Una chiamata alla fratellanza

07.10.2020 - Benedetta La Penna

Una chiamata alla fratellanza
(Foto di Aicha Achchab)

Mi chiamo Aicha Achchab e vivo a Chieti dal 2009 insieme a mio marito italiano. Sono presidente dell’Associazione Ricreativa Culturale “Aicha e le bellezze del Marocco” con la quale ho creato eventi a Chieti e Pescara per far conoscere la cultura del Marocco a chiunque fosse interessato; ho all’attivo diverse collaborazioni con le Caritas di Chieti e Pescara per l’organizzazione dell’evento “Festa dei Popoli”. Da quando vivo qui ho realizzato diverse attività culturali nell’ambito del teatro e dell’integrazione, ho anche svolto attività di volontariato come soccorritore con l’ANPAS Teate Soccorso Onlus.

Attraverso queste attività mi sono sentita viva, motivata ma soprattutto integrata: ero contentissima sia di portarle avanti sia di investire sempre più energie nella loro realizzazione. Da parte della cittadinanza di Chieti percepivo un ritorno positivo ed una vicinanza che mi faceva sentire a tutti gli effetti a casa mia.

L’uso del tempo verbale non è casuale perché, purtroppo, da circa tre anni a questa parte la situazione si è radicalmente modificata, soprattutto a causa di una propaganda politica nazionale che spesso si è dedicata alla denigrazione ed all’accusa dello straniero, soprattutto se di provenienza africana.

Oggi molte delle persone che incontro mi guardano con occhi colmi di pregiudizio e reggere il loro sguardo diventa ogni giorno più difficile; quando cammino per strada non mi sento più benvoluta.

Nell’ultimo periodo ho subito più volte delle ingiurie in pubblico – sull’autobus, all’ospedale, per strada, nei negozi – senza alcun motivo valido e senza nemmeno poter contare su qualcuno che si fosse pronunciato in mia difesa. Tutto ciò in passato non accadeva, o almeno non accadeva con una tale continuità.

Le vicende geopolitiche degli ultimi anni hanno causato l’arrivo di tanti extracomunitari sul territorio europeo ed italiano. Una parte della classe politica ha ben pensato di utilizzare questo fenomeno per far credere agli elettori che alcuni problemi della popolazione italiana, soprattutto quelli economici, siano causati dall’invasione degli stranieri. Nonostante il fatto che questo legame causa-effetto venga smentito dalle stime sulla percentuale di stranieri in Italia – siamo intorno all’8,7 per cento della popolazione, perciò ben lontani da un’invasione – questo tipo di propaganda ha generato la nascita di un sentimento di sfiducia ed avversione nei loro confronti.

Tutto ciò non dovrebbe essere la normalità per uno Stato civile e sviluppato come l’Italia: in molte altre nazioni dell’Unione Europea una retorica simile non esiste e l’atteggiamento verso le popolazioni di provenienza straniera è ben diverso.

Un politico che si possa chiamare tale dovrebbe preoccuparsi dei tanti problemi che affliggono lo Stato italiano ed impegnarsi per risolverli, agendo nella trasparenza più totale; non dovrebbe utilizzare lo straniero e le differenze religiose come scusa per racimolare consensi e raggiungere i propri obiettivi.

Questa situazione mi spinge a pensare che una buona parte della classe politica che oggi ci governa non abbia le competenze necessarie a risolvere i problemi della nostra società, perciò preferisce adottare “soluzioni” di più facile attuazione che trovano terreno fertile anche grazie al fatto che molti cittadini sono stati indeboliti dalle difficoltà economiche causate prima dalla crisi e adesso anche dalla pandemia. Questa frustrazione generale dà modo ad una parte di questa classe politica di parlare di argomenti vuoti e stupidi, che generano soltanto odio verso lo straniero.

Noi non siamo un capro espiatorio: tantissimi immigrati, ormai molti dei quali italiani a tutti gli effetti, lavorano sodo e contribuiscono alla prosperità del Paese. Vi invito a riflettere sull’importanza dei lavoratori immigrati per il sistema economico del Paese e ad immaginare le conseguenze in caso di loro assenza: lo scorso anno i cittadini stranieri occupati costituivano il 10,7 per cento del totale degli occupati e si concentravano quasi totalmente su mansioni esecutive, mentre solo l’1,1 per cento di essi ricopriva un ruolo dirigenziale. Va da sé che essi ricoprano mansioni che non sono quelle a cui aspira la maggior parte degli italiani; infatti, più in generale, gli stranieri vanno quasi sempre a riempire il vuoto lasciato dai nativi, che tendono a spostarsi verso professioni sempre più qualificate. Se non ci fossero gli stranieri chi ricoprirebbe quelle mansioni?

Il cittadino italiano è una brava persona, è accogliente e calorosa, ma questa propaganda politica invece di alimentare un sentimento di pace ed una convivenza armonica sta generando una cattiva convivenza ed un’intolleranza verso gli stranieri. Abbiamo bisogno di una classe politica che dia un buon esempio ai cittadini, soprattutto ai giovani. Che mandi un messaggio di uguaglianza e pace per tutti, senza fare distinzioni culturali e religiose. Spero di vederla nascere presto e confido nel fatto che accadrà. Tutti nasciamo uguali, allo stesso modo; e nello stesso modo andiamo via. Siamo tutti stranieri su questa terra.

Categorie: Africa, Europa, Politica
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