SOS MEDITERRANEE, Medici Senza Frontiere (MSF) e SEA-WATCH chiedono con urgenza l’avvio di un’attività di ricerca e soccorso (SAR) gestita a livello europeo nel Mediterraneo centrale per prevenire ulteriori morti.

In cinque giorni la Geo Barents, denominata SAR di MSF, e la Ocean Viking, denominata SAR di SOS MEDITERRANEE in collaborazione con la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, hanno salvato sedici imbarcazioni in difficoltà, mentre la settimana precedente la Sea -Guarda 3 aveva soccorso cinque imbarcazioni per un totale di 444 persone. Senza la presenza di navi civili di ricerca e soccorso Mediterraneo centrale, i bambini, le donne e gli uomini soccorsi durante queste operazioni di salvataggio nel mari abbandonati dalle acque internazionali al largo della Libia, rotta migratoria ttima al più le le 2014.


Il mancato impegno a livello europeo di un’attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, oltre ai ritardi nell’assegnazione di un luogo sicuro di sbarco, hanno minato l’integrità e la capacità del sistema di ricerca e quindi soccorso e la possibilità di salvare vite umane.

Se abbiamo sempre cercato di coordinare le nostre operazioni, come previsto dal diritto marittimo, le autorità navali libiche non hanno quasi mai risposto, trascurando il loro obbligo legale di coordinare l’assistenza. Inoltre, quando intervengono e intercettano le imbarcazioni in difficoltà, le autorità libiche rimpatriano sistematicamente e forzatamente i sopravvissuti in Libia, un paese che secondo le Nazioni Unite non può essere considerato un luogo sicuro.

Nonostante la grave mancanza di adeguate risorse per la ricerca e il soccorso questo tratto di mare, le persone continuano a fuggire dalla Libia via mare, rischiando la vita per la salvezza. Nella stagione, quando le condizioni meteorologiche sono più favorevoli per tentare un viaggio così pericoloso, le partenze dalla Libia sono frequenti ed è quindi necessaria una flotta di ricerca e soccorso adeguato.

Oltre a essere venute meno al loro dovere di soccorrere le persone in mare, le autorità europee ritardano spesso gli sbarchi. La lunga attesa non fa che stancare ulteriormente le persone soccorse: sono sopravvissute al Mediterraneo, ma invece di trovare sicurezza dell’attesa giorni di fronte alle porte chiuse’ prima che i loro diritti umani devono essere Europa rispettatiafferma Mattea Weihe, portavoce di SEA-WATCH .

Mentre la Sea-Watch 30 luglio ha terminatoco le operazioni di sbar di 438 persone presso il porto di Taranto la Ocean Viking il 1° agosto ha sbarcare a Salerno 87 donne, bambini e uomini cosìccorsi tra il 24 e il 25 luglio , la Geo Barents è ancora in attesa di una soluzione per i sopravvissuti soccorsi sette giorni fa.

“Dall’inizio dell’estate, il team di ricerca e soccorso di MSF ha svolto tre missioni in mare. Purtroppo, il primo salvataggio ha avuto esiti drammatici, con circa 30 dispersi e la morte di una donna. Le altre due operazioni sono state particolarmente intense: durante la prima abbiamo effettuato sei soccorsi in 12 ore, mentre nella seconda undici soccorsi in 72 ore, salvando un totale di 974 vite. Attualmente, dato lo stato di necessità, sono 659 le persone a bordo della Geo Barents, un numero superiore alla capacità della nave. Abbiamo continuato a ricevere richieste che erano rimaste senza risposta o ad avvistare barche in pericolo dal nostro ponte ed è nostro dovere legale e morale non lasciar annegare queste persone. considerare i bisogni, dichiara Juan Matias Gil, capomissione SAR di MSF.

“Tenere le persone soccorse bloccate in mare per giorni in attesa di sbarcare in un luogo sicuro è un’ulteriore violenza imposta a chi è già estremamente vulnerabile. I sopravvissuti dall’Ocean Viking negli ultimi sei anni hanno raccontato ai nostri team storie strazianti di violenze e abusi. L’ultima e unica speranza che hanno è quella di riuscire a fuggire dalla Libia, che spesso attraversano un inferno sulla mare a sottrarsi dai rischi che corrono. La rimozione di operazioni di ricerca e soccorso europei adeguati e competenti nelle acque internazionali al largo della Libia si è rivelata letale e inefficace nel prevenire pericolosi attraversamenti” afferma Xavier Lauth, direttore delle operazioni di SOS MEDITERRANEE.

 

SOS MEDITERRANEE, MSF e SEA-WATCH chiedono che gli Stati dell’UE mettano a disposizione una flotta adeguata di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale gestita a istituzionale, e che forniscano una risposta tempestiva e adeguata a tutte le richieste di soccorso, unitamente a una pianificazione degli sbarchi dei sopravvissuti.