Nel 2011 e nel 2014 su Presenza abbiamo parlato del ruolo che la decisione di Saddam Hussein di vendere il petrolio in cambio di euro potrebbe aver giocato nello scatenare la guerra in Iraq, analogamente a quella di Gheddafi di vendere il petrolio in cambio del dinaro d’oro:

Tentare di capire cosa sta succedendo in Libia senza guardare la crisi globale rischia di semplificare eccessivamente le cose. Potremmo dire: “E’ il petrolio, stupido!” e avremmo ragione, ma solo in parte. Gheddafi – di certo non un galantuomo, ma neanche peggiore di altri autocrati della regione- commise lo stesso crimine di Saddam Hussein: attentò all’egemonia del dollaro proponendo che le transazioni petrolifere si facessero in dinari d’oro, una moneta simile all’euro per tutta l’Africa. Questo era perfettamente fattibile, soprattutto perché Gheddafi era seduto su una bella pentola d’oro e avrebbe reso l’Africa finanziariamente indipendente e meno soggetta allo sfruttamento.

Alcuni anni prima Saddam aveva spostato verso l’euro le sue transazioni petrolifere e l’OPEC stava valutando la possibilità di seguire il suo esempio. Molti analisti ritengono che questo avrebbe comportato un crollo del dollaro fino al 40%. Fu allora che gli Stati Uniti iniziarono a parlare di armi di distruzione di massa; in un certo senso era così, almeno per il dollaro.

Le recenti rivelazioni scaturite dalle e-mail di Hillary Clinton aggiungono particolari a quelle che molti allora bollarono come “teorie del complotto”.

Secondo il Foreign Policy Journal, email scoperte di recente dimostrano che il piano libico di creare una valuta basata sull’oro per competere con l’euro e il dollaro fu una delle cause dell’intervento della NATO.

Petrolio e oro della Libia minacciano gli interessi francesi

Anche se la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite proposta dalla Francia sosteneva che la no-fly zone sulla Libia servisse a proteggere i civili, una e-mail dell’aprile 2011 inviata a Hillary, con oggetto “I clienti della Francia e l’oro di Gheddafi”, rivela intenzioni meno nobili.

L’e-mail indica il presidente francese Nicholas Sarkozy come leader dell’attacco alla Libia con cinque obiettivi specifici: ottenere il petrolio libico, consolidare l’influenza francese nella regione, rafforzare la reputazione di Sarkozy in patria, affermare il potere militare francese e impedire l’influenza di Gheddafi su quella che veniva considerata l’Africa francofona.

La lunga sezione che delinea l’enorme minaccia rappresentata dalle riserve d’oro e d’argento di Gheddafi (stimate in 143 tonnellate di oro e circa altrettante di argento) per il franco CFA (Franco delle ex Colonie Francesi), che circolava come moneta primaria in Africa lascia sbalorditi.

Poiché i mercati cominciano a mostrare segni simili a quelli che precedettero il crollo finanziario del 2007/2008 (e non può essere altrimenti, dato che il sistema bancario ha resistito a tutti i tentativi di separare la speculazione dall’economia reale) e la crisi dei rifugiati provocata dalla guerra in Medio Oriente comincia a scuotere l’opinione pubblica, è ora di rivedere la direzione dei modi internazionali, nazionali e personali di organizzare il sistema.

Sta emergendo una nuova sensibilità

… che mette il valore degli esseri umani al di sopra dei soldi, proponendo vie per garantire a tutti l’accesso alla sanità, all’istruzione e alla soddisfazione dei bisogni elementari. Per questo bisogna eliminare la speculazione, favorire la partecipazione dei lavoratori alla gestione d’impresa e ai profitti, incentivare le cooperative, istituire il reddito di base universale e tante altre proposte di organizzazioni che vedono un futuro aperto se riusciremo a prendere una nuova direzione. Il modo migliore per combattere il terrorismo è creare un mondo libero dall’ingiustizia e dalla discriminazione. Magari ci saranno ancora dei fanatici, ma non avranno seguaci.

Questo è il momento della nonviolenza attiva: un volano per cambiare il sistema senza rancore e vendetta, per quanto possiamo essere indignati con la “cricca di Davos”. Se non ci rendiamo conto che la radice delle mega-concentrazioni di oggi è la paura, non saremo in grado di offrire la riconciliazione come strategia per un mondo diverso, più umanizzato. Dobbiamo anche resistere alla pressione da parte dei media di proprietà delle multinazionali, che cercano di farci passare per stupidi se aderiamo alle nuove proposte come il Piano B per l’Europa (DiEM25), Jeremy Corbyn, Podemos, Rethinking Economics, Indignados, Occupy e tutti i movimenti contro la guerra e il nucleare. Margaret Thatcher diceva: “Non c’è alternativa”, noi affermiamo: “Siamo l’alternativa” .

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso