“E’ da ieri che sono allibito per quel che sta succedendo. Apro il Corriere della Sera e leggo che per iniziativa del Copasir, che sarebbe il Comitato Parlamentare per la Sicurezza, ovvero l’organo istituzionale-politico che deve controllare la correttezza del comportamento dei servizi segreti, i servizi segreti si sono messi al lavoro per capire se in Italia agisce una rete che viene sostanzialmente manovrata dai russi per portare avanti le loro idee sulla guerra.” – ha dichiarato Michele Santoro sulla sua pagina Facebook “Michele Santoro presenta”.

Ma cosa hanno scoperto questi servizi segreti dopo un lungo lavoro d’indagine? Che ci sono i pacifisti, che sono contrari alla guerra, al sostegno occidentale alla guerra e all’invio di armi e che ci sono pochi (purtroppo) opinionisti contrari alla guerra.

Il Copasir ha indagato su questi opinionisti e su alcuni parlamentari della Repubblica, scoprendo che sono contro la guerra. Praticamente non hanno scoperto niente di nuovo da quello che già sapevamo. Non hanno scoperto che sono finanziati dai russi, non hanno scoperto che sono promotori di una presunta “propaganda russa” (dal momento che parlare di pace e di dialogo non è uguale a parlare di guerra). Non hanno scoperto reti di spionaggio, non hanno scoperto reati, non hanno scoperto un complotto di una rete organizzata etero-diretta di questi opinionisti che sistematicamente usano lo stesso linguaggio con un certo fine nascosto. Farebbe ridere se adesso lo Stato, che gioca molto sulla polarizzazione (tra le tante polarizzazioni) tra “complottista ignorante” e “anti-complottista intelligente”, giocasse la parte del complottista codardo.

Persone dotate di razionalità direbbero: “Hanno scoperto adesso che c’è una minoranza di opinionisti (nonostante rappresentino l’84% dell’opinione pubblica) che in tv si esprime contro la guerra? Dove sono stati in questi mesi? Dove sta il problema se questi sono contro la guerra e l’invio di armi? Sono forse un problema di “sicurezza pubblica” per il Copasir?”

Sì, nel mondo dei paradossi in cui scontiamo anatemi, il Copasir ha svolto indagini questi opinionisti perché sono un potenziale “problema di sicurezza”. Fa ridere che non siano considerati “problema di sicurezza” i sicari della propaganda bellica che dominano il dibattito inscenando, come sosteneva Sabina Guzzanti al Convegno “Pace Proibita”, una società dello spettacolo in cui il dissenso viene rappresentato ma in modo “drammaturgico”: riservandogli giusto la presenza e la poca visibilità per poterlo ridicolizzare e per continuare a ribadire che ha torto. La tv oggi, appiattita sullo stile commerciale e lontana dall’essere servizio pubblico, infatti sostiene che “in situazioni estreme” è giusto che un popolo si difenda.

Si tratta del “doppio standard” ipocrita del mainstream occidentale, soprattutto italiano, secondo cui però Cuba, il Venezuela Bolivariano, le comunità zapatiste, il popolo palestinese e molti altri popoli in lotta non dovrebbero difendersi e vengono costantemente definiti “dittature” o “terroristi”. Un altro segnale di come i “professionisti dell’informazione” siano coperti da un invalicabile velo ideologico. Il solo fatto che si sia indagato su alcuni personaggi pubblici e su politici perché hanno un’opinione contro la guerra e per la pace in Ucraina, la dice lunga sul livello di libertà d’espressione e di pensiero.

“Io mi domando: è giusto tutto questo?” si è chiesto Santoro.

La risposta è no, soprattutto se si tratta di un rapporto segreto dei servizi segreti che dovrebbe rimanere tale, ma viene divulgato con titoloni sulla stampa nazionale, attraverso articoli che sembrano più liste di proscrizione. Il 5 giugno, il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo dal titolo “La rete di Putin in Italia: chi sono gli influencer e gli opinionisti che fanno propaganda per Mosca”, scritto vergognosamente da Monica Guerzoni e da Fiorenza Sarzanini, in cui ci si permette di accusarli con presunta certezza di fare propaganda per Mosca[1].

Si potrebbe definirlo il “complottismo dell’anti-complottismo”, una panzana che parla di parlamentari, manager, lobbisti e giornalisti legati a una propaganda russa senza che si citi tutti coloro che con certezza e fonti accertate sostengono e traggono profitto dalle propagande belliche occidentali (Ucraina e NATO). In questa lista di proscrizione ci sono l’ex senatore grillino Vito Petrocelli, cacciato dalla presidenza della Commissione Esteri; Laura Ruggeri, giornalista italiana; Maria Dubovikova, commentatrice politica, ricercatrice ed esperta di affari mediorientali, presidente dell’International Middle Eastern Studies Club (IMESCub), esperta del Valdai Club e del RIAC (Russian International Affairs Council); Giorgio Bianchi, fotoreporter e documentarista in zone di guerra, tra cui Siria e Donbass; Manlio Dinucci, geografo, giornalista ed attivista pacifista per il disarmo; Alessandro Orsini, professore di sociologia del terrorismo alla Luiss e collaboratore del Fatto Quotidiano (falsamente indicato come “licenziato” dall’ateneo “dopo il clamore suscitato dalle sue apparizioni televisive”); Alberto Fazolo, economista e giornalista pubblicista che ha combattuto per due anni accanto alla resistenza antifascista in Donbass; Maurizio Vezzosi, giornalista freelance “colpevole” di invitare il pubblico “a informarsi non rimanendo alle notizie in superficie” e molti altri.

Secondo il Corriere ci sarebbe in atto una “campagna di disinformazione” del Ministero degli Esteri di Mosca, che – scrivono Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini – ha due obiettivi: denunciare la “russofobia” e “dimostrare che le sanzioni contro la Russia danneggiano soprattutto i Paesi che le applicano”. Affermazioni che si commentano da sole.

Ma la persecuzione neo-maccarthista della minoranza di commentatori per la pace non finisce qui. Ieri il quotidiano della destra berlusconiana, Il Giornale[2], ha addirittura dichiarato che vi sarebbe in atto la formazione di un partito politico dal nome “Forza Russia”, il cui portavoce sarebbe Petrocelli e “magari con Alessandro Di Battista leader”, al quale avrebbero già aderito Alessandro Orsini, il giornalista Fulvio Grimaldi, gli storici Angelo d’Orsi e Luciano Canfora, il saggista Diego Fusaro, l’ex-sindacalista Giorgio Cremaschi (per altro aderente al movimento politico di Potere al Popolo) e Michele Santoro, che avrebbe la “Tessera d’onore”. Secondo Il Giornale “La lista è in mano al Copasir che, al netto della pericolosità delle posizioni espresse dai putiniani, una indagine conoscitiva l’ha avviata. Per comprendere se vi siano flussi di denaro da Mosca volti a finanziare la propaganda del Cremlino in Italia e in Europa.”

Farebbe ridere se fosse uno scherzo, ma a quanto pare Il Corriere e Il Giornale sono convinti di quello che hanno scritto a tal punto da scrivere cose della cui esistenza non erano al corrente nemmeno gli organi convolti.

In tutto ciò, ieri a Il Fatto il presidente Adolfo Urso (FdI) ha smentito che i nomi pubblicati siano mai stati sottoposti all’attenzione dell’organo: “La lista l’ho letta sul giornale, io non la conoscevo prima. Noi abbiamo attivato un’indagine alla fine della quale, ove lo ritenessimo, produrremo una specifica relazione al Parlamento. Che esista una macchina della disinformazione e della propaganda che agisce da almeno dieci anni non lo dico io, ma istituzioni del Parlamento europeo” ha aggiunto.

Subito dopo l’ex presidente Raffaele Volpi (attuale membro del Copasir, Lega) ha dichiarato: “Leggo sconcertato di attività del Copasir che non rispondono a verità. Il Comitato a cui mi onoro di appartenere non ha avuto, non ha visto né tantomeno redatto liste di nomi di influencer e opinionisti ascrivibili a vicinanze con la Russia”. Più tardi Urso ha fatto sapere di “aver ricevuto solo questa mattina un report specifico che per quanto ci riguarda, come sempre, resta classificato”. È da lì che vengono i nomi del Corriere? Urso lo nega: “In merito a quanto riportato da alcuni organi di stampa, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica rileva di non aver mai condotto proprie indagini su presunti influencer”.

Santoro ha poi concluso dicendo: “Il Giornale non solo scopre che questi non sono tutti quelli indicati dal Copasir, ma che anche personaggi come me sono coinvolti nella formazione Forza Russia, un presunto partito filo-russo, magari finanziato dai russi. A questo punto non solo stiamo attaccando il diritto d’opinione, ma anche quello di fare ciò che si vuole come cittadini! Possiamo non indignarci di fronte a questa situazione? Cosa dicono i liberali? Chi ha commissionato questa campagna di stampa? Perché c’è il sospetto che a commissionarla sia stato il governo, che a commissionarla sia stato Draghi. (…) Cosa dice il governo? Cosa dicono i partiti che lo sostengono? Cosa dice il Partito Democratico dello schifo che sta succedendo?”

[1] https://www.corriere.it/politica/22_giugno_05/rete-putin-italia-chi-sono-influencer-opinionisti-che-fanno-propaganda-mosca-fce2f91c-e437-11ec-8fa9-ec9f23b310cf.shtml

[2] https://www.ilgiornale.it/news/politica/nasce-forza-russia-i-putiniani-ditalia-stanno-preparando-2040092.html