Seconda giornata al Summit dei Nobel per la Pace

13.12.2014 - Redazione Italia

Seconda giornata al Summit dei Nobel per la Pace
Jody Williams e gli altri relatori al secondo giorno del Summit (Foto di Domenico Musella)

Ben 3 sessioni hanno animato oggi la seconda giornata del XIV Summit dei Nobel per la Pace di Roma. Numerosi e importanti gli argomenti affrontati: come fermare la violenza sessuale e di genere, come riconciliare le comunità in conflitto e come prevenire le guerre.

Jody Williams, con la sua consueta determinazione, si è subito fatta notare per la sua mise: una maglietta con su la scritta Unarmed Civilian. Il primo panel, a cui l’insegnante e pacifista statunitense ha preso parte, ha avuto come tema “Vivere la pace, Fermare la violenza sessuale e di genere – Prevenire la disuguaglianza, l’oppressione e l’abuso”. Altri intervenuti: due protagoniste anche della prima giornata, come l’attivista yemenita Tawakkol Karman e l’iraniana Shirin Ebadi; oltre a Melissa Fleming che ha parlato a nome dell’Alto Commissariato ONU per i Rfugiati (UNHCR, premio Nobel per la Pace 1981); Phil Lord che ha rappresentato l’American Friends Service Committee (AFSC, organizzazione Nobel per la Pace nel 1947) e una presenza che a molti è risultata contradditoria (almeno quanto il premio dato all’istituzione che rappresenta): l’ex Ministra degli Esteri italiana e attuale Rappresentante della Politica Estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini.

La seconda sessione di oggi, quarta dell’intero Summit, è stata intitolata: “Vivere la Pace, Riconciliare le comunità. Costruire una pace duratura in comunità divise attraverso esempi positivi”. A discutere di questo argomento, sempre di grande attualità in molti contesti del mondo, i nordirlandesi David Trimble e Mairead Maguire e Betty Williams, Colin Archer dell’International Peace Bureau (IPB, ente insignito del Nobel nel 1910) e Michael Moller, rappresentante danese delle Nazioni Unite (Nobel per la Pace 2001).

Un momento di tenerezza e di grande speranza lo ha portato Marc Dullaert della KidsRights Foundation, la fondazione che promuove l’International Children’s Peace Prize, assegnato ogni anno dal 2005 a bambini e ragazzi che hanno lottato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel mondo. Come mostrato in un commovente video proiettato nell’Auditorium, il premio ha coinvolto finora soprattutto il continente africano e quello asiatico. Curiosità: Malala Yousafzai, che quest’anno si è aggiudicata il Premio Nobel per la Pace, qualche anno fa è stata insignita di questo riconoscimento. Il messaggio-simbolo veicolato da questo premio è: “Possiamo imparare da loro che il cambiamento comincia nelle scuole, nelle strade e nella mente”.

Il quinto e ultimo panel odierno della giornata: “Vivere la Pace, Evitare i conflitti per la sicurezza globale: il ruolo delle istituzioni internazionali” ha concluso il secondo giorno di Summit con dei toni che a tratti sono stati piuttosto foschi. Si è parlato infatti principalmente dei danni catastrofici procurati da un utilizzo intensivo di armi chimiche, nucleari e di distruzione di massa. Protagonisti del dibattito, molti rappresentanti di organizzazioni culturali e scientifiche che nel corso degli anni hanno contribuito alla pace, vincendo poi il Nobel.

Stephen Goose ha parlato a nome della Campagna internazionale per il bando delle mine anti-uomo (ICBL – Nobel per la Pace 1997), Ira Helfand ha rappresentato i Medici internazionali per la prevenzione della guerra nucleare (IPPNW – Nobel 1985 e tra i sostenitori della Campagna per il Disarmo Nucleare ICAN), Olufemi Elias è intervenuto per l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW, Nobel per la Pace nel 2013). La PUGWASH Conference on Science and World Affairs, impegnata nel disarmo nucleare e Nobel per la Pace 1995 è stata rappresentata da Jayantha Dhanapala, mentre Rajendra Kumar Pachauri ha parlato delle problematiche ambientali a nome del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC, Nobel 2007).

Ad alleggerire il clima, in conclusione, ci hanno pensato sempre l’arguzia e l’attiva serenità del Dalai Lama, presente anche oggi all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Tenzin Gyatso ha risposto al termine della conferenza a due giovani del pubblico, come da lui stesso richiesto all’inizio del Panel: “Ragazzi, ponetemi delle domande difficili per farmi esercitare il cervello”.

È prevista per domani in un’altra location, la sala Giulio Cesare del Campidoglio (sede del municipio di Roma), la giornata finale del vertice. In programma ci sono un’altra sessione di lavoro, la consegna del Peace Summit Award 2014 e la cerimonia di chiusura dell’evento.

Pressenza Italia seguirà anche domani il Summit, con news, approfondimenti e aggornamenti in tempo reale su Twitter e Facebook.

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Categorie: Internazionale, Nonviolenza, Pace e Disarmo
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