Bring Back Our Girls: riportiamo a casa le studentesse rapite

09.05.2014 - Irene Tuzi

Bring Back Our Girls: riportiamo a casa le studentesse rapite
(Foto di www.independent.co.uk)

“Bring Back Our Girls” è lo slogan della campagna mondiale per riportare a casa le oltre 200 studentesse nigeriane rapite da Boko Haram lo scorso 14 aprile nello stato del Borno. Ha fatto il giro del mondo in poche ore grazie ai social network e alle personalità note che hanno aderito con una loro foto e un cartello con il leitmotiv della campagna.

Ha aderito anche la giovane Malala Yousafzai, icona della lotta a favore dei diritti umani e dei diritti all’istruzione delle ragazze, sopravvissuta a un attentato dei talebani nel 2012, che ha sottolineato l’importanza di non rimanere in silenzio di fronte ad atti di violenza come questo.

Il gruppo ultra-radicale Boko Haram, il cui nome in lingua Hausa significa proprio “l’educazione occidentale è peccato”, “è vietata”,  ha rivendicato il rapimento attraverso un video di 57 minuti e dichiarato che le ragazze saranno vendute, trattate come schiave e sposate a forza perché, dice il capo dei ribelli Abubakar Shekau, le ragazze devono lasciare la scuola e sposarsi. Il gruppo si oppone con forza all’istruzione occidentale e all’istruzione delle donne cercando in questo modo di accrescere l’analfabetismo e la povertà nel paese e di conseguenza il suo controllo sulla popolazione della Nigeria.

Intanto continuano le proteste nel paese dove il governo di Goodluck Jonathan ha fatto un appello, divulgato dalla BBC, ai governi e alla comunità internazionale perché aiutino le autorità nigeriane a ritrovare e riportare a casa le ragazze. Le madri delle giovani che protestano da settimane avevano accusato il leader nigeriano di non aver fatto abbastanza per fermare la violenza del gruppo fondamentalista islamico, cercando al contrario di mettere l’intera faccenda a tacere. Negli ultimi giorni sono circolate notizie su un possibile trasferimento delle studentesse fuori dal paese dove sarebbero state vendute per 12 dollari ciascuna.

I terroristi di Boko Haram rivendicano il rapimento in nome di Allah, tuttavia questi atti non hanno nulla a che fare con l’Islam che non solo non giustifica nessun tipo di rapimento, ma non lascia nessuno spazio alle discriminazioni di genere e non accenna neanche al fatto che una donna non debba studiare e debba essere resa schiava o sposata a forza. Il profeta stesso incitava gli uomini a trattare le donne con gentilezza e generosità affermando negli hadith (tradizioni profetiche) che “i migliori tra voi sono quelli che trattano bene le donne” e che “gli uomini generosi rispettano le donne, mentre gli uomini vili mancano loro di rispetto e sono sgarbati con loro”. Il Corano (Sura 4)  infine recita: “O voi che credete, non vi è lecito ereditare delle mogli contro la loro volontà. […] Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene”. La proibizione dell’omicidio poi è assoluta nel Corano.

Boko Haram ha una visione dell’Islam completamente distorta e perversa, al punto di rifiutare anche la teoria darwiniana sull’evoluzione della specie. Vedono l’istruzione delle ragazze, e più in generale tutto ciò che è occidentale, come un pericolo perché con l’istruzione si diventa capaci di pensare e quindi difficili da controllare e manipolare.

Il gruppo terroristico ha dichiarato guerra al governo e alla popolazione cristiana della Nigeria ormai da cinque anni, e da allora rapimenti e omicidi sono diventati all’ordine del giorno.

La campagna continua su Twitter e Facebook con l’hashtag #bringbackourgirls.

Categorie: Africa, Diritti Umani, Educazione, Internazionale, Nonviolenza
Tags: , , , , , ,

Notizie giornaliere

Inserisci la tua email qui sotto per ricevere la newsletter giornaliera.


video 10 anni Pressenza

Eventi 10 anni di Pressenza

App Pressenza

App Pressenza

Milagro Sala

Canale di youtube

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

Archivi

Except where otherwise note, content on this site is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International license.