Donne che costruiscono il futuro: Vandana Shiva

08.03.2021 - Pressenza IPA

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Donne che costruiscono il futuro: Vandana Shiva
(Foto di Pressenza IPA)

Iniziamo con Vandana Shiva la serie di interviste dal titolo: “Donne che costruiscono il futuro. Verso una cultura nonviolenta.

La famosa fisica, pensatrice e attivista Vandana Shiva propone l’ecofemminismo come una risposta al momento attuale, in cui il patriarcato capitalista ci sta conducendo verso la distruzione e la morte, dopo aver colonizzato la natura, le donne e il futuro e ci trasmette parole forti e convincenti sulla lotta per la vita e il futuro.

A questo link si possono trovare i corsi della Earth University, compreso quello sull’Ecofemminismo.

Trascrizione dell’intervista

Juana Perez, Pressenza

Amiche e amici, come potete vedere siamo con Vandana Shiva, nota pensatrice e scrittrice, fisica, attivista, ecofemminista, con milioni di persone che seguono le sue proposte in tutto il pianeta. Parlare di tutti i progetti in cui si è impegnata e continua a impegnarsi potrebbe richiedere tutto il tempo dell’intervista. Lavora con la società civile, con le organizzazioni, ma anche con i governi. Ha affrontato il potere denunciando grandi compagnie. E’ difficile elencare tutto quello che hai costruito, però per sintetizzarlo in qualche modo mi piacerebbe che ci raccontassi che cosa hanno in comune tutte le cause che difendi.

Tutto ciò su cui lavoro sorge dal più profondo di me, dal mio amore per la vita e dall’amore per la libertà, qualunque cosa sia, che sia la protezione delle foreste, dei semi, o lo stare con le mie sorelle contadine a difendere la Terra, il territorio, il suolo. Tutto ha a che fare con la difesa della vita da un luogo d’amore o con la difesa della libertà da un luogo di resistenza contro la mancanza di libertà.

Tu parli della decolonizzazione, dell’ecofemminismo come forza opposta al patriarcato capitalista e della decolonizzazione della natura, delle donne e del futuro.

Se ci pensi, gli stessi processi di colonizzazione, ossia il progetto del patriarcato capitalista, colonizzano la natura, trasformano la Terra da bene comune a proprietà privata, trasformano i semi da bene comune a proprietà intellettuale, trasformano le persone da esseri umani autonomi in utenti di algoritmi e macchine. L’appropriazione dei beni comuni è al centro della colonizzazione e la colonizzazione della natura è strettamente legata a quella della donna. Nello stesso modo in cui Madre Terra è diventata sterile, la donna come creatura autonoma, produttiva, creativa, che sostiene concretamente l’economia e la società, è diventata un corpo vuoto, un oggetto da sfruttare. Tutto il lavoro che facciamo, tutta la creatività e la conoscenza che abbiamo è stata trasformata in non-conoscenza, in non-lavoro, ma il processo stesso di colonizzazione della natura e delle donne ha minato le basi stesse della vita.

Quando sfruttate eccessivamente un fiume lo state uccidendo e quel fiume è l’acqua della gente di oggi e della gente di domani; quando per avidità e cecità bruciate combustibili fossili, usate pesticidi nell’agricoltura e generate il 50% in più dei gas serra che provocano il cambiamento climatico, state rubando il futuro delle nuove generazioni. Per questo la gioventù è molto consapevole della crisi climatica e abbiamo movimenti come Fridays For Future. Ma ciò che manca ancora è la consapevolezza dell’interconnessione di queste tre colonizzazioni. Il giorno in cui l’umanità si sveglierà e lo capirà, il potere della Terra, il potere delle persone sarà un potere creativo, che nessuno potrà fermare.

Torneremo su questo punto. Dicevi prima che tutto quello su cui lavori viene da dentro di te, dalla tua difesa della vita. Ci sono state esperienze concrete, di rapporti con la gente, nella tua azione, che ti hanno portato ad una riflessione, all’attivismo, all’impegno per la vita, qualcosa che ti ha cambiato in un certo momento e ti ha spinto a impegnarti in diverse cause e con diversi movimenti?

La mia formazione di base è come fisica, ho fatto un dottorato in teoria quantistica, quindi la mia formazione intellettuale ha a che fare con la non-separazione, con l’idea che tutto è interconnesso. Ha a che fare con il potenziale; l’idea che le donne siano biologicamente inferiori è stata creata essenzialmente dal patriarcato capitalista. Le donne hanno il potenziale per essere agenti importanti nell’economia, nella democrazia, nella cultura; per questo il tema della non-separazione e dei diversi potenziali fa parte della mia educazione.

Il mio coinvolgimento nei temi ecologici, la realizzazione della percezione della violenza del patriarcato capitalista e la creazione di una filosofia che riconosce che la natura e le donne sono creative, si sono originati da un’esperienza personale. Stavo partendo per il Canada, per il mio dottorato di ricerca e mi sono incamminata in un sentiero che portava alla nostra foresta preferita. Mio padre era stato una guardia forestale e così ho visitato foreste per tutta la mia infanzia; e questa particolare foresta di querce era scomparsa e il fiume che scorreva da questa antica foresta era diventato un rivolo, solo poche gocce d’acqua. Mi ero sentita come se mi avessero amputato un braccio, perché ero cresciuta in queste foreste e questo mi turbò molto. Così iniziai a parlarne e quando tornai a Delhi mi fermai in un negozio di tè dove seppi di questo nuovo movimento di Chipko, e “chipko” significa “abbracciare” ed è partito dalle donne nelle montagne della mia regione. Mi Stavo trasferendo in Canada, ma mi impegnai a tornare nelle vacanze e a fare volontariato con questo meraviglioso movimento. Quindi dico sempre di aver fatto il mio dottorato di ricerca in teoria quantistica all’Università dell’Ontario, in Canada, ma anche di aver fatto un dottorato sull’ambientalismo e l’attivismo ecologista all’Università di Chipko, nelle montagne della mia regione. Quindi questo è ciò che ha realmente ispirato il mio impegno: quello di essere un’attivista per l’ambiente e di mantenermi costantemente informata su qualunque posto in cui avvenisse la distruzione della natura. Erano le donne a sollevarsi e non perché i loro geni dicevano di essere più vicine alla natura, ma perché erano state lasciate a prendersi cura delle cose basilari, a fornire cibo e carburante e acqua e tutte quelle cose che non sono considerate lavoro, che non sono considerate parte dell’economia. Quindi avevano ricevuto il compito di prendersi cura di queste cose di base di cui si ha bisogno e sono diventate esperte di sostentamento, ecologia, sono diventate esperte in sopravvivenza.

Un altro grande cambiamento avvenne nel 1984, quando in India si verificarono due eventi molto violenti. Uno fu una rivolta contadina nello stato del Punjab, dove la Rivoluzione verde dell’industria chimica e dell’agricoltura industriale fu introdotta nel terzo mondo per la prima volta. Fino ad allora era presente solo nel primo mondo industrializzato.

Ma questa Rivoluzione verde, come è stata chiamata, non era rivoluzionaria e non era verde, era semplicemente violenza: era una tecnologia militare introdotta nell’agricoltura, che rovinò lo stato del Punjab. Per questo vi fu una rivolta dei contadini. Lo stesso anno nella città di Bhopal, nella stessa azienda che aveva introdotto questi pesticidi, vi fu una fuoriuscita di gas letale e morirono migliaia di persone. Allora lavoravo con l’Università delle Nazioni Unite, in un programma sulla pace e la trasformazione globale, con un particolare focus sul consumo delle risorse e mi sono detta che qualcosa di grosso stava succedendo, così ho voluto approfondire. Per questo ho scritto un libro sulla rivoluzione verde, sulla violenza della rivoluzione verde, perché per me la conoscenza non è una carriera, per me la ricerca non è aggiungere un’altra pubblicazione al mio curriculum. La conoscenza è una guida per l’azione; e quando sai che una cosa è sbagliata, bisogna fare di tutto per impedire che quel male continui, sia attraverso la conoscenza che attraverso l’azione. Per questo mi sono impegnata a continuare la ricerca sulla violenza del cartello dei veleni e dell’agricoltura industriale. E così sono finita per diventare un’esperta di questo argomento, proprio per evitare quel danno e dall’84 mi sono impegnata a promuovere un’agricoltura senza violenza. Come risultato di questo lavoro nel 1987 sono stata invitata a una riunione in cui il cartello dei veleni voleva appropriarsi dei semi. Volevano un trattato globale per imporre questo al mondo. E così ho iniziato a difendere i semi ed è cominciato il Movimento Navdanya.

Dunque ognuno dei miei grandi cambiamenti è stato innescato da una grande ingiustizia e una grande violenza contro la Terra e contro le persone, soprattutto le donne.

Hai menzionato cause e movimenti dicendo che quando queste cause si uniranno vivremo davvero in un’altra realtà. Si stanno formando molte reti in tutto il mondo, ma a tuo parere di cosa abbiamo bisogno per generare la massa critica sufficiente a cambiare la direzione degli eventi a livello globale? Che cosa dobbiamo introdurre perché questo avvenga? Come possiamo contribuire perché arrivi questo momento?

Come ho detto, ho iniziato il mio lavoro con l’ecologia dopo Chipko, nei primi anni ‘70; il mio lavoro intellettuale è naturalmente molto più vecchio e la mia storia femminista è iniziata dal momento in cui sono nata. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori meravigliosi e una formidabile madre “femminista”, ancora prima che il termine fosse introdotto nel vocabolario. Negli ultimi secoli abbiamo assistito al colonialismo quale espressione del patriarcato capitalista, che ha generato concentrazione di potere, avidità, ricerca del profitto e dominazione nei confronti delle donne. Ma tutto questo è anche legato all’antropocentrismo: l’idea che gli esseri umani siano superiori alle altre specie è legata a quello che io chiamo “apartheid ecologico”, alla separazione dalla natura.

Allo stesso tempo, gli stessi processi hanno creato un nuovo razzismo secondo cui le persone di colore sono inferiori ai bianchi, perché il colonialismo doveva essere giustificato con la superiorità di una certa pelle: quella bianca, di una religione: il cristianesimo, di un genere: gli uomini. Tutto questo era un solo pacchetto. Quando lo guardiamo come un sistema, si tratta di un unico pacchetto. I movimenti sono sorti nel tempo concentrandosi su aspetti specifici di questa entità comune: la guerra contro la vita, contro l’autonomia e l’auto-organizzazione, contro la diversità.

Tutti questi aspetti erano interconnessi con la radice della causa e la radice della forma: la forma era il colonialismo e il patriarcato capitalista, le forze trainanti erano l’avidità, l’estrazione di materie prime e la generazione di profitto in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo. Così hanno creato narrazioni per giustificare il loro sfruttamento come una missione civilizzatrice, dicendo: “Non vi stiamo sfruttando, vi stiamo civilizzando, senza di noi siete dei barbari, siete dei primitivi, siete inferiori”. E questa narrazione ha spezzato e frammentato i movimenti. Così abbiamo il movimento Black Lives Matter, il movimento delle donne e poi da un’altra parte abbiamo i Fridays for Future che parlano del futuro; abbiamo un movimento per i diritti della Madre Terra, totalmente separato dalla giustizia di genere, dall’antirazzismo e dall’interesse delle generazioni future. Quindi, cosa dobbiamo fare ora che sappiamo che abbiamo una finestra di dieci anni per la transizione? Sappiamo che se nei prossimi dieci anni non produrremo un cambiamento, ci distruggeremo, distruggeremo le condizioni per la vita umana sulla Terra, proprio come abbiamo fatto con altre specie e questa non è un’ipotesi, è l’indicazione di una chiara tendenza. Ciò è stato fatto ad altre specie e ad altre culture: gli ecocidi di numerose specie, i genocidi dei popoli nativi, il femminicidio delle donne, sono sotto i nostri occhi. Così per quelli che straparlano di scienza basata sull’evidenza, questa è la scienza basata sull’evidenza: siamo sulla strada del collasso e dell’estinzione, ma voi pensate di essere così superiori da poter scappare su Marte in qualche modo e sopravvivere mentre rovinate questo pianeta.

Quindi, per prima cosa dobbiamo svegliarci rispetto a questa finestra di dieci anni; in seconda analisi dobbiamo prendere consapevolezza sulla radice comune delle ingiustizie: non sulle diverse espressioni, ma sulle radici comuni; la terza cosa che dobbiamo fare è renderci conto che abbiamo la creatività, abbiamo il potere creativo di fare il cambiamento che vogliamo vedere, non dobbiamo aspettare che qualcuno venga a dirci: svegliati! Il risveglio viene da dentro, questo è un potere che è dentro di noi e la separazione è stata imposta. La non-separazione è la realtà della nostra vita, la nostra non-separazione dalla natura, la nostra non-separazione tra noi esseri umani e la nostra non separazione con le altre generazioni.

Questa è una legge, come le leggi di non-separazione della teoria quantistica: dobbiamo capire la teoria quantistica dell’unità nella specie umana e con le altre specie. Una volta che raggiungiamo questa consapevolezza si aprono tutti i tipi di possibilità, e di nuovo, lo dico sulla base della scienza basata sull’evidenza. E abbiamo già visto che salvando un solo seme abbiamo un intero sistema di cibo e agricoltura che può risolvere i problemi climatici, affrontare quelli del suolo e delle catastrofi sanitarie, un sistema che non crea pandemie come questa tecnologia agricola invasiva che con gli OGM si infiltra ovunque in Amazzonia. Questo sistema ci può dare una buona salute e creare giustizia a ogni livello… è tutto fattibile, sta nella nostra storia; per questo i popoli indigeni devono essere ponti importanti verso il futuro.

Ha a che fare con quelle donne che nonostante difficoltà e problemi continuano a guidare le generazioni verso il futuro. Dunque le donne devono essere a capo di questa transizione. Dobbiamo renderci conto che siamo una cosa sola con la natura come umanità e abbiamo una vita comune, come umanità e come pianeta. Questo risveglio apre finestre che sono state chiuse dal patriarcato capitalista e ci impediscono di muoverci, ci impediscono di cambiare, ci impediscono di essere agenti di cambiamento.

Vuoi aggiungere qualche altro elemento tangibile o intangibile che ci aiuti a costruire il futuro nonviolento a cui aspiriamo?

Tutto l’attivismo che ho portato avanti nella mia vita, come ho già detto, è iniziato a Chipko e tutte le mie azioni sono state ispirate dalla nonviolenza contro le forze della violenza; per esempio le forze della violenza che hanno distrutto l’agricoltura nel Punjab con la Rivoluzione verde, le forze della violenza dei pesticidi dello stabilimento della Union Carbide, le forze della violenza della Monsanto che voleva appropriarsi dei semi, violando la loro integrità attraverso l’ingegneria genetica.

Quindi ci sono tre lezioni che ho sperimentato e imparato. La prima è l’auto-organizzazione. Dobbiamo renderci conto che siamo esseri autonomi, non siamo oggetti e come esseri auto-organizzati e come soggetti autonomi siamo connessi agli altri nella mutualità. Siamo autonomi ma interconnessi, siamo auto-organizzati ma diversi e vedendo questo allora l’auto-organizzazione diventa sia un diritto che un dovere e comincia a dare origine a politiche diverse. Ovunque nel mondo il voto è entrato in crisi, perché il voto è stato dirottato dal denaro. E i governi invece di essere della gente e per la gente, dovunque lavorano per le multinazionali o per i milionari. Allora la democrazia rappresentativa sta abbandonando la Terra e l’umanità, non sta dalla parte del popolo; abbiamo bisogno di una democrazia molto più partecipativa. E questa viene da tutti quelli che si rendono conto che possono fare la differenza. Non dobbiamo aspettare quelli che abbiamo eletto, perché oggi l’influenza che abbiamo attraverso il voto è molto piccola rispetto alle grandi lobby. Dunque dobbiamo essere il cambiamento nel luogo dove stiamo.

Poi, in secondo luogo, la globalizzazione degli ultimi trent’anni è stata una ricolonizzazione e se guardiamo le cifre delle emissioni di gas serra, se guardiamo l’estinzione delle specie, la crisi dell’acqua, la crisi dei rifugiati, questi ultimi trent’anni sono stati devastanti per la società e il pianeta. Quindi dobbiamo ri-localizzare l’economia e ri-ecologizzare l’economia: questo processo lo chiamo “economie creative degli esseri viventi”.

Il terzo punto è il potere della coscienza, il potere della verità. Tutte le persone si sentono impotenti quando i governi al servizio delle multinazionali fanno leggi per togliere le libertà delle persone comuniì e queste ultime si dicono: “Oh mio Dio, cosa faccio adesso?” Gli inglesi hanno cercato di farlo in Sudafrica, in India, ad esempio per noi hanno reso illegale produrre il nostro sale, dalla nostra acqua, dal nostro mare. Avevano il monopolio del sale, così potevano trarne profitto. Gandhi andò sulla spiaggia, prese il sale dal mare e disse: “ La natura ce l’ha dato gratis. Ne abbiamo bisogno per la nostra sopravvivenza. Continueremo a fare il sale e non obbediremo alle vostre leggi”. E questa è la Satyagraha, ovvero “la forza della verità”, ho tratto ispirazione da questo. Così quando ho visto che le Monsanto del mondo volevano possedere i semi attraverso i brevetti e l’ingegneria genetica, noi abbiamo cominciato la nostra Satiagraha dei semi, come quella del sale, abbiamo detto: “Voi non inventate i semi, questa è una bugia, noi salveremo i semi e non accetteremo leggi che rendano illegale la loro conservazione e condivisione, perché questo è il nostro dovere verso la Terra, verso noi stessi e verso le generazioni future”. Non dare il proprio consenso a leggi brutali e ingiuste è la massima espressione di umanità ed è la massima espressione della nostra libertà.

 

Traduzione dall’inglese di Anna Polo e Thomas Schmid

Revisione di Veronica Tarozzi

 

 

Categorie: Asia, Ecologia ed Ambiente, Economia, Genere e femminismi, Internazionale, Interviste, Nonviolenza, Video
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