Lesbo | Il campo rifugiati Pikpa e la lettera di Mina

17.11.2020 - Murat Cinar

Quest'articolo è disponibile anche in: Portoghese, Turco

Lesbo | Il campo rifugiati Pikpa e la lettera di Mina

Pochi giorni prima dello sgombero del campo di Pikpa, una dei residenti, Mina, ha scritto una lettera che è stata diffusa su Facebook. La lettera è stata tradotta dalla lingua farsi, con l’aiuto dell’insegnante d’Inglese di Mina (un volontario del campo, che insegnava l’inglese a Mina, a distanza, durante la sua permanenza a Pikpa).

Io sono un sogno libero, andiamo ad annusarci, ho un posto in pianura, penso come un cervo.

Sono Mina, dal paese devastato dalla guerra, l’Afghanistan. Ho lasciato l’Afghanistan 4 anni e mezzo fa, per diversi motivi. Uno dei motivi era la libertà. Volevo essere una donna, non una schiava. Sono stata in Iran per tre anni, dove sono stata privata dai miei diritti umani.

E ora da un anno e due mesi vivo in un limbo, in Grecia, che è la più grande prigione per i rifugiati. Un limbo che non è né la destinazione né il luogo di partenza. Ciò significa che non posso andarmene e non posso nemmeno restare.

La Grecia è un paese con bellissime isole. Il mare è diventato il più grande cimitero per i rifugiati. Ho anche attraversato quel mare e sono stata salvata dalla Guardia Costiera, all’ultimo momento prima della mia morte.

Ognuno di noi rifugiati ha un dolore infinito. Ci sono storie nel nostro sorriso, nei nostri occhi. C’è speranza e un futuro sconosciuto. Fotografiamo insieme le nostre lacrime e i nostri sorrisi. E incorniciamo quella foto nei nostri occhi.

Sono una donna che è fuggita dall’oppressione, dalla guerra, dall’insicurezza, dallo stupro e che si è rifugiata in Europa. Vivevo in campi in un limbo, più orribile che in qualsiasi altra parte del mondo, con il freddo invernale e il caldo estivo.

Perché ero una rifugiata, perché non avevo un pezzo di carta chiamato “visto”. Ma anche senza un pezzo di carta, sono un essere umano. Sono Mina, una donna, una donna il cui mondo e universo significa che garantisce la continuazione della vita.

Ora vivo in un campo che è un paradiso rispetto ad altri campi, con un piccolo gruppo. Dove la dignità umana, la sicurezza, i diritti delle donne sono preservati, ma il governo ha deciso di chiudere questo campo.

Spero nella liberazione di tutti i rifugiati, in particolare le donne oppresse, da questa prigione “.

Autore Mina 🙂 ❤️

Categorie: Asia, Diritti Umani, Europa, Internazionale, Migranti
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