Lo stato maggiore delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, le FARC, ha annunciato lo scorso 17 dicembre un “cessate il fuoco” unilaterale e a tempo indeterminato che inizierà oggi, sabato 20 dicembre. Una tregua che “dovrebbe trasformarsi in armistizio” e una svolta del gruppo guerrigliero dopo il disgelo Cuba-Usa, nonché un’opportunità per il governo colombiano di chiudere un conflitto che dura da 50 anni.

L’annuncio arriva qualche giorno dopo la ripresa dei negoziati tra il governo colombiano e i rappresentanti della guerilla marxista all’Avana, negoziati che proseguivano dalla fine del 2012 ed erano state interrotti all’inizio di dicembre, dopo la crisi provocata dal rapimento, da parte di alcuni militanti delle Forze rivoluzionarie, del generale Ruben Alzate.

Immediate le reazioni positive del governo colombiano, che vuole arrivare “presto ad una pace definitiva”, anche se non sono mancate le critiche da parte dell’opposizione di destra guidata dall’ex presidente Uribe che accusa Santos di “negare il terrore, la barbarie ed i sequestri delle Farc”.

Chi sono le FARC

Le Farc sono il gruppo guerrigliero più antico dell’America latina nato come “unità di autodifesa contadina” dopo l’attacco effettuato da 16mila soldati dell’esercito colombiano contro la popolazione rurale di Marquetalia, tra i dipartimenti di Huila e Cauca nel sud del Paese. Il conflitto con le Farc insanguina infatti la Colombia dal 27 maggio del 1964, quando furono massacrati 200 contadini e altri 2mila finirono in carcere. Tuttavia per comprendere l’origine del conflitto armato colombiano bisogna andare ancora più indietro nel tempo, esattamente al 9 aprile del 1948. Quel giorno Jorge Eliécer Gaitán, un avvocato liberale che voleva la riforma agraria per togliere dalla miseria milioni di suoi concittadini, venne ucciso poco prima di incontrarsi con Fidel Castro.

Con quell’omicidio ebbe inizio l’“inferno colombiano” ed i 16 anni successivi passarono alla storia come il periodo de “La Violencia”. Durante questi anni, due milioni di persone, degli 11 milioni che nel 1948 vivevano in Colombia, fuggirono all’estero mentre negli scontri feroci tra gli esponenti del partito liberale di Gaitán e quelli del partito conservatore, i morti furono oltre 200.000. Il 27 maggio di 50 anni fa dal massacro di Marquetalia riusciva a salvarsi Manuel Marulanda, alias Tirofijo. Fu lui, assieme ad altri, a fondare quel giorno stesso le Farc. Quello tra lo Stato colombiano e le Farc è il conflitto vecchio più vecchio dell’America Latina, ha ucciso oltre 220.000 persone e ne ha costrette alla fuga 5,3 milioni.

Cosa prevede il processo di pace

I negoziati di pace, inaugurati nel novembre 2012 a Cuba, mirano a risolvere il più antico conflitto dell’America latina che ha visto già saltare un accordo nel 2002 durante il governo di Andrés Pastrana, che aveva anche concesso al Fronte una zona demilitarizzata di 42.000 chilometri quadrati. Ma le Farc avevano lanciato una serie di attacchi per rafforzare le proprie posizioni e Pastrana allora decise di lasciare i negoziati.

Quest’ultimo accordo è invece iniziato nel 2012 e sembra aver portato già ad importanti conquiste, come quella della riforma agraria, il tema che sta molto a cuore al gruppo di guerriglieri. In Colombia infatti la distribuzione delle terre è la meno egalitaria al mondo (con l’1% della popolazione che detiene il 52% delle terre) e in un contesto come questo il nuovo accordo prevede l’accesso per i campesinos alle terre incolte, la creazione di un fondo specifico e la costruzione di alcune infrastrutture necessarie al decollo economico del paese.

«Abbiamo deciso di cessare il fuoco e le ostilità in modo unilaterale a tempo indeterminato per giungere a un armistizio. Affinché abbia pieno successo, aspiriamo ad ottenere supervisione dell’Unasur (Unione dei Paesi sudamericani), della Celac (comunità dei Paesi latinoamericani), della Croce rossa e del Frente Amplio por la Paz (composto da organizzazioni della società civile e partiti politici)», si legge nel documento in cui appare anche come condizione per la continuità della tregua che le forze pubbliche non attacchino.