RIMINI – In vista dell’incontro dei sindaci della provincia di Rimini previsto per il 30 gennaio, le associazioni ambientaliste e animaliste del territorio hanno diffuso un comunicato con l’obiettivo di riportare il dibattito sul lupo su basi scientifiche e conoscitive, contrastando una narrazione spesso parziale o allarmistica che rischia di alimentare paure infondate.

Negli ultimi mesi, infatti, la presenza del lupo è tornata al centro dell’attenzione mediatica e politica. Secondo le associazioni firmatarie, però, il tema non può essere affrontato come un’emergenza faunistica, bensì come una sfida di convivenza che coinvolge l’intera collettività e richiede responsabilità, informazione corretta e gestione del territorio.

Una specie mai scomparsa

Dal punto di vista biologico, viene innanzitutto ricordato che in Italia vive una sottospecie unica al mondo: il lupo appenninico (Canis lupus italicus). Contrariamente a quanto spesso si afferma, il lupo non è mai scomparso del tutto dalla penisola italiana. A partire dagli anni Settanta, grazie alle politiche di tutela e a condizioni ambientali favorevoli, la specie ha progressivamente ricolonizzato gran parte del territorio nazionale, tornando anche in aree dove la sua presenza era stata a lungo dimenticata.

Un elemento centrale per comprendere questo processo è la straordinaria capacità di adattamento del lupo. Predatore opportunista, può vivere in ambienti molto diversi tra loro – montani, collinari e pianeggianti – purché siano garantite prede, possibilità di rifugio e territori disponibili, anche in contesti fortemente antropizzati.

Territorio, branchi e autoregolazione

La vita del lupo è strettamente legata al territorio, occupato da un solo branco, generalmente composto da una coppia riproduttrice – l’unica a riprodursi una volta l’anno – e dalla prole di diverse annate. Il territorio viene difeso attivamente e l’arrivo di altri lupi è spesso respinto anche con scontri violenti. Questo comportamento territoriale rappresenta un importante meccanismo naturale di autoregolazione della specie.

Un altro aspetto chiave è la dispersione dei giovani adulti, che abbandonano il branco di origine per cercare nuovi spazi e formare un nuovo nucleo familiare. È proprio questo meccanismo che spiega la presenza del lupo anche in zone di pianura e costiere e che rende oggi centrale il tema della convivenza con l’uomo.

Normativa e gestione: nessuna “liberalizzazione”

Le associazioni ricordano inoltre che il recente declassamento del lupo da specie “rigorosamente protetta” a specie “protetta”, nell’ambito della Convenzione di Berna e della Direttiva Habitat, non equivale in alcun modo a renderlo una specie cacciabile.

Secondo le valutazioni dell’ISPRA, basate sugli ultimi monitoraggi, per il 2026 sarebbe teoricamente ipotizzabile un numero massimo di abbattimenti pari a circa 160 individui a livello nazionale, di cui una quindicina in Emilia-Romagna. Tuttavia, ogni eventuale prelievo dovrebbe essere rigorosamente motivato e valutato caso per caso, sulla base di dati scientifici e valutazioni tecniche.

Esperienze maturate in altri Paesi europei mostrano infatti che interventi non ponderati, soprattutto all’interno di branchi strutturati, possono risultare controproducenti, aumentando i conflitti e le predazioni sul bestiame, in particolare in assenza di adeguate misure di prevenzione. Analoghe criticità riguardano le operazioni di cattura e trasferimento, considerate costose, rischiose per gli animali e con scarse probabilità di successo.

Convivere è possibile

Secondo le associazioni, la presenza del lupo in provincia di Rimini non è eccessiva né incompatibile con la convivenza umana. Al contrario, i branchi presenti tendono a stabilizzarsi e svolgono una funzione ecologica fondamentale, contribuendo a contenere popolazioni di ungulati, come i cinghiali, che causano danni significativi all’agricoltura e agli ecosistemi.

La presenza dei lupi nei pressi dei centri abitati è spesso favorita da comportamenti umani scorretti, come la gestione inadeguata dei rifiuti o la disponibilità di cibo lasciato all’aperto.

Per questo motivo, le associazioni indicano una serie di azioni concrete e non violente: sostegno reale agli allevatori attraverso recinzioni, cani da guardiania e misure di protezione; gestione corretta dei rifiuti da parte di Comuni e cittadini; custodia attenta degli animali domestici, in particolare dei cani; divieto di alimentare artificialmente i lupi; campagne di informazione sull’etologia del lupo e sui comportamenti corretti da tenere in caso di incontro.

Un convegno per informare

Il confronto proseguirà giovedì 5 febbraio a Rimini, nella sala M. Pironi (ex Buonarrivo) in Corso d’Augusto, con un convegno dedicato al lupo e alla convivenza con la fauna selvatica, che vedrà la partecipazione di esperti nazionali e locali.

All’incontro sono stati invitati i sindaci e gli assessori della provincia di Rimini, chiamati a confrontarsi pubblicamente su un tema che riguarda direttamente la gestione del territorio. Un’occasione importante, sottolineano le associazioni, per osservare come la classe politica locale intenda muoversi: se scegliendo la strada della conoscenza scientifica, della prevenzione e della responsabilità collettiva, oppure cedendo a soluzioni semplificatrici dettate dalla paura.

Tra le realtà promotrici e firmatarie del comunicato figurano, tra le altre, WWF Rimini, Ambiente & Salute Riccione, ANPANA Rimini, dnA Rimini, ENPA Rimini, FIAB Rimini, Fondazione Cetacea Riccione, Greenpeace – Gruppo Locale Rimini, Legambiente Valmarecchia, LIPU Rimini e Monumenti Vivi Rimini.

Un appuntamento che, nelle intenzioni delle associazioni, vuole riportare il tema del lupo fuori dalla logica della paura e dentro quella della conoscenza, della responsabilità collettiva e della convivenza possibile.

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