macedonia, dove 12.000 persone sono intrappolate e vivono in condizioni terribili, peggiorate dal brutto tempo degli ultimi giorni. La Rete di Solidarietà Nazionale è riuscita a mobilitare migliaia di ateniesi, che il 6 marzo hanno sommerso Piazza Syntagma di generi di prima necessità.

Alcune verità scomode per i media tradizionali

I discorsi delle istituzioni europee e dei partiti di estrema destra contraddicono i dati dell’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat), secondo cui tra i 2,5 milioni di permessi di soggiorno prevalgono ucraini, americani, cinesi e indiani. Nel suo studio Elspeth Guild sottolinea che nel 2014 sono stati concessi ai rifugiati meno permessi di soggiorno che nel 2011.

Due settimane fa Sotiris Walldén, un ex dipendente della Commissione Europea, ha scritto in un articolo: “… L’arrivo di 1-2 milioni di rifugiati e migranti in un’Unione Europea abitata da 500 milioni di persone, pur rappresentando una notevole sfida, non dovrebbe in condizioni normali minacciare la sua coesione e l’identità dei suoi popoli. Se questo accade è a causa dell’attuale situazione di grande instabilità che si vive in Europa. La disoccupazione di massa, l’austerity e l’insicurezza senza fine, le lampanti disuguaglianze, la decadenza e la corruzione delle elite politiche, l’egemonia tedesca, la divisione tra nord e sud, il separatismo, l’abbandono o il completo travisamento del concetto di solidarietà sono il terreno ideale perché l’ondata di profughi destabilizzi i sistemi politici e rafforzi i partiti di estrema destra e gli euro-scettici. L’Europa e l’Occidente hanno una grande responsabilità riguardo agli afflussi di massa di rifugiati per via delle guerre in Siria, Libia e Iraq, dell’irrisolta questione palestinese e dello stato terribile dell’Africa sub-sahariana. Inoltre l’Europa è ostaggio degli isterici sentimenti anti-russi di alcuni suoi membri ed è incapace di contribuire in modo efficace alla pace in Siria.”

Il Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire ha rivolto un appello alla comunità internazionale dando eco alle voci dei siriani che chiedono disperatamente la fine di questi cinque anni di guerra: “Mi appello a tutti i cittadini americani ed europei affinchè chiedano che i loro governi fermino i bombardamenti sulla Siria e le violenze, ascoltino la voce della pace del popolo siriano e perseguano attivamente vie nonviolente per porre fine al conflitto e alle sofferenze in Siria”.

A questo punto è chiaro che ogni iniziativa presa finora dalle istituzioni e dai governi europei puntava, nel caso migliore, a gestire in qualche modo il flusso di rifugiati, con l’interesse fondamentale di tutelare la sicurezza delle frontiere e produrre un’ulteriore militarizzazione. In ogni caso l’Unione Europea non sta cercando di risolvere davvero il problema, giacché l’unica soluzione è rappresentata dalla fine della guerra e dalla ricerca di proposte nonviolente per la coesistenza pacifica e la riconciliazione in Siria.