Il Reddito di base universale al Forum Mondiale per l’Acqua, la Terra, il Clima e la Diversità

10.06.2020 - Juana Pérez Montero

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Tedesco, Catalano

Il Reddito di base universale al Forum Mondiale per l’Acqua, la Terra, il Clima e la Diversità

Non ci saranno freni al cambiamento climatico, non metteremo al centro la Vita senza giustizia sociale e se non assicureremo la sopravvivenza di tutta l’umanità. Oggi è possibile porre fine SUBITO, una volta per tutte, alla povertà nel mondo, se viene istituito il Reddito di base universale e incondizionato per tutti gli individui. E sappiamo che c’è ricchezza in abbondanza per questo.

Del diritto di ogni essere umano alla sopravvivenza e della possibile introduzione di un reddito di base, abbiamo parlato durante il Forum Mondiale per l’Acqua, la Terra, il Clima e la Diversità, organizzato dalla senatrice argentina Andrea Blandini nella Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Di seguito il video dell’intervento

Trascrizione della presentazione

Oggi, nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, in cui difendiamo la possibilità di mettere la vita al centro dei nostri valori, non possiamo ignorare il fatto che non ci saranno freni al cambiamento climatico e non ci sarà cura del pianeta, della casa di tutti, senza giustizia sociale e se non si difende, al contempo e in via prioritaria, la vita e la sopravvivenza delle persone.

Soltanto dopo possiamo parlare – per esempio – di una copertura sanitaria universale e di qualità, di istruzione gratuita per tutta la popolazione, ecc. Ma abbiamo bisogno di assicurare – prima di tutto – la sopravvivenza di tutta l’umanità…affinché ogni individuo, per il semplice e sacro fatto di essere nato, abbia i mezzi per sopravvivere (tetto, cibo, elettricità, ecc.).

Abbiamo bisogno che tutti gli individui dispongano di condizioni di vita all’altezza della dignità che conferisce loro il fatto di essere nati umani.

Assicurare la sopravvivenza umana sembra scontato, ma non lo è poi così tanto. E, sebbene sia sancita in alcuni articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, come l’articolo 25.1., non è radicata nell’immaginario o nella narrazione collettiva come lo sono altri diritti – perlomeno in certe zone del pianeta -, come il diritto all’istruzione, alla sanità, ecc.

Anzi, è “naturalizzato” e “normalizzato” che muoiano milioni di persone per mancanza di cibo, acqua, e lo giustifichiamo come sfortuna di essere nati in determinati posti, come cattiva gestione delle proprie possibilità individuali o collettive, perché non vogliono lavorare, ecc.

Nel fondo c’è qualcosa in noi che non ci fa scandalizzare oltremodo davanti al fatto che muoiono tanti esseri umani come conseguenza della povertà e della precarietà. Perché questo diritto non si è sviluppato come altri?

Dalla mia particolare interpretazione, ciò accade perché si tocca un elemento centrale di questo sistema in cui viviamo, un sistema predatore della vita in generale. Parliamo di mettere in discussione la proprietà privata e il mito su cui si basa, e che dice “ti guadagnerai il pane col sudore della fronte”.

E qui arriviamo alla situazione attuale e al perché numerosi specialisti e movimenti sociali stanno reclamando un Reddito di base universale, in diverse zone del pianeta.

È evidente – e così è stato rivendicato per decenni – che c’è bisogno di dare una risposta alla crescente robotizzazione e automazione del lavoro, a causa della perdita di posti di lavoro remunerato che ciò implica, e – quindi – perché ormai non è sostenibile, perché è in gioco l’equazione occupazione=sussistenza.

Apro una parentesi: abbiamo bisogno di distinguere l’impiego dal lavoro. L’impiego è un lavoro remunerato, mentre il lavoro è qualsiasi attività, molte delle quali – certamente quelle che, nella maggior parte dei casi, riguardano lo sviluppo e la cura della vita – non sono pagate: lavoro di cura (svolto soprattutto da donne), lavoro volontario e solidale, buona parte del lavoro artistico… Ma NON è l’argomento che trattiamo oggi.

Questa equazione impiego=lavoro si è spezzata ancora di più con la pandemia, con milioni e milioni di persone che vogliono lavorare e non possono; ciò implica inesorabilmente l’essere condannati a dipendere dall’aiuto caritatevole, umanitario – là dove è stato possibile fornirlo -… o morire di inanizione.

È evidente che una volta spezzata l’equazione impiego=sussistenza, dobbiamo cercare delle alternative. Sicuramente alternative che ci liberino, che non ci rendano ulteriormente schiavi, come succede nella maggior parte degli impieghi.

Ed è esattamente questo il momento in cui si alza la voce e si inizia a rivendicare un Reddito di base, come dicevamo.

Segnaliamo che, in molti casi, si parla di Reddito di base, quando in realtà si sta parlando di proventi o aiuti per poveri. E questa confusione spesso è generata in modo intenzionale e con l’obiettivo di confondere.

Quando parliamo di Reddito di base – insisto – non parliamo di aiuti per poveri per i quali è comunque stato dimostrato che in fin dei conti acuiscono la povertà. Si tratta, senza dubbio, di briciole che questo sistema capitalista si permette di “regalare” a quelli a cui ruba in modo sistematico, spudorato e immorale. Attenzione! Non siamo contro gli aiuti che stanno consentendo a milioni di persone di poter mangiare oggi, ma sappiamo che questi aiuti sono “pane per oggi e fame per domani”.

Quando parliamo di Reddito di base, parliamo di un Reddito di base universale, incondizionato individuale, sufficiente e permanente. Vale a dire, parliamo di un reddito, di un’assegnazione che lo stato concederebbe – inizialmente – e che sarebbe uguale per tutta la popolazione – dal più ricco al più povero e difendiamo che sia così, che sia UNIVERSALE perché vogliamo che sia riconosciuto come il primo dei diritti umani, il diritto alla sopravvivenza del corpo, alla vita…

Inoltre, un reddito di base è INCONDIZIONATO (si concede a tutte le persone senza dover dimostrare se possiedono beni o meno, se sono disposte a lavorare, ecc.).

È inoltre INDIVIDUALE (si concede a ognuno appena nato, non alle famiglie, come di solito avviene nel caso di aiuti per “poveri”).

Quando parliamo di Reddito di base, parliamo del fatto che deve essere un’assegnazione SUFFICIENTE per poter sopravvivere in condizioni di vita degne (che garantisca un tetto, cibo, elettricità…).

E, in ultimo, rivendichiamo che sia PERMANENTE, non istituito in risposta all’attuale pandemia, ad esempio.

In sintesi, stiamo parlando di diritti, del diritto che tutela ogni essere umano affinché viva e lo faccia in condizioni di vita degna, non parliamo di carità né di aiuti per poveri.

E questo, l’introduzione di un Reddito di base universale, incondizionato, individuale, sufficiente e permanente, è possibile metterlo in pratica oggi e SUBITO perché c’è ricchezza più che sufficiente – per la prima volta nella storia, come hanno dimostrato molti economisti e specialisti con i propri studi – affinché tutta l’umanità viva in condizioni di vita degna.

E perché dividere questa ricchezza – che a tal proposito cresce in modo esponenziale proprio grazie ai progressi della robotica e della tecnologia? Perché la ricchezza è di TUTTI. E questo per due motivi: perché è conseguenza dell’accumulazione storica del lavoro di migliaia di generazioni nel corso della storia, e perché attualmente tutta la popolazione del pianeta produce – in un modo o nell’altro. Per questo parliamo di reddito, perché la ricchezza che appartiene a tutti è proficua e, di conseguenza, dobbiamo riprendercela.

Naturalmente, noi umanisti rivendichiamo il lavoro delle macchine, così da poterci liberare dei lavori schiavizzanti…il problema non è il lavoro o la mancanza di lavoro, il problema è assicurare la sopravvivenza di tutta l’umanità.

E il problema per assicurare questa sopravvivenza non è la mancanza di ricchezza. Il problema – come ben sappiamo – risiede nell’accumulare gradualmente questa ricchezza nelle mani di pochi.

Un Reddito di base universale e incondizionato non è il paradigma economico a cui aspiriamo noi umanisti di tutto il mondo, ma costituisce un gradino nella redistribuzione della ricchezza ed eliminerebbe la povertà una volta per tutte e SUBITO.

Per questo, per poterlo attuare, abbiamo bisogno di popolazioni che si mobilitino per difenderlo e di politici coraggiosi disposti a metterlo in pratica.

Un Reddito di base contribuisce a una nuova concezione dell’essere umano, un essere umano che possa spiegare tutta la sua intenzionalità in un volo di colori senza limiti… se si libera da lavori schiavizzanti o dalla mancanza degli stessi.

Un Reddito di base può aiutare ad aprire la strada a una società, a un’umanità in cui nessun essere umano sia inferiore rispetto a un altro, in cui ci relazioniamo – parafrasando il pensatore Silo – “trattando gli altri come vorremmo essere trattati…” E di conseguenza iniziamo a liberarci.

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Traduzione dallo spagnolo di Giuseppina Borrelli

Categorie: Diritti Umani, Internazionale, Video
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