Manifestare per la Palestina a Lione, in Francia, mi ha permesso di notare le differenze nelle azioni rispetto alle lotte milanesi.
Ho partecipato al corteo del 31 gennaio 2026 per Gaza promosso dal Collectif de soutien du peuple palestinien per dire stop al genocidio, chiedere sanzioni contro Israele e mettere fine al blocco degli aiuti.
Inizialmente non sembrava esserci una grande partecipazione, ma piano piano il corteo si è allungato e ha raggiunto un migliaio di partecipanti di tutte le età.
Le bandiere sventolavano, si alzavano striscioni dei vari sindacati, collettivi studenteschi, BDS e si contavano numerosi cartelli di singoli cittadini venuti anche da altre città vicine.
Le forze dell’ordine erano una presenza discreta a ogni angolo di strada, numerosi erano invece gli organizzatori che gestivano con rigore il buon andamento del corteo.
Il tragitto era ben definito; chiaramente non si poteva entrare nel centro città, ma si seguiva un’arteria dove passavano solo automobili. Solo alla fine del tragitto il corteo è entrato in centro, per poi tornare alla piazza di partenza.
Non ho avuto l’impressione di un grande impatto sulla cittadinanza: una manifestazione tranquilla con cori di solidarietà alla resistenza palestinese e alcuni slogan contro Macron e la complicità delle istituzioni francesi.
Parlando con la gente e vedendo l’atmosfera era chiaro che la paura della repressione da parte della polizia si faceva sentire nonostante qualche invito alla lotta, persino armata! Forse qualche rimasuglio di rivoluzione c’è ancora nei francesi?!
Striscioni e cartelli gridavano:
Justice pour la Palestine
Fin de l’occupation du territoire palestinien par Israel
Palestine libre et sanctions pour Israel
Vive la résistance palestinienne
Molto più di impatto è stato invece il presidio del 7 febbraio davanti all’Opera de Lyon, per dire stop al gemellaggio di Lione con Be’er Sheva e di Villeurbanne (periferia lionese) con Bat Yam (due città israeliane).
I partecipanti non erano numerosi, ma il messaggio è stato chiaro e sentito.
Avevo preparato un cartello in italiano «Nessun gemellaggio con uno Stato terrorista»; ero stata vaga per non rischiare e già così alcuni lo trovavano audace. Il cartello ha attratto cittadini italiani che vivono a Lione e ho potuto raccontare loro del nostro presidio quotidiano in Piazza Duomo a Milano.

Sono stata positivamente colpita dalla presenza dell’Union Juive Francaise pour la Paix (Unione ebraica francese per la pace). Il loro striscione diceva: «PAS DE CRIME EN NOTRE NOM» (Nessun crimine in nome nostro)… E’ forse questa una delle chiavi per la fine di questo sterminio?















