Con il titolo “Le donne fanno avanzare la democrazia” si è tenuta il 14 novembre la terza sessione del Summit Internazionale dei Premi Nobel per la pace a Barcellona, con la partecipazione di Shirin Ebadi, Tawakkol Karman, Jody Williams, Mairead Corrigan Maguire, Betty Williams e della rappresentante dell’ONU Cristina Gallach. La sessione è cominciata con un minuto di silenzio per le vittime degli attentati terroristi di Parigi; tutti gli oratori hanno denunciato l’accaduto.

La yemenita Tawakkol Karman ha invitato a riflettere su ciò che sta succedendo in Medio Oriente e ricordato che in un anno e mezzo l’Isis ha avuto una crescita sorprendente. Mentre le dittature dei paesi arabi traggono vantaggio da questi crimini, le popolazioni ne subiscono le conseguenze. Ha denunciato anche come determinati governi e servizi segreti utilizzino questi crimini per seminare l’odio tra i popoli e denigrare la primavera araba. Riguardo alla situazione della donna nel suo paese, ha sottolineato la mancanza di uguaglianza di opportunità: il governo yemenita non permette infatti alle donne di ottenere gli stessi impieghi degli uomini. Ha proposto infine una battaglia contro il terrorismo e la dittatura.

L’attivista statunitense Jody Williams ha commentato un’iniziativa dell’organizzazione “Donne per la pace”, che tra poco visiterà paesi europei dov’è concentrato un gran numero di rifugiati siriani, come la Croazia e la Slovenia. Incontreranno donne profughe, le meno ascoltate, per dare loro voce. Rispetto agli attentati di Parigi ha commentato: “Non possiamo permettere che fatti simili vengano utilizzati per aumentare l’odio verso l’Islam. La situazione del Medio Oriente è la conseguenza di oppressioni che questi paesi subiscono da decenni.”

L’iraniana Shirin Ebadi, che è stata imprigionata dal regime del suo paese, ha dichiarato di non essere d’accordo con le sanzioni economiche imposte all’Iran, che finiscono per ripercuotersi sulla popolazione civile. Bisognerebbe invece applicare sanzioni politiche, come per esempio sospendere i canali di diffusione del governo iraniano attraverso satelliti americani. Ha inoltre sottolineato l’importanza della lotta delle donne: in una società come quella iraniana, il governo sa che se le donne ottenessero ciò che chiedono questo sarebbe il primo passo verso la democrazia e l’abolizione del regime.

L’attivista irlandese Mairead Corrigan Maguire ha descritto un’imminente iniziativa in Siria. Invitati dal grande patriarca, chiederanno pace e riconciliazione e gireranno il paese per incoraggiare una rivoluzione pacifica e sapere cosa vuole la gente, non i paesi stranieri. “L’Occidente non ha il diritto di bombardare la Siria, l’Iran o la Libia per i suoi interessi politici e di cercare di imporre i suoi valori in Medio Oriente”. Alla domanda su ciò che potrebbero fare le donne palestinesi per risolvere il conflitto, ha risposto che esse insegnano ai figli a risolvere i problemi mediante il dialogo. “La Palestina ospita il numero di profughi più alto del mondo, ma la comunità internazionale non affronta questo problema. Le voci delle donne devono parlare di pace e riconciliazione e il problema va affrontato alla radice sul posto, invece di dare risposte militari.”

Betty Williams, anch’essa attivista irlandese, ha raccontato il suo mantra: “Vivere, amare e costruire una società giusta e pacifica”. A suo parere ogni bomba che esplode rende più difficile il lavoro per la pace. Il lavoro delle donne è cruciale; gli uomini dovranno farsi da parte e lasciare alle donne le redini del lavoro per la pace. La Fondazione Città della Pace lavora in questo senso accogliendo bambini profughi.

La rappresentante delle Nazioni Unite Cristina Gallach ha convenuto che l’ONU non ha raggiunto il suo obiettivo nel campo della pace e neanche in quello dell’uguaglianza di genere. Ci sono solo 16 donne Premio Nobel e la discriminazione nei confronti delle donne nelle nostre società è ancora forte. E’ importante allora che la società si impegni riguardo ai diritti di genere. In molti paesi del mondo essere una donna è ancora pericoloso; c’è bisogno di cambiare le leggi e di formare un’ampia coalizione di organizzazioni e governi, per proteggere le donne e inserirle nel processo decisionale, un passo fondamentale per realizzare la pace nel mondo.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo