Pubblichiamo queste cronache che ci ha mandato via mail Stefano Dotti dell’Associazione Umanista IoMondo che lavora da anni in Burkina Faso con campagne di appoggio umano. Contiamo nei prossimi giorni di continuare, grazie a lui e ai volontari umanisti, una campagna di informazione su ciò che relammente sta succedendo laggiù.

Mi sono svegliato presto oggi. Ieri c’è stata la rivoluzione. Adesso si deve tornare a sopravvivere. In città c’è calma ma per il quarto giorno i negozi sono chiusi e in casa scarseggiano i viveri. Fortunatamente ci accorgiamo di non aver mangiato nulla ieri, il giorno della rivoluzione, dopo 27 anni di paziente sopportazione.

Cosa è successo ieri? C’è stata violenza o no? I morti: una decina. Qualche negozio saccheggiato, soprattutto a Ouaga 2000, il quartiere dei ricchi. Qualche auto incendiata. Quasi tutte le case dei deputati corrotti dal presidente date alle fiamme. Questo il bilancio del giorno della rivoluzione. Certo non è bello ma poteva andare molto molto peggio.

Poco tempo fa, prima in Costa d’Avorio, poi in Mali ci sono stati massacri. Qui no. L’esercito ha festeggiato con la popolazione, la polizia si è rifiutata di aprire il fuoco sulla gente e si è ritirata. Nessuno ha fatto appello alla guerra tra etnie o religioni. Lo ripeto da anni. Il Burkina è un paese paradossalmente laico. Fatalista, animista ma laico. Tutte le manifestazioni sono state convocate in nome della disobbedienza civile e si è fatto appello alla sollevazione popolare. Dio e Allah sono rimasti tranquilli. Bisogna cercare di entrare nell’indole di questo popolo per capire.

Qui i versi (quelli fatti con la bocca), i toni, gli sguardi sono più importanti delle parole. Una stessa parola può avere molti significati che dipendono dai toni , dai versi e dagli sguardi che ci metti dentro. C’è un espressione particolare, importante per capire quello che è successo.

“Ehiiiiiiiiiii!” Significa “attento, rifletti, stai passando il limite” Lo dicono le mamme ai bambini, i professori agli studenti. Si dice quando discuti con gli amici o tra fidanzati. Col commerciante che “tira” sul prezzo”. La gravità dell’espressione dipende da quanto tiri quella “i”. Ehiiii è diverso da Ehiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.

È una specie di avvertimento ma non è una minaccia come potrebbe credere (e lo credevo) un bianco occidentale. È piuttosto un appello a prenderti le tue responsabilità e a fare qualcosa prima che sia troppo tardi. È in definitiva il rispetto l’altro, della sua possibilità di fare una scelta diversa da quella che sta rendendo tesa una situazione.

E questo anche se l’altro è un presidente assassino che ti ha affamato per 27 anni

Alla manifestazione di mercoledì 28 sono volati 500.000 Ehiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii! “Attento, ritira la tua mozione di modifica costituzionale, non forzare. Ehiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !

L’imbecille non ha ascoltato e ieri c’è stato il sollevamento.

Nella notte l’animale ferito ha fatto dichiarazioni deliranti. “ho capito, tengo il potere ancora un anno poi lo cederò al prossimo eletto democraticamente”. Ma è troppo tardi. In questo momento centinaia di migliaia di persone tornano in piazza per dire che deve sparire immediatamente. E neanche i leaders dell’opposizione riescono a fermare l’onda. Stiamo aspettando di vedere come reagirà l’esercito oggi. La speranza è forte. La speranza che l’inno nazionale burkinabè possa cambiare il suo finale e che quel “o la patria o la morte,vinceremo” si trasformi il “la patria e la gioia, vinceremo”.

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Io e John, il mio amico francese, di Lione. Ci facciamo coraggio (più io a lui) e siamo gli unici bianchi che circolano col motorino per le strade della capitale. Gli altri nassarà sono chiusi nelle loro case. Non siamo incoscienti, perché forse abbiamo capito. Abbiamo il coraggio e l’onore di poter essere testimoni di questa storia. E la gente che incontriamo è con noi, ci capisce. Solo quando vediamo troppo assembramento giriamo alla larga per paura dei “colpi di coda” di poliziotti e militari, peraltro molto nascosti. In piazza la folla oggi è enorme: unica garanzia per evitare una strage. L’imbecille presidente non molla, i militari sembrano incerti ma finchè c’è la massa in piazza non possono fare nulla. Le opposizioni sparite. Le autorità internazionali (USA, Francia, Comunità Europea, Onu), come sempre, concentrate solo sul bieco pragmatismo dei loro affari.

Non possono ammettere che un popolo sta vincendo, e che i militari, per ora, stanno col popolo. A malincuore devono dire che c’è stato un colpo si Stato (cosa molto falsa). Ma come? Un colpo di stato in un Paese dove sono convinti di aver portato la democrazia, 27 anni fa, mettendo al potere un bamboccio, traditore e assassino, e riempiendolo di diamanti. Ma tant’è ! È l’unica cosa che possono dire.

Qui non c’è una negozio aperto, da 4 giorni. Siamo riusciti a recuperare dello zucchero, una bottiglia di coca cola, due pacchi di pasta, tre pomodori. Beviamo la schifosa acqua gialla del rubinetto, quando arriva. La corrente elettrica va e viene. La connessione internet pure. Fortunatamente abbiamo una grande scorta di sigarette occidentali perché siamo appena arrivati dal continente della libertà. E poi tanta tanta adrenalina. La radio accesa 24 ore su 24. Radio private che dicono la verità e incoraggiano la gente ad uscire per strada.

Questa notte una nostra vecchia amica burkinabè (C) si è rifugiata a casa nostra. Lei era nel partito del fantoccio, poi un’anno fa è andata con gli oppositori; ed ora ha paura che i vecchi amici gli brucino la casa. Con lei parliamo della sua ambizione personale, unico grande ostacolo quando vuoi rappresentare il tuo popolo. Non sembra capire e ci dispiace per lei.

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Ore 12,01 – Dichiarazione ufficiale (speriamo) da parte dell’esercito: Blaise Campaoré non è più presidente del Burkina Faso. L’esercito sta col popolo. Gioia e timore: cosa succederà ora quando si recheranno (popolo e militari) al palazzo presidenziale di Ouaga 2000? La speranza è che scappi come un coniglio (parole di un passante).

Intanto leggo la stampa internazionale. Veramente non ci sono parole per descrivere quel che provo. Servi del proprio nulla. Nessuno parla della gente. Hanno tutti paura di parlare della gente, del popolo che sta dimostrando il proprio orgoglio e l’aspirazione profonda al cambiamento. Insistono nel dire che c’è stato un colpo di stato. Falsooooo!

Quello che succede qui in Burkina Faso è incomprensibile e semplice nello stesso tempo: “In una democrazia la sovranità appartiene al popolo. Lo Stato e i suoi organismi derivano da questa sorgente. L’esercito svolge questa funzione: difendere la sovranità popolare e tutelare la sicurezza dei cittadini”. Questo hanno capito i generali dell’esercito burkinabè. Questo è quello che stanno facendo. E nel nostro continente civilizzato, a quando questo esempio limpido di democrazia evoluta?????

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Ore 13,07 – Il coniglio sta fuggendo verso Po (Ghana) con la sua scorta. Ma non ci sono grandi festeggiamenti. Per due motivi. I burkinabè sono di un orgoglio ed una dignità dura, realista. Sono molto gentili ma non si fidano facilmente. Hanno troppo sofferto nei meandri della povertà. E poi c’è una stanchezza infinita. Per gente che mangia una volta al giorno non è facile lasciarsi andare a festeggiamenti. Tutti sanno che nei prossimi giorni la vita continuerà ad essere dura.

Io provo una gioia immensa dentro, ma rispetto il loro orgoglio. Mi viene da piangere di gioia ma sono bloccato. Aspetto un cenno da parte di Alice e Veronique (amiche da sempre e per sempre) per scatenare ciò che provo. Me la cavo con la promessa che stasera andremo in piazza a festeggiare.

Ora devo occuparmi dei pulcini della fattoria che stasera non arriveranno perché l’aereoporto è chiuso.

Ore 15.00 – Ci siamo abbracciati, abbiamo pianto insieme ed abbiamo gridato, gridato molto. È veramente finita. Il coniglio è scappato in Ghana. L’esercito ha chiamato la società civile per organizzare elezioni libere entro 3 mesi.

Si ripetono appelli alla calma perché tutti sanno che ci sono molti conti da regolare, e si temono rappresaglie. Ma questo popolo è saggio, sa aspettare e sa perdonare. I maquis (bar) e i negozi riaprono. Domani è stata indetta una giornata “manà manà” Questo termine, utilizzato da Sankarà significa “pulire pulire”. Tutti saranno per le strade, a ripulire la città, a mettere ordine al disordine creato. Un popolo che si auto-organizza per dimostrare al mondo la propria dignità. Un popolo che vuole essere pulito dentro e fuori.

Stasera ho fatto un giro in centro. Normalmente ci sono delle strutture in ferro al centro degli incroci per facilitare la circolazione. Queste strutture sono state divelte ed incendiate in questi giorni. Ora la gente le ha rimesse al loro posto. Sono tutte bruciacchiate, ma al loro posto. È veramente finita. Domani la vita riprende come sempre. Ma questi giorni sono stati un esempio per tutto il mondo: la gente può cambiare le cose. Non ci sono stati complotti, non ci sono state manovre di potere, non ci sono stati appoggi esterni. La gente è scesa in piazza e ha cambiato il destino di una nazione. La vittoria del popolo burkinabè!!!!

Per me, “vecchio” umanista, lo stimolo per continuare sulla strada tracciata da un Saggio che ha guardato il futuro dell’umanità “senza il ridicolo timore di non essere capito”. Bisogna ora prendere esempio da questo piccolo grande popolo, capace di aspettare ed infine osare. Terzo principio: “Non opporti ad una grande forza. Retrocedi finchè si indebolisce. Poi avanza con risolutezza”. E 27 anni non sono nulla nella storia dell’umanità. Come umanista ho imparato molto da questa gente e continuo ad imparare continuamente, ogni giorno. Sono convinto che bisogna fare uno sforzo per abbandonare il calcolo che ti distrae, la paura che ti blocca, il pragmatismo che ti impedisce di vedere lontano. Certo, riscoprire la forza interna; ma ricordarsi che sono gli altri il bersaglio della tua libertà.

La cena è pronta. Poi si esce a festeggiare ma è ancora lunga la notte per riflettere…

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Cronache dal Burkina, seconda puntata

Cronache dal Burkina: una giornata lunga e faticosa (la terza puntata)

Cronache dal Burkina: una manipolazione è incomnciata (la quarta puntata):