Lunedì 7 dicembre si è aperta ufficialmente la “ European Youth Work Convention”, una manifestazione di grande rilievo nell’ambito delle politiche giovanili a livello transnazionale, sia per la sua periodicità dato che si tiene solo una volta ogni 5 anni, sia per la centralità di temi che, non rientrando tra competenze dell’Unione europea conferitele dai Trattati, soltanto raramente riescono a rientrare tra le priorità dei singoli governi.

Questa edizione, in preparazione da molti anni, è stata adattata in formato telematico per quanto riguarda la maggior parte del programma fruibile dall’esterno, pur mantenendo un impianto fisico sotto l’egida delle Presidenze tedesche. Si fa riferimento a una doppia funzione di riferimento politico e organizzativo per la Germania che dal 1º luglio 2020 al 31 dicembre 2020 esercita la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea con lo slogan “Insieme per la ripresa dell’Europa” alla quale si sovrappone temporalmente questo mese, ovvero dallo scorso 18 novembre 2020, la Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa (che il paese guidato dalla cancelliera federale Angela Merkel deterrà fino al mese di maggio 2021), due organismi, è importante ricordare, totalmente distinti. Seppur diversi e caratterizzati da una composizione altrettanto differente (47 Stati membri nel caso del Consiglio d’Europa che è un’organizzazione internazionale fondata nel 1949 con il Trattato di Londra, i rappresentanti ministeriali dei 27 governi degli Stati membri dell’Unione europea competenti in base agli argomenti in discussione per quanto riguarda, invece, il Consiglio dell’Unione europea), entrambi i contesti conferiscono un’importanza maggiormente elevata rispetto a quanto testimoniato finora in relazione a tutte le questioni connesse con la partecipazione delle giovani generazioni alla vita culturale, sociale, politica ed economica delle società contemporanee , pur non rientrando negli ambiti di competenza esclusiva delle istituzioni unionali e in taluni sistemi nazionali, tra i quali figura anche il caso dell’Italia, risultando un ambito delegato ai livelli regionali e/o federali anche in base ai principi di prossimità e sussidiarietà sanciti dai Trattati.

La Germania, in ogni caso e nonostante l’impatto della pandemia globale e delle misure di contenimento in vigore in numerosi paesi del mondo e nella quasi totalità del territorio dell’Unione europea, sta dunque ospitando la terza “ European Youth Work Convention ”, nell’ex capitale Bonn presso l’ambiziosa sede originariamente riservata ovvero il World Conference Center Bonn (WorldCCBonn), oggi sproporzionata in misura ancor più evidente dato il personale contingentato che, in forma ancor più esclusiva, è stato ammesso a tale spazio fisico anche in modalità presenziale. Le stesse autorità ministeriali e accademiche, oltre alle delegazioni per ciascun paese e per diversi ambiti operativi (formazione internazionale, centri risorse, comunità di pratica) hanno partecipato in modalità virtuale interagendo con gli studi di registrazione installati e gestiti da Bonn.

La necessità di mantenere inalterata la periodicità di un evento così ampio, su un tema generalmente confinato in posizioni marginali e in fondo alle agende politiche di numerosi paesi e stati membri dell’Unione europea, è legata, in particolare, agli impegni assunti dalla doppia presidenza tedesca in questo mandato, sia sul piano politico che su quello finanziario investendo, come confermato in diretta anche nel corso dell’evento, fino a € 400.000 suddivisi tra risorse per la fondazione “European Youth Foundation (EYF)” e i due centri dedicati alle attività giovanili (in particolare alla formazione) co-gestiti dal Consiglio d’Europe con i nomi “European Youth Centres” e siti in Francia (a Strasburgo) e in (a Budapest). Tali impegni si inseriscono nel quadro più ampio denominato « processo di Bonn », incluso nella “ Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. 2020/C 415/01 dello scorso 1° dicembre 2020 ”, che elenca con chiarezza le molteplici sfide esistenti in Europa che ostacolano un pieno riconoscimento e progresso dello Youth Work e invita tutti gli organismi coinvolti a sviluppare e proporre strategie, misure e priorità di attuazione a tutti i livelli da realizzare attraverso attività, dal livello locale a quello europeo, nell’intero spettro dei contesti di animazione socioeducativa e nell’ambito delle pertinenti sfere di competenza. In particolare, il « processo di Bonn » prende corpo attraverso l’attuazione dell’ Agenda europea per lo Youth Work (brevemente definita «agenda»), ovvero un quadro strategico volto a rafforzare e sviluppare la qualità, l’innovazione e il riconoscimento dello Youth Work che punta a svilupparne ulteriormente le pratiche sottostanti basate sulla conoscenza in Europa e collegare le decisioni politiche alla loro attuazione pratica. Tale agenda dovrà essere caratterizzata da una cooperazione coordinata tra i portatori di interessi a diversi livelli e in vari settori dell’animazione socioeducativa e serve anche a rafforzarne il valore quale ambito di lavoro distinto che può fungere da partner paritario con altri settori d’intervento.

In Italia, nonostante centinaia di progetti, organismi e iniziative che incorporano le pratiche dello Youth Work e propongono, con diverse gradazioni di impatto e di successo, percorsi per il riconoscimento delle professionalità che lo ispirano, non esiste ancora una definizione univoca del termine. Termine, e relative prassi, che nel frattempo, dalla definizione di “animazione socio-educativa” diffusasi nelle ultime due decadi, ma ormai lontana del tempo, si evolve rapidamente e continuamente più di quanto le normative regionali e nazionali possano catturare. La rapida e ricca trasformazione dello Youth Work praticato in contesti organizzativi, pubblici o privati, sul territorio italiano o altrove in lingua italiana si nutre, infatti, anche dell’alto tasso di partecipazione e internazionalizzazione del tessuto associativo in tale paese e, soprattutto, dei singoli partecipanti. Soltanto sulla base dei dati censibili e delle informazioni quantitativamente rilevabili, l’Italia risulta costantemente il primo paese nella partecipazione alle diverse azioni dei programmi europei “Erasmus+” e “Corpo Europeo di Solidarietà”. Questi due programmi assicurano, tramite procedure comparative pubbliche molto serrate fondate su processi qualitativi che si ispirano a quadri e normative condivise all’interno dell’Unione europea e che offrono anche una componente decentralizzata gestita da Agenzie Nazionali (NAs) opportunamente designate nei paesi partner di tali programmi, il sostegno finanziario nei confronti delle pratiche concrete di Youth Work sotto forma di proposte progettuali rientranti in apposite graduatorie di merito. Oltre a tali informazioni classificabili per paese, esiste un corpo sempre più numeroso e flessibile di partecipanti squisitamente europei transnazionali, spesso identificati genericamente all’interno della definizione giuridica di “cittadini/e europei/e mobili” (EU Mobile Citizens) dislocati/e in diversi contesti territoriali interno dell’Unione o dell’area del Consiglio d’Europa (47 Stati) e spesso in più di uno, che concorrono alla costruzione di uno spazio più esteso di attuazione della cooperazione su temi di interesse comune sviluppando ulteriormente strumenti e concetti riconducibili allo Youth Work e all’educazione non formale su un piano interculturale, internazionale e spesso anche intergenerazionale. Nonostante sia poco narrato e analizzato, nonché difficilmente censibile come fenomeno, è interessante rilevare come comunità nutrite di professionisti che si riconoscono nel termine internazionale “ Youth Worker ” abbiano studiato o vissuto in diverse zone d’Italia o hanno origini italiane e operino in tali ambiti in organizzazioni pubbliche o private in Belgio, Germania, Grecia, Francia, Spagna, Portogallo, Ungheria, Svezia e nel Regno Unito, per citare solo i paesi nei quali sono attualmente più attivi/e e numerosi/e.

Anche l’esperienza diretta dei/lle partecipanti più giovani e il coinvolgimento nelle pratiche di cittadinanza attiva negli ultimi anni, prima della crisi sanitaria e della chiusura dei confini che ha frenato lo sviluppo delle attività di mobilità transnazionale, ha sempre più spesso avuto occasione di concretizzarsi prima, o talvolta addirittura esclusivamente, nello spazio della dimensione transnazionale, slegato dai limiti locali e nazionali, ovvero in un contesto più ampio di confronto e di possibilità nel quale le pratiche di Youth Work possono essere implementate in maniera compiuta e condivisa, rispetto alla dimensione locale dove le resistenze rispetto alle aperture internazionali e al protagonismo giovanile sono ancora persistenti e spesso scoraggianti nei confronti di persone alle prime esperienze.

In tale contesto, l’augurio è anche quello che lo strumento dell’Agenda e il coinvolgimento diretto dei governi nel processo di Bonn possa garantire un maggior impatto anche sul piano delle dimensioni locali, nonché su quello del riconoscimento professionale in paesi nei quali questo non è ancora effettivo, né supportato da un quadro legislativo nazionale, come il caso dell’Italia.

La dichiarazione finale della “European Youth Work Convention” è stata presentata in diretta mondiale giovedì 10 dicembre 2020 è accessibile attraverso questo collegamento: https://www.eywc2020.eu/