Nel mese di novembre si sono svolte negli Stati Uniti le elezioni di medio termine. Ma anche vicende significative nel mondo del lavoro, che confermano la ripresa sindacale e l’utilizzo, da parte del padronato, a partire dai miliardari proprietari delle grandi società, di tutto l’armamentario, anche quello meno legale (da qui le numerose denunce sindacali all’Ente di Stato NLRB), per contrastare le iniziative collettive dei lavoratori.

La California non è e non è mai stata solamente spiagge assolate, divi/e del cinema, distretto ipertecnologico della Silicon Valley e Stato che da solo ha un PIL che è il quinto del mondo, ma anche scenario di una storia di lotte del mondo del lavoro che arrivano fino ad oggi.

E’ in corso infatti il più grande sciopero dell’anno negli USA, quello accademico più grande di sempre: dopo un anno di trattative infruttuose con una delle istituzioni più ricche dello Stato, 48.000 lavoratori (studenti post-dottorato, ricercatori, tutor e assistenti didattici) di 10 campus dell’Università della California, organizzati dal sindacato United Auto Workers, dopo il necessario voto, col 98% di adesione, sono in agitazione dal 14 novembre per il rinnovo del contratto di lavoro e contro salari da povertà, precarietà e discriminazioni occupazionali. L’alloggio e i trasporti sono i problemi principali: molti studenti pagano anche più del 50% del loro reddito per l’affitto dentro o fuori il campus e sono costretti a indebitarsi e a fare un  secondo lavoro per campare. I trasporti scadenti e cari costringono a spendere molto per la benzina. Ventitré accuse sono state depositate dal Sindacato presso il California Public Employees Relations Board per violazioni delle leggi sul lavoro.

Nella manifestazione, il primo giorno dello sciopero, con 2.000 lavoratori raccolti nella piazza del campus di Berkeley, un lavoratore ha detto: “Perché dobbiamo rinunciare alle medicine per sbarcare il lunario? Perché dobbiamo partecipare ai funerali di famiglia su Zoom non potendo permetterci un biglietto aereo per tornare a casa?”. Era presente la California Labor Federation (il raggruppamento di Union più grande degli USA) che sostiene lo sciopero coi suoi 1.200 Sindacati affiliati e due milioni di membri. Il segretario della sezione locale dei Teamsters (camionisti) ha detto che “questa università è costruita su un modello di sfruttamento e di lavoro sottopagato”.

Un modello invero non nuovo, anche in California, che non è stata solo terra di sfruttamento e di discriminazione, ma anche sede di importanti movimenti per i diritti individuali e collettivi che è utile ripercorrere brevemente.

Una lunga tradizione di lotte

La corsa alla “terra promessa” sulle rive del Pacifico è stata narrata per anni soprattutto nella versione di pellerossa cattivi, ferrovie transcontinentali simbolo di inarrestabile progresso, eccitante corsa all’oro, ma un libro come Furore di Steinbeck parla dell’esodo negli anni Trenta dei contadini in fuga dall’Oklahoma delle tempeste di sabbia, della siccità e delle banche espropriatrici. Il “giardino dell’Eden” si rivelò per moltissimi lavoro sfiancante e senza diritti, spesso raccogliendo la frutta per pochi dollari, come succede ancora oggi.

I disoccupati in marcia nel 1894, durante la grande crisi economica, partirono anche dalla California e finirono arrestati a Washington per aver camminato sull’erba del Campidoglio (un trattamento ben diverso da quello riservato a chi nel 2020 assaltò lo stesso Campidoglio per impedire l’insediamento di Biden). La lotta per la libertà di parola e di comizio dei lavoratori coinvolse in California negli anni ’10 del secolo scorso anche centinaia di appartenenti all’Industrial Workers of the World: a Fresno nel 1912 la lotta durò otto mesi, per rivendicare il miglioramento delle paghe del bracciantato agricolo migrante e anche a San Diego. Vi partecipò (a San Pedro nel 1912 per lo sciopero degli scaricatori di porto italiani, che tentarono pure di fondare una Comune nella Bassa California) il cantore dei lavoratori Joe Hill, giustiziato poi per un omicidio non commesso e anche lo scrittore Upton Sinclair, finito in galera nel 1923 per aver letto il Primo Emendamento della Costituzione USA (quello che garantisce la libertà di parola) ai trasportatori dell’IWW in sciopero a San Pedro.

Vanno ricordati anche lo sciopero cittadino di quattro giorni nel 1934 a San Francisco, promosso dagli scaricatori di porto contro il salario infimo e i “caporali” che gestivano la chiamata al lavoro mattutina, le comunità hippie, soprattutto a San Francisco, con negozi, mense e assistenza medica gratuite, le manifestazioni studentesche a Berkeley del 1964 e nel 1969 (quando 2.500 membri della Guardia Nazionale, inviate dall’allora Governatore Reagan, sgomberarono un terreno abbandonato dell’Università, trasformato dagli studenti in People’s Park e causarono un morto e vari feriti da armi da fuoco). I braccianti agricoli, spesso in condizioni pressoché schiavistiche, si organizzarono a partire dagli anni ’60 nella United Farm Workers di Cesar Chavez, col grande sciopero dei raccoglitori d’uva filippini del 1962 a Delano (California) e la campagna di boicottaggio del 1969 dell’uva californiana in tutti gli USA e in Canada, che procurò i primi contratti collettivi.

Il primo sciopero nella storia statunitense per la parità salariale tra donne e uomini fu indetto nel 1981 dal Sindacato degli impiegati statali AFSCME a San José. Altri eventi significati i furono le lotte contro la discriminazione della comunità omosessuale di San Francisco, le occupazioni del 1964 e del 1969 di Alcatraz, un’isoletta ex penitenziario nella baia di San Francisco, per rivendicare ai nativi le terre avite e contro gli abusi e i massacri subiti, le rivolte nere di Los Angeles, a Watts nel 1965 (34 morti, 1.000 feriti) e nei quartieri Sud nel 1992.

Oggi in California la nuova immigrazione è assai presente (nel 2016 il 14% dei cittadini degli USA è nato all’estero, ma a Los Angeles la percentuale arriva al 40%). E proprio tra recenti immigrati a bassa qualificazione (come i portieri o il personale di pulizia di alberghi e grandi condominii), è nata nel 1987 la campagna di sindacalizzazione Justice for Janitors. Promossa dal 1985 dal Service Employees International Union, nel quartiere ricco di Century City a Los Angeles, ha affrontato la più grande impresa di pulizie del mondo, danese. Alla vicenda si ispira il film Bread and Roses di Ken Loach, in cui si vedono anche le riprese del pestaggio poliziesco, con 90 feriti, del corteo degli scioperanti nel quartiere.

Ritornando ad oggi, il National Nurses United ha indetto uno sciopero il 21 e 22 novembre delle 22.000 lavoratrici di 21 ospedali della Bay Area di San Francisco e di 1.200 di Los Angeles. Le infermiere stanno negoziando un nuovo contratto di lavoro nella grande catena ospedaliera Kaiser Permanente (in cui in California erano già avvenuti scioperi nel 2011, 2012 e 2014). Chiedono orari ragionevoli e di essere assegnate a reparti per cui hanno esperienza o competenza e non ovunque i capi le mandino per supplire alla costante carenza di personale. Un’intercambiabilità continua, pericolosa per i pazienti e per il personale, che impedisce di poter assistere adeguatamente ogni paziente. Denunciano infine problemi di salute e di sicurezza per le code ai pronti soccorsi e i ritardi nelle visite ambulatoriali (problemi ben noti anche in Italia!). Affermano che “i nostri pazienti meritano di meglio da una società come la Kaiser, che ha guadagnato più di 24 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni” e che fu fondata nel 1945 dall’omonimo industriale filantropico come consorzio di cure gratuite. Attualmente ha 12 milioni di iscritti al suo piano sanitario e nell’ultimo decennio ha ricevuto multe per ritardi di accesso alle cure, dissuasione o rifiuto delle stesse e violazioni della sicurezza di pazienti e infermieri durante l’epidemia Covid.

Un nuovo contratto dei dipendenti comunali di South San Francisco è stato ottenuto dopo una dichiarazione di sciopero. Nell’ambito delle iniziative nazionali per il riconoscimento dei sindacati all’interno di Amazon USA, che dopo la vittoria di 7 mesi fa a Staten Island New York sono in fase di stallo per il rifiuto dell’azienda ad aprire le trattative, a metà ottobre un gruppo di lavoratori dell’importante stabilimento del trasporto aereo di San Bernardino ha denunciato con uno sciopero e un esposto all’Ente statale apposito, il NLRB, le azioni antisindacali (come l’uso di consulenti antisindacali nei reparti) e le ritorsioni (tra cui un licenziamento) a fronte alle loro richieste di aumenti salariali e di misure per la sicurezza del lavoro.

La California non sarà dunque “il giardino dell’Eden”,  ma il clima ha qualche sprazzo di sereno.

Fonti:

People’s World, Press Associates, Biggest academic strike ever: Univ. of Calif. system forces 48K workers to walk, 15.11.2022 e Short-staffing forces 22,000 Kaiser nurses into two-day strike in California, 18.11.2022

Marilyn Bechtel, California labor united in solidarity with 48,000 striking UC academic workers, People’s World,18.11.2022

Suhauna Hussain, Amazon workers in San Bernardino allege anti-union actions and retaliation, Los Angeles Times, 15.10.2022