A un passo dall’archiviazione delle indagini sul suo omicidio.

Sergio Rojas Ortiz, leader indigeno Bribri e membro fondatore del Fronte nazionale dei popoli indigeni (Frenapi), è stato ucciso con quindici colpi di pistola il 18 marzo dello scorso anno, in piena escalation di violenza contro i popoli Teribe (Brörán) e Bribri, impegnati nel recupero dei territori ancestrali indigeni di Térraba e Salitre. Un anno e mezzo dopo l’omicidio, le autorità vogliono archiviare il caso.

Nel 2015, la Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) aveva chiesto allo Stato del Costa Rica di adottare misure cautelari al fine di garantire l’integrità fisica e la vita di Rojas. La richiesta non solo è rimasta disattesa e Rojas è stato brutalmente assassinato, ma dopo 19 mesi senza sostanziali progressi nelle indagini, il 24 settembre scorso il Pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale.

Una decisione che si inquadra in un contesto di totale impunità per i crimini commessi contro membri delle popolazioni indigene, che difendono i propri territori dalle continue invasioni da parte di latifondisti senza scrupoli. Il caso più recente è l’omicidio del leader indigeno Brörán Jehry Rivera, ucciso lo scorso febbraio nella comunità di Potrero Grande a Buenos Aires de Térraba.

“L’impunità è assoluta. Tutte le denunce sono state archiviate e questo contribuisce ad aumentare gli indici di violenza. Il fatto poi che lo Stato non abbia fatto passi in avanti nella riorganizzazione e demarcazione dei territori (indigeni), espone ulteriormente le popolazioni agli attacchi, molto spesso mortali, dei latifondisti”, ha affermato Lesner Figueroa, coordinatore del Consiglio Ditsö Iriria Ajkonük Wakpa (CDIAW), di cui Rojas era membro.

Durante l’incontro virtuale “Contro l’impunità e l’oblio. L’omicidio di Sergio Rojas e la violenza simbolica dello Stato”, Oscar Retana, legale della famiglia del dirigente indigeno assassinato, ha accusato le autorità costaricane di inazione.

“Il Costa Rica non è solo firmatario di trattati internazionali per i diritti umani, ma ha anche approvato una legge che regola e garantisce i diritti territoriali delle popolazioni indigene. La realtà è però molto diversa. Siamo una società democratica solo sulla carta, perché la verità è che lo Stato viola costantemente questi diritti”.


Retana ha anche ricordato che quando si tratta di territori indigeni, la giustizia in Costa Rica è a doppio binario. “Mentre Sergio e altri membri di organizzazioni indigene sono stati vittima di persecuzione giudiziaria e sono finiti anche in prigione per reati mai commesi, quando si tratta di latifondisti violenti e usurpatori di terre l’impunità è assoluta”.


Per il difensore civico Álvaro Paniagua, lo Stato è responsabile della morte di Sergio Rojas per incapacità, indifferenza e omissione. “Non ha mai adottato le misure cautelari disposte dalla Cidh, né ha rispettato gli accordi raggiunti con le organizzazioni indigene per la riorganizzazione e demarcazione dei loro territori, che includevano la rettifica dei confini, il sistema di distribuzione della terra e i meccanismi per il recupero di quei territori illegalmente sottratti alle comunità”.


Il giorno dopo la decisione della Procura di chiedere l’archivazione del caso, le Nazioni unite hanno sollecitato lo Stato del Costa Rica a proseguire le indagini e impedire che il crimine rimanga nell’impunità. Chiedono inoltre di continuare a promuovere azioni per “eradicare ogni forma di violenza e discriminazione contro le popolazioni indigene”, garantendo loro il diritto al possesso delle loro terre.


“Presenteremo ricorso contro la richiesta del Pm affinché le indagini proseguano e il caso non rimanga impunito”, ha assicurato il legale della famiglia Rojas.