Il nostro rimorchiatore, la Open Arms, diretto verso il porto di Civitavecchia con 24 persone a bordo, è stato allertato dalle autorità italiane per verificare alcuni casi aperti di imbarcazioni in difficoltà.

Dopo aver effettuato altri 2 soccorsi, le autorità italiane ci hanno indicato altre coordinate da raggiungere e il nostro rimorchiatore si è trovato letteralmente circondato da una decina di barche in ferro, precarie e in pericolo.

Abbiamo dunque effettuato altri 7 soccorsi e abbiamo a bordo in questo momento 264 persone, mentre sono ancora diverse le imbarcazioni che necessitano il nostro intervento.

Vogliamo ribadire, ancora una volta, la necessità che le navi umanitarie siano il più possibile operative, è infatti evidente che, nonostante gli sforzi, la Guardia Costiera italiana non riesca da sola a raggiungere le migliaia di persone che sono in questo momento in mare, in una situazione di grave pericolo, avendo problemi di risorse e a quanto pare anche di rifornimento di energia elettrica e benzina.

E’ necessario per questo tornare ad assegnare porti vicini, in modo che sia possibile raggiungere il più in fretta possibile la zona Sar, per proteggere la vita e scongiurare possibili tragedie.

Ricordiamo che nella giornata di ieri, sempre la Open Arms aveva tentato di raggiungere due imbarcazioni alla deriva con circa 100 persone a bordo ed era stata fermata dalle stesse autorità che oggi ci stanno coordinando perché il “soccorso” era stato già effettuato dalla cosiddetta guardia costiera libica.

Ribadiamo ancora una volta che i respingimenti sono vietati dalla Convenzione di Ginevra e che la Libia non può  essere considerato un porto di sbarco sicuro. Chiediamo alle autorità che ci coordinano in mancanza di motovedette, che le stesse procedure siano attivate sempre.

In presenza di assetti sicuri, le persone devono essere soccorse e fatte sbarcare in paesi in cui la vita e i diritti possano essere garantiti; né la cosiddetta Guardia Costiera libica né i porti libici possono fornire le garanzie necessarie al rispetto dei principi che sono alla base delle nostre Costituzioni democratiche.

Il nostro veliero Astral, in missione di monitoraggio e assistenza, ha raggiunto questa notte il porto di Lampedusa dove, coordinato dalle autorità italiane, ha accompagnato 67 persone soccorse durante due differenti operazioni.

I naufraghi, su richiesta delle autorità, erano stati fatti salire a bordo del nostro veliero, un’imbarcazione che normalmente non fa soccorso, ma solo monitoraggio e assistenza. Tra le 67 persone anche una donna in avanzato stato di gravidanza e in travaglio che aveva bisogno di cure mediche urgenti.

Aggiornamento:

Le autorità italiane hanno dato indicazione alla nostra nave di far sbarcare a Lampedusa circa 65 persone, numero che ci consente di proseguire il viaggio con 199 persone a bordo, capacità massima in questo momento per la Open Arms e di procedere poi verso Napoli, porto di sbarco assegnato per le restanti persone a bordo.

Intanto il nostro veliero Astral ha ripreso il largo per fornire supporto alle centinaia di persone ancora in mare.