L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela, con numerose decine di morti, fra cui anche civili, ed il sequestro del presidente Maduro, pur violando ampiamente il diritto internazionale, viene minimizzato dalla classe politica europea, come non si trattasse di un atto assolutamente arbitrario. Trump sembra tornare alla politica statunitense degli anni Settanta del secolo scorso, quando Nixon e Kissinger diedero il via al golpe di Pinochet in Cile.

Solo che l’attuale situazione internazionale è cambiata e gli USA, in declino dal punto vista economico rispetto al continente asiatico, vogliono far prevalere il loro potere militare e marcare il proprio dominio sull’America latina e sul Caribe, il loro famigerato “cortile di casa”. Questo in una logica di riarmo globale, può solo portare ad altri massacri ed altre guerre, dalle conseguenze catastrofiche, tenendo conto del numero di missili a testata nucleare presenti negli arsenali di ben nove Stati.

Sabato 10 gennaio a Cagliari, su invito dell’Unione Sindacale di Base e di Potere al Popolo, con l’adesione di numerosi altri movimenti ed organizzazioni, si è svolto un sit-in in piazza Costituzione, per mandare un segnale chiaro, in contemporanea con molte altre piazze nel mondo, al governo degli Stati Uniti, all’Europa, a tutti i governi del pianeta, in nome del rispetto del diritto internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli.

E’ stato ricordato il genocidio ancora in atto a Gaza e in Cisgiordania, di cui i media ufficiali si disinteressano, ma che continua a suscitare lo sdegno popolare in molte parti del mondo. E’ stato rimarcato negli interventi che oggi la bandiera palestinese è diventata il simbolo della lotta di tutti i popoli colonizzati e offesi.

Il presidio si è poi trasformato in un breve corteo per le vie del centro, con slogan per la libertà e l’autodeterminazione dei popoli. Le bandiere palestinesi e quelle venezuelane hanno sventolato assieme, nell’aria fredda portata dal maestrale di questa sera di gennaio, fino ad arrivare in piazza Yenne, dove da quasi due mesi e mezzo persiste il presidio ogni sera dalle 18,30 alle 20 per testimoniare in favore della fine di questo crudele massacro da parte dello stato israeliano e dei suoi alleati statunitensi.

Solo i popoli, le donne, la società civile, possono opporsi all’alta distruttività dell’imperialismo odierno, rivendicando con forza una nuova democrazia dal basso.