ProMosaik intervista l’attivista per la pace Pía Figueroa

26.09.2015 - Milena Rampoldi

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Tedesco, Greco

ProMosaik intervista l’attivista per la pace Pía Figueroa

Abbiamo parlato con Pía Figueroa Edwards, attivista cilena per la nonviolenza e la pace. Le abbiamo posto delle domande sull’umanesimo come la via giusta da percorrere, sulla sua attività socio-politica e sulla sua strategia di azione. Una grande donna, forte e dinamica. E con molti obiettivi a futuro per vivere la nonviolenza.

Come hai riconosciuto che per te l’umanesimo e il pacifismo erano la via giusta da percorrere nella tua vita?

Noi abbiamo vissuto gli anni sessanta; l’epoca della Guerra in Vietnam, dei Beatles e di Che Guevara. A quei tempi non esisteva l’indifferenza perché ovunque c’era un grande impegno. Quello che ci spronava era l’anima sociale o l’anima dentro di noi, era una cultura che anelava alla libertà. In un’atmosfera di questo tipo, dai colori fluorescenti, lo stile di vita al quale eravamo stati educati appariva troppo restrittivo.

Il mio insegnamento non è per i trionfatori, ma per coloro che portano il fallimento nei loro cuori”, affermava Silo in una cartolina distribuita da porta a porta. Ho subito riconosciuto questo sentimento. Nulla di ciò che il sistema offriva, mi dava conforto. In me ardeva il desiderio di un nuovo ordine mondiale, e il fallimento delle aspettative mi avevo portato in una situazione di ricerca e le opzioni che avevo spaziavano dalle droghe alla guerriglia, passando per un viaggio a Kathmandu, la psicoanalisi o la teologia della liberazione.

In quest’epoca convulsa e radicale degli anni 60, mentre i nuovi schermi televisivi mostravano i passi privi di gravità del primo uomo giunto sulla luna, un uomo semplice, vestito tutto di bianco, ai piedi del monte Aconcagua fece il suo primo discorso davanti a qualche centinaia di seguaci che si erano incontrati per ascoltarlo nonostante il vento e la neve, sfidando le mitragliatrici delle guardie di frontiera del governo di Ongania.

Era la conferenza di Silo del 4 maggio 1969,  intitolata La guarigione della sofferenza, che proponeva una via non-violenta attraverso la quale cambiare il mondo e superare la nostra violenza interiore. Tra le persone presenti a quell’evento c’era anche il cileno Antonio Carvallo che creò i primi gruppi nella mia città e mediante il quale ebbi modo di entrare a far parte del gruppo.

In quel momento ha avuto inizio la mia avventura umanista, un percorso di trasformazioni personali e sociali profonde e che avrei poi percorso nei prossimi decenni, raggiungendo i limiti del mio pensiero e anche i luoghi più remoti del nostro pianeta.

Quali sono i principi più importanti della tua attività socio-politica?

“Trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati”. Attraverso l’esercizio della nonviolenza e della nondiscriminazione ci orientiamo verso la futura nazione umana universale.

Come diceva Silo in occasione del vertice dei Premi Nobel per la pace: “Come abbiamo notato tutti, nelle nostre società si è radicata la tematica ecologica e della difesa ambientale. Sebbene alcuni governi e certi settori interessati neghino il pericolo causato dalla mancanza di rispetto nei confronti dell’ambiente, tutti iniziano a percepire l’obbligo di prendere provvedimenti progressisti per reagire alla pressione delle popolazioni di giorno in giorno più preoccupate per il deterioramento della nostra casa comune. Anche i nostri figli diventano di giorno in giorno più sensibili riguardo ai pericoli ambientali. Nei centri educativi più elementari e attraverso mezzi informativi, si fa riferimento alla tematica della prevenzione del deterioramento, e nessuno può sottrarsi a queste preoccupazioni.

Però sul versante della preoccupazione riguardante il tema della violenza notiamo un notevole ritardo. Vorrei dire che la difesa della vita umana e dei diritti umani più elementari non si è radicata a livello generale e globale. Si giustifica persino la violenza, quando si tratta di argomentare a favore della difesa, includendo la “difesa preventiva” contro le possibili aggressioni. E non si sembra provare alcun orrore per la distruzione generale di popolazioni indifese. Solamente quando la violenza penetra nella nostra vita attraverso degli atti delittuosi di sangue ci allarmiamo, ma non smettiamo di glorificare gli esempi negativi che attraversano le nostre società e i nostri bambini fin dalla più tenera infanzia.

Ovviamente sarà così finché non saranno radicate l’idea e la sensibilità capaci di provocare un ripudio profondo e una nausea morale che ci allontana dalle mostruosità della violenza ai suoi diversi livelli.

Per quanto ci riguarda, compiremo tutti gli sforzi necessari per radicare nella società l’importanza delle tematiche relative alla pace e alla nonviolenza ed è chiaro che giungerà il momento in cui ne seguiranno reazioni individuali e anche di massa. Sarà il modo in cui nel nostro mondo si verificherà un cambiamento radicale”.

Che cosa significano per te personalmente l’umanesimo e il pacifismo?

Per me significano apprendere a compiere un salto qualitativo di cui ha bisogno l’umanità al fine di poter vivere in delle condizioni in cui tutti gli esseri umani abbiano la possibilità di svilupparsi senza dover subire dolore e sofferenza. Implica un coraggio straordinario. Ma vi è una cosa più importante e più affascinante di questa?

Puoi parlarci di alcuni aspetti che ritieni importanti dei tuoi libri.

Mi piacerebbe raccontarti quello che la gente ha fatto con il mio ultimo libro “Silo, il maestro del nostro tempo”: lo hanno tradotto in inglese, francese, italiano e portoghese, inclusi alcuni estratti che sono stati tradotti in ungherese, ceco e greco. Oltre a farlo diffondere in formato epub e in altri formati digitali, è stato anche stampato in diverse lingue, e soprattutto nella sua versione originale spagnola. La gente ha organizzato delle presentazioni pubbliche del libro in università, librerie, sale, fiere di libri, teatri, gallerie d’arte, ecc., trasformandole in una vera esperienza di ispirazione e di gioia. Personalmente ho presentato il libro in ben 36 occasioni, una diversa dall’altra, a seconda della cultura del luogo e delle esigenze degli organizzatori della manifestazione. Alla fine dell’anno mi recherò in Messico e il prossimo anno in Grecia per incontrarmi con queste persone straordinarie, che leggono Silo e cercano di diffondere il suo messaggio e le sue proposte.

Per quale motivo è essenziale scrivere per cambiare il mondo?

Bene, in realtà non scrivo solo libri e ricerche. La mia attività principale consiste nello scrivere ed editare per Pressenza, un’agenzia di stampa internazionale, incentrata sulla nonviolenza, sul disarmo, sull’umanesimo, la non-discriminazione e i diritti umani, come fanno molti altri volontari in tutto il mondo. Tutti i giorni commentiamo gli avvenimenti, proponendo un modo diverso di vedere le cose, cercando atteggiamento di inclusione e riconciliazione, proponendo un’alternativa nonviolenta rispetto agli attuali conflitti e alle diverse forme di discriminazione. Entriamo in contatto con molte persone che condividono con noi questa nuova sensibilità e costruiscono nuove modalità di organizzazione, movimenti sociali e nuove espressioni culturali, proposte politiche ed economiche alternative, con le quali stiamo formando un’ampia rete di relazioni con cui condividere le aspirazioni volte ad un nuovo orizzonte umanizzato.

Sono convinta che se il punto di vista umanista si diffonde di più, si costruirà un futuro diverso, visto che saremo in grado di organizzare una società diversa, e la grande maggioranza della gente si impegnerà favore dell’uguaglianza, del disarmo, della reciprocità e della trasparenza.

Quali sono le quattro cose più importanti che vorresti trasmettere alle nuove generazioni?

Credo che dai giovani dobbiamo attenderci moltissimo, visto che sono il futuro. Senza dubbio inizieranno qualcosa di nuovo. Ma le generazioni non si susseguono in modo silenzioso, ma sempre mediante degli scontri e dei movimenti dialettici generazionali. I valori radicati della maggioranza non li interesseranno. Le generazioni non si susseguono in modo tranquillo. Già si intravvede. Infatti non si tratta di una cosa difficile da capire. E si tratta di una generazione che non ha gli stessi nostri valori.

Non sorprende affatto che questa volta possa essere all’inverso. Potrebbe infatti succedere che gli adulti ora siano superficiali e che siano i giovani a diventare profondi. Sta emergendo la generazione giovane. Sono diversi da noi, e sono un qualcosa di straordinario. Stanno adempiendo numerose aspettative. Gli altri che hanno superato l’età di 40 anni, hanno già avuto la loro opportunità. E che cosa hanno fatto altro che trovarsi una posizione comoda? Sembra che in sostanza non abbiano cambiato nulla. Non hanno fatto altro che trovarsi il loro posticino comodo all’interno del sistema. Quelli più giovani sono alla ricerca di punti di riferimento, non nei mass-media e neppure tra i colletti bianchi e i giacca e cravatta. Basta mettersi in sintonia con i ragazzi per percepirlo. Qui in Chile, in Spagna, in Grecia, A Hong Kong, a Istanbul, a Sao Paolo e a New York.

I giovani stanno apparendo sulla scena pubblica ovunque nel mondo. Sono un fenomeno internazionale, molto attivi, molto disordinati, ma con nuovi impulsi, creativi e ribelli. Ed è in questo modo che si stanno muovendo. Sta emergendo questa nuova generazione. I giovani che si rifiutano di partecipare a qualsiasi cosa che sembra loro contradditoria e non vogliono essere complici delle atrocità che vivono. Ma come dovrebbero poi essere con tutte le pressioni che subiscono?

Stiamo vivendo l’emergenza di una generazione nuova sulla scena della storia e senza dubbio essa sta producendo le sue manifestazioni. La fratellanza e la giustizia ritrovano il loro spazio nel cuore dei giovani. E questo sta succedendo veramente, e noi non dobbiamo fare altro che apprendere da loro, sostenerli ed aiutarli nel limite del possibile. Vorrei semplicemente trasmettere loro speranza, gioia, il mio appoggio e il mio sostegno.

Che cosa hai raggiunto fino ad ora con il tuo lavoro e quali sono gli obiettivi che vorresti perseguire nell’immediato futuro?

Forse un po’ di coerenza… Cerco di sentire quello che secondo me è giusto e di fare quello che ritengo sia importante, senza contraddizioni tra il mio pensiero, il mio sentire e il mio agire. E questo non mi sembra poco. Per quanto riguarda il futuro immediato, sento di essere buttata in questa direzione e di seguirla progredendo, diffondendo delle proposte per costruire un mondo basato sulla pace e la nonviolenza.

Traduzione in italiano a cura di ProMosaik e.V.

 

Categorie: Interviste, Umanesimo e Spiritualità
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