Il presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete, ha promesso martedì, con un tweet, di non sfrattare più i Masai, dopo una protesta internazionale contro il progetto di trasformare la loro terra ancestrale in un terreno di caccia commerciale per i reali di Dubai.

La scorsa settimana The Guardian aveva rivelato l’introduzione da parte del governo di un piano per trasferire forzatamente 40.000 pastori Masai per far posto a una società di caccia per safari per turisti con base negli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, secondo il quotidiano inglese, dopo il successo di una campagna online, alla quale hanno aderito più di 2 milioni di persone in tutto il mondo, Kikwete ha dichiarato in un tweet: “Non c’è mai stato, né ci sarà mai, alcun piano da parte del governo della Tanzania per sfrattare il popolo Masai dalla loro terra ancestrale”.

La promessa è stata salutata positivamente dal gruppo di attivisti online Avaaz, che avevano dato il via due anni fa alla campagna virale che aveva coinvolto 2,3 milioni di persone. La scorsa settimana, secondo Avaaz, 18.000 persone hanno scritto alle ambasciate della Tanzania sollevando le proprie preoccupazioni. “Questo è un grandissimo passo avanti”, ha detto Sam Barratt, direttore della campagna Avaaz. “Per la prima volta in 20 anni un presidente della Tanzania ha definitivamente dichiarato che i Masai sono al sicuro sulla loro terra“.

Anche i rappresentanti dei Masai hanno accolto con favore l’annuncio. Ole Kulinga, un leader anziano della regione di Loliondo, quella maggiormente interessata, ha detto a The Guardian: “Senza la nostra terra non siamo nulla e questo impegno da parte del presidente permette a tutti noi di tirare un sospiro di sollievo. Ma i cacciatori vogliono questo paese più di ogni altra cosa e potremo sentirci al sicuro solo quando avremo diritto per iscritto alla nostra terra”.

Samwell Nangire, il coordinatore dell’organizzazione NGOnett, gruppo della società civile locale, ha fatto notare ad Associated Press che secondo le parole di Kikwete non c’è mai stato un piano per sfrattare i Masai, ma questo non è vero. “Avrebbe dovuto dire che il piano c’era ma che il progetto è stato abbandonato. Il piano era di sicuro – ha continuato – ma lui ha negato che fosse mai esistito. Si dovrebbe mettere per iscritto questo suo impegno. Questo è ciò che tutti aspettano”.

I leader della comunità Masai avevano respinto un’offerta di 1 miliardo di scellini tanzaniani (circa 580 mila dollari) a titolo di compensazione per i 1.500 km quadrati dell’area al confine con il parco nazionale del Serengeti. Se il piano fosse stato attuato 80.000 pastori, il cui bestiame pascola su quella terra, sarebbe stato direttamente o indirettamente interessato.

Nonostante le parole di Kikwete, che si dimetterà da presidente il prossimo anno dopo due mandati, anche Avaaz sostiene che il governo ha avuto in passato intenzione di prendere possesso di quella terra, e che alcune comunità di Masai sono già state “brutalmente sfrattate” nel 2009 per far posto ad una concessione di caccia gestita dalla OBC.

Il terreno interessato questa volta è una pianura immensa punteggiata da alberi di acacia e pozze d’acqua. Più di 2 milioni di animali migrano a nord del Serengeti nell’area adiacente alla riserva Masai Mara del Kenya ogni anno.

Se Kilwete manterrà la sua parola sarà una grande vittoria per i Masai. Tuttavia continuano in tutto il continente africano gli investimenti stranieri, che danno vita al fenomeno del land grabbing. Un fenomeno, questo, che ha portato in pochi anni circa il 5% di tutti i terreni agricoli dell’Africa ad essere affittati o venduti a compratori esteri.

Fonte: The Guardian

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