La caccia alle streghe aiuta un certo tipo di antimafia

23.04.2020 - Carmelo Musumeci

La caccia alle streghe aiuta un certo tipo di antimafia
(Foto di pxhere.com)

“Basta protagonismo e corsa ai soldi (…) un’antimafia che sappia guardare al suo interno e abbandonare il sensazionalismo, il protagonismo, la pretesa primazia di ogni attore, la corsa al finanziamento pubblico e privato”. (Fonte: Corriere della Sera, 28 novembre 2015, dichiarazione di Pietro Grasso, ex Presidente del Senato).

Dopo la sentenza della Corte Europea che ha sancito che l’ergastolo ostativo viola l’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani e dopo che la nostra Corte Costituzionale ha stabilito la possibilità che anche i condannati per mafia possano usufruire di permessi premio (caso per caso e senza nessun automatismo), alcuni giornalisti e qualche politico si sono scatenati:  “Le decisioni della Corte Europea e della Corte Costituzionale italiana faranno uscire dal carcere centinaia di boss mafiosi”. Ovviamente non è uscito nessuno.

La stessa cosa sta accadendo ora, dopo che sono stati concessi gli arresti domiciliari a un condannato per mafia, anziano, malato di tumore, a cui mancano solo pochi mesi per finire di scontare la pena.

Alcuni giornalisti e politici hanno scritto: ” Boss mafiosi lasciano il 41 bis grazie al coronavirus. Padrini, dal carcere duro ai domiciliari.” Hanno persino fatto una lista di nomi di boss che potrebbero uscire dal carcere. Prevedo che girerà presto la tesi che la mafia italiana, d’accordo con quella cinese, hanno creato e diffuso il coronavirus per fare uscire i boss mafiosi dal carcere.  Tutto è possibile e in Italia una bugia detta tre volte diventa una verità.

Giusto per fare chiarezza, a me la mafia fa schifo, specialmente un certo tipo di mafia, ma ho sempre pensato che, nella stragrande maggioranza dei casi, i mafiosi che contano non commettono reati e che in carcere ci vadano quelli che li commettono perché contano poco.  Ho sempre pensato che i mafiosi di spessore abbiano le mani pulite, non sparano: non ne hanno bisogno, alcuni sono i padroni del potere politico, finanziario e mediatico. I mafiosi che contano, in alcuni casi, stanno nella stanza dei bottoni. Spesso i mafiosi che valgono sono intoccabili, hanno la fedina penale pulita. Ho sempre pensato che la vecchia mafia sia stata sconfitta non dallo Stato ma dalla stessa nuova mafia. Ed è assurdo prendersela e considerare ancora pericolose persone vecchie, malate e alcune anche rimbambite, che sono in carcere da dieci, quindici, venti, trent’anni (alcuni anche quarant’anni) e che sono fuori dal mondo. Alcuni di loro hanno solamente un’ora di colloquio al mese, attraverso un vetro, costrette al nulla di una vita vuota di relazioni e di umanità, sfruttati ancora come parafulmine da una moderna nuova mafia, che dà sempre la colpa alla vecchia mafia, che invece non conta più nulla.

So bene che stiamo parlando di uomini che hanno anche ucciso, ma non si dovrebbe rispondere al crimine con un arretramento culturale: perché tanto clamore se un vecchio mafioso malato di tumore esce, agli arresti domiciliari, qualche mese prima che finisca la sua pena?

Io credo che se ad alcuni ergastolani venisse data una possibilità, una sola, di rifarsi una vita, smetterebbero di essere criminali. Ma in questo caso la mafia dei colletti bianchi perderebbe il suo esercito e lo Stato perderebbe il nemico interno su cui poter scaricare tutte le colpe.

L’ho detto tante volte e lo ripeto ancora: certi fenomeni criminali non si sconfiggono solo militarmente, ma bisogna farlo anche culturalmente e con il perdono sociale. Penso che combattere la mafia con bugie, disumanità, carcere duro e con una pena che non finisce mai, serva soprattutto a distogliere l’attenzione dai veri problemi sociali e politici. Non bisogna generalizzare, ma diciamoci la verità: spesso la mafia fa più notizia, porta voti, visibilità e costruisce carriere.

Categorie: Diritti Umani, Europa
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