Correa apre il vertice CELAC

28.01.2016 - Tony Robinson

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Correa apre il vertice CELAC

33 Capi di stato, o i loro rappresentanti ufficiali, sono arrivati nella sede dell’UNASUD (Unione delle nazioni sudamericane, in spagnolo UNASUR) a partire dalle 6.30 di ieri, accolti da un colorato benvenuto in musica. Prendendo posto nell’edificio Nestor Kirchner, dal nome di uno dei protagonisti del gruppo CELAC, il presidente ha proposto alcune riflessioni su importanti questioni che la regione sta affrontando.

Facendo riferimento ai cinque assi su cui la regione ha bisogno di avanzare, Correa ha sottolineato la necessità dello sviluppo regionale e ha condannato le potenti forze del capitale finanziario che sacrifica tutto, esseri umani e pianeta inclusi, al perseguimento del profitto. Non tutti gli ascoltatori avrebbero approvato.

Secondo Correa la regione deve progredire nel ridurre la povertà, nella pace in Colombia e in giustizia e dignità per tutti.

In termini di tassazione, ha osservato che mentre in regioni come l’Europa la tassazione media è il 35,7% del reddito personale, nella regione del CELAC il livello scende al 22%. La differenza potrebbe finanziare tutto lo svilluppo di cui c’è bisogno. Ha osservato che la regione dovrebbe essere una società con i mercati, e non una società per i mercati.

Citando il caso del proprio paese, Correa ha parlato dell’importanza di un salario minimo e del fatto che alle aziende che non lo pagano non dovrebbe essere consentito di distribuire utili agli azionisti. Ha pure fatto riferimento al recente rapporto OXFAM, evidenziando l’indecenza di una civiltà in cui 62 esseri umani possiedono la ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri.

In materia di educazione, si è appellato alla regione affinchè dedichi più risorse alla ricerca scientifica e allo sviluppo, sottolineando che non c’è nemmeno un’università, all’interno della regione, che figuri tra le prime 100 della classifica mondiale. Ha chiesto di raddoppiare le risorse al settore, incrementandole da 0,74% a 1,5% del PIL.

In materia di ambiente è stato caustico sul danno fatto ai guadagni di grosse imprese, evidenziando l’incoerenza di un sistema in cui gli investitori hanno tribunali propri ai quali rivolgersi e da cui estrarre ingenti somme a titolo di risarcimento quando gli fa comodo, mentre non esiste giustizia per il pianeta quando quelle stesse aziende inquinano, contaminano e distruggono la vita delle persone.

Parlando di sviluppo delle infrastrutture, ha detto che gli investimenti pubblici sono essenziali e si è appellato ai media affinchè evitino la trappola ideologica della critica alla spesa pubblica, quando quella spesa è indirizzata allo sviluppo della futura economia della regione. Ha osservato che miliardi di dollari generati nella regione sono investiti al di fuori di essa, e ha richiesto il rafforzamento delle banche di sviluppo che potrebbero investire quei soldi all’interno della regione. Ha chiesto anche che la corte internazionale di arbitrato per le dispute sugli investimenti sia rimpiazzata da un’equivalente locale che non sia creata e gestita dalle grosse imprese per i propri scopi.

Ha concluso la revisione delle questioni principali accennando all’importanza del CELAC come blocco, affermando che è tempo che il CELAC sostituisca l’Organizzazione degli Stati Americani, che include tutti i paesi del continente americano dal Canada in giù.

Ha osservato l’ironia per cui la Commissione interamericana per i Diritti Umani ha la sua sede a Washington, USA, il paese nel mondo che più agisce in violazione dei diritti umani e che rifiuta di firmare trattati che accettano la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia. Ha denunciato questo come una forma di neo-colonialismo.

Concludendo il suo discorso di benvenuto, ha osservato che lo sviluppo è un problema politico e dipende dalla forza del governo, e che ciò che unisce i popoli della regione è molto più di ciò che li separa.

 

La regione affronta delle sfide, certamente. E’ difficile trovare unità tra presidenti con opinioni tanto divergenti sul ruolo del grande capitale e del lavoro come Rafael Correa dell’Ecuador e Mauricio Macri dell’Argentina, che ha persino rifiutato di partecipare al vertice. Il pericolo è che tutto quello che può essere concordato sia conseguentemente di basso livello e di scarso impatto sulla vita quotidiana dei popoli della regione. Questioni che potevano essere concordate, come i passi da intraprendere per avanzare verso la proibizione e l’eliminazione delle armi nucleari in un mondo che è sempre più insicuro, non sono state toccate nel discorso di apertura.

Aspettiamo di vedere se saranno fatti passi coraggiosi, da parte della regione, durante i colloqui in programma nella giornata e nella dichiarazione finale.

“Non c’è tempo da perdere” ha detto il Presidente. Questo è certamente qualcosa su cui tutti sono d’accordo.

 

Categorie: America Centrale, Questioni internazionali, Sud America
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