5 secondi: una riflessione su Hiroshima

06.08.2015 - Pressenza Budapest

5 secondi: una riflessione su Hiroshima
(Foto di Pressenza Budapest)

Quest’articolo è disponibile anche in: inglese

Nikos Stergiou ha esposto questa riflessione sulla bomba di Hiroshima e le sue conseguenze a una conferenza stampa tenuta ad Atene il 5 agosto da Mondo senza Guerre e senza Violenza Grecia e dall’attivista per la pace Panos Trigazis.

Chiudo gli occhi e conto fino a 5. Li riapro e mi rendo conto che in quei 5 secondi sono morte 140.000 persone in una sola città giapponese, in un caldo mattino d’estate dell’agosto 1945.

Chiudo gli occhi e mi ricordo le bugie che le autorità americane del tempo hanno usato per convincere l’umanità della necessità di usare la bomba atomica. Apro gli occhi e osservo come la stessa macchina propagandistica venga utilizzata ancora oggi per convincerci della necessità di mantenere oltre 15.000 testate nucleari sparse per il mondo, di cui 1.800 in stato permanente di massima allerta, pronte a essere lanciate nel giro di pochi minuti, provocando la prossima “Hiroshima” o “Nagasaki”.

Chiudo gli occhi e vedo il terrore della minaccia nucleare e dell’estinzione che grava sull’umanità e su tutte le forme di vita del pianeta. Li riapro e vedo che nove Stati ed enormi interessi economici sono concentrati sulla tecnologia nucleare e la produzione bellica (il secondo settore economico al mondo), per coltivare nella nostra mente da oltre settant’anni ogni tipo di orrore – dalla minaccia comunista o capitalista a un’imminente invasione aliena. E tutto questo per giustificare il mantenimento di un vasto meccanismo di personale e tecnologia e un esorbitante spreco di risorse finanziarie (gli Stati Uniti da soli spendono oltre 200 miliardi di dollari all’anno per mantenere il loro arsenale nucleare).

Chiudo gli occhi e ricordo la paura della diffusione della radioattività in tutta l’Europa dopo l’incidente di Chernobyl nel 1986. Li riapro e leggo delle continue perdite di acqua radioattiva nell’Oceano Pacifico dopo l’incidente nucleare di Fukushima, che ha contaminato tutta la zona tra le coste del Giappone e quelle degli Stati Uniti, del Canada, del Cile e della Nuova Zelanda. Vedo anche che la diffusione della tecnologia atomica in altri paesi fornisce loro l’occasione per avanzare verso la creazione di armi nucleari. Ci hanno detto che questo stava succedendo con l’Iran; sembra che l’importante accordo raggiunto un mese fa per il controllo del suo programma nucleare lo abbia evitato.

Chiudo gli occhi e penso che le armi nucleari sono legate al capitale globale, al complesso militare industriale, a tutte le forme di violenza e intolleranza con cui l’essere umano viene sostituito nei nostri cuore e nelle nostre menti da altri valori. Apro gli occhi e leggo i cinque punti della prima Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, organizzata da Mondo senza Guerre nel 2009:

– Completa abolizione delle armi nucleari.

– Riduzione delle armi convenzionali.

– Ritiro delle truppe d’invasione dai territori occupati.

– Rinuncia all’uso della guerra come forma di risoluzione dei conflitti tra gli Stati.

– Accordi bilaterali di non-aggressione.

Cari amici, dopo settant’anni è tempo per l’umanità e per tutti noi di chiudere gli occhi e immaginare la denuclearizzazione del pianeta, di immaginare zone libere dalle armi nucleari come il Medio Oriente, il Mediterraneo e gli oceani. E’ ora di immaginare che la consapevolezza della totale estinzione del genere umano supera la paura degli alieni e dei dinosauri.

Dopo settant’anni, è ora di tendere la mano al nostro vicino, a chi è diverso da noi, alle altre organizzazioni e gruppi e di chiedere a gran voce e con maggiore potenza la complete abolizione delle armi nucleari.

Dopo settant’anni è ora di “mandare in pensione” le armi atomiche e il sistema che le sostiene. E’ ora di mostrare una vera fede nel meglio dell’umanità; forse a questo punto potremmo anche vedere gli alieni in modo più amichevole.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

Categorie: Asia, Internazionale, Opinioni, Pace e Disarmo
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