Reddito di base di Emergenza: una proposta per affrontare la crisi

29.04.2020 - Santiago del Cile - Tomás Hirsch

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Reddito di base di Emergenza: una proposta per affrontare la crisi
(Foto di Comunità Plaza Las Campanas, La Reina, Santiago del Cile)

Una possibilità da prendere seriamente in considerazione è quella di attuare un Reddito di Base di Emergenza per coprire i bisogni primari delle persone per tutta la durata della pandemia e per evitare che siano inutilmente esposte al contagio cercando risorse. La proposta di un reddito di base non è una novità. È stata promossa in tutto il mondo come una politica pubblica universale fin dagli anni ’80. In parole povere, il reddito di base non fa altro che garantire l’esistenza materiale di tutti gli individui, salvaguardando così il loro diritto alla vita.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato pochi giorni fa che l’umanità, in seguito al Coronavirus, affronta oggi la più grave crisi globale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Di fronte a ciò, diversi paesi hanno attuato piani per proteggere le persone dagli effetti devastanti di un’economia stagnante a causa della pandemia.

Nel caso del Cile, invece, la risposta del governo è stata estremamente avara. Da un lato, la legge sulla tutela del lavoro obbliga i lavoratori a ricorrere ai propri risparmi attraverso l’assicurazione contro la disoccupazione, con il rischio di esaurire una riserva che potrebbe essere necessaria in futuri episodi di inattività lavorativa. D’altra parte, il COVID Bonus di appena 50.000 pesos cileni (ca. € 55) per persona a carico per il 60% dei più vulnerabili e consegnato una sola volta, rappresenta un contributo insignificante per chi deve cercare di sopravvivere senza reddito nel bel mezzo di questa emergenza sanitaria.

Data la gravità della crisi, queste misure sono certamente insufficienti. È necessario che lo Stato assicuri e protegga efficacemente settori più ampi della popolazione che attualmente vivono in una situazione di impotenza e precarietà.

Solo pochi giorni fa, la Segretaria Esecutiva della CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi) Alicia Bárcena, ha dichiarato che i paesi dell’America Latina e dei Caraibi dovrebbero garantire un reddito di base universale a tutti i loro abitanti, nel quadro della costruzione di un futuro diverso per la regione. L’adozione di un tale meccanismo non costerebbe più del 6,3 % del prodotto interno lordo (PIL), che rappresenta l’ammontare dell’evasione fiscale nella regione, ha detto la responsabile della CEPAL in occasione di un seminario web sulle prospettive dell’America Latina.

L’alta funzionaria dell’ONU ha descritto la proposta del reddito di base universale come parte della “costruzione di un futuro civile”, per il quale “dobbiamo cambiare lo schema della tassazione statale, orientando le risorse pubbliche verso il sostegno al reddito”. L’attuale pandemia Covid-19, ha detto Bárcena, “ci offre un crocevia di civiltà: o torniamo alla globalizzazione concentrativa, o costruiamo un futuro diverso” (Pressenza 23.04.2020 – Inter Press Service).

Nel caso specifico di un reddito di base per il Cile, inquadrato nel contesto di un’emergenza sanitaria e sociale, proponiamo che questo provvedimento contempli i seguenti aspetti:

Lo Stato fornirà un importo fino a 150.000 pesos al mese (ca. € 165) per ogni persona appartenente all’80% delle famiglie a più basso reddito per tre mesi consecutivi. Il valore dell’importo da versare ad ogni persona dipenderà dal livello di reddito del nucleo familiare.

I bambini e gli adolescenti saranno anch’essi beneficiari del reddito di base d’emergenza, che sarà amministrato da uno dei genitori o da chi si prende cura di loro.

Il pagamento mensile del Reddito di Base di Emergenza da parte dello Stato dovrà essere effettuato tramite bonifico bancario o inviando un assegno.

Il costo totale dell’implementazione del Reddito di Base di Emergenza, nei termini qui proposti, è dell’ordine di 8 miliardi di dollari per i tre mesi in cui il contributo statale sarebbe effettivo, una cifra che lo Stato può facilmente erogare senza ricorrere a debiti.

Questa misura andrebbe a beneficio di una percentuale maggiore di persone, compresi i ceti medi, con un contributo statale alle famiglie superiore a quello che viene fornito attraverso il Covid Bonus, la legge sulla tutela del lavoro e il Reddito Familiare d’Emergenza recentemente annunciato.

Un altro vantaggio fondamentale del Reddito di Base di Emergenza è che aiuta a ridurre in modo significativo la burocrazia necessaria per il calcolo e la gestione dei contributi statali differenziati. In altre parole, permette di non disgregare la popolazione e di non creare differenze tra i lavoratori dipendenti, autonomi, precari, disoccupati o pensionati, tenendo conto di un contesto in cui sono necessarie soluzioni integrali, urgenti e tempestive.

Il Coronavirus ha mietuto centinaia di migliaia di vittime di diverse condizioni sociali, economiche o etniche in tutto il mondo e ha messo alla prova la capacità di risposta dei governi. Lo Stato cileno non può rimanere ideologicamente succube di un modello che aumenta i profitti delle grandi imprese a danno della popolazione. La protezione della salute e la garanzia di condizioni di vita dignitose per tutti i cileni devono essere, al di sopra di ogni considerazione economica, le principali preoccupazioni dello Stato e questo, se c’è la volontà politica, è perfettamente possibile attraverso un Reddito di Base di Emergenza che garantisca l’esistenza materiale di tutti gli abitanti del paese.

Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid

Categorie: Economia, Opinioni, Sud America
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